No Report – An Evening With Manuel Agnelli @ Catania

“An Evening with Manuel Agnelli” è il nuovo spettacolo del frontman degli Afterhours, che sta portando in giro, insieme al suo fidato Rodrigo D’Erasmo, sia i brani della band arrangiati in una nuova veste, che brani simbolo della sua vita e di grande ispirazione per la sua carriera.

Quello che ci troviamo davanti al Metropolitan di Catania è un palco essenziale, quasi un salottino ad immagine e somiglianza di quello che ospita “Ossigeno”, programma già diventato di culto, condotto dal Nostro e fonte di vero approfondimento culturale.

Arrivano col soprabito, quasi tornassero a casa, i due. Si accomodano e ci accolgono come ospiti, sulle note di “Place to be” di Nick Drake, artista molto amato dalla band.

Manuel Agnelli non tarda molto a rivolgersi al pubblico: “E’ un atto di fiducia il fatto che voi siate qui senza sapere ciò che succederà. Ci sono momenti in cui mettiamo in dubbio tutto. All’inizio del mio percorso avevo la determinazione di portare avanti il mio progetto. Il problema è che dopo un po’ ti dimentichi quello che volevi…” Le note di “Padania” riscaldano la sala…

Si prosegue con “Male di miele” e subito dopo Manuel ci racconta come la genesi di “Hai paura del buio?” sia stata piuttosto drammatica. “Ci indebitammo tantissimo, nessuno lo voleva comprare e pubblicare, con grande fiuto, devo dire. In quel periodo avevo perso il lavoro, la mia ragazza mi aveva lasciato e la sera mi mettevo a suonare. Tra questi pezzi ce n’era uno che si chiamava “Come Vorrei”… Tra i brani allegramente disperati di quel periodo ce n’erano alcuni veramente disperati, come “Pelle”.

Varie volte Manuel si sofferma a leggerci qualcosa, sono racconti mirati a confrontare i tormenti degli scrittori citati, vissuti nelle proprie epoche, a quelli che viviamo oggi in vari settori del nostro vivere.

Manuel continua ancora a raccontarsi e stavolta ci parla dell’ultimo album “Folfiri o Folfox”, titolo che prende il nome da due chemioterapici, un disco che parla di tumore, che Agnelli commenta ironizzando sul fatto che è stato l’unico loro album a finire primo in classifica. Al suo interno ci sono pezzi che parlano di ciò che Manuel aveva carpito sulle sofferenze del padre, uno di questi è “Ti cambia il sapore”.

La cover di “The Bed” di Lou Reed anticipa “Bianca”, pezzo accolto con calore dalla platea.

Manuel e Rodrigo si siedono nel loro salottino e Agnelli ci legge un pezzo di Vasco Pratolini in cui descrive gli italiani.

È il momento di un’altra cover, quella di “Shadowplay” dei Joy Division, un gruppo di forte impatto per Manuel che confessa di esserne stato influenzato, soprattutto a livello attitudinale. Altri artisti di grande impatto sulla sua vita sono stati Nick Drake e Bruce Springsteen, artista capace di raccontare il vuoto di una persona non inserita nella società in un pezzo come “State Trooper”, di cui ci regalano una versione bellissima.

Arriva anche una sferzata al pubblico, parlando de “I milanesi ammazzano il sabato”, ad anticipare “Dove si va da qui”: “I fan spesso ti chiedono come sono nati i pezzi, ma poi se gli racconti la quotidianità, la paternità, non gliene frega un cazzo! È il disco che ha venduto di più, perciò continuate pure a disprezzare.”

A questo punto Manuel confessa di ascoltare molto la musica contemporanea. Stiamo vivendo un periodo di grande confusione, ma stimolante. “Molta di questa musica la ascolta mia figlia, che riesce a farmi cambiare idea su tante cose.” È il momento di un brano di Lana Del Rey, che stravolgono a loro modo: “Video Games”.

Durante la serata non può mancare un pensiero per Kurt Cobain, la cui morte ha segnato Agnelli in maniera particolare. “Kurt era un personaggio meno importante di altri, eppure in quel periodo era come se avesse realizzato la vendetta di tutti noi che credevamo in una musica diversa. Quando i Nirvana arrivarono primi ci fecero sperare che tutto sarebbe cambiato e invece non è cambiato un cazzo. La morte di Kurt Cobain coincise con la morte di questa speranza”. Per celebrarlo eseguono una cover di “You Know You’re Right” ed è stato come se questa speranza tornasse per un attimo ad illuderci.

Ricorda anche di quella volta che Mina lo chiamò per chiedergli di fare una cover di un loro pezzo (si tratta della reinterpretazione di “Dentro Marilyn”, che Mina inserì nel suo album “Leggera” col titolo “Tre volte dentro me”). Questa telefonata gli fece capire di poter scrivere canzoni credibili, perché se una canzone ha senso vale anche se le levi il contesto. Mina gli chiese di scrivere altre cose per lei e ci confessa di essersi impegnato nel farlo, venendo assalito da mille dubbi e dalla disperazione. “Per scrivere questo pezzo ci ho messo 12 anni”. È il momento di “Adesso è facile”.

Ad anticipare “E’ solo febbre”, la confessione che per “I milanesi ammazzano il sabato” gli After volevano realizzare una sorta di commistione tra la musica sinfonica e la canzone noise. “Non ha funzionato”.

Si sogna sulle note di “Perfect Day” per poi lasciare spazio al cameo di Cesare Basile, ospite della serata, che ci legge un racconto sulle migrazioni e la Sicilia per poi esibirsi in “Capitano (fangu, rifardu e Ganu senza onore)”, invettiva contro un ben noto Capitano, che Agnelli commenta con un “trova sempre il modo, quello là, per ferire”.

Ci si avvia verso il finale con “Ballata per la mia piccola iena” e “Ci sono molti modi” che è contento di tornare a suonare qui.

Prima di accomiatarsi fa i complimenti al pubblico per l’attenzione, dicendo che: “il fatto che chiamiate per farci suonare ancora è bellissimo.”

Un’ultima cover, la splendida “Shipbuilding” di Elvis Costello, ci porta verso la conclusione.

Questa serata spettacolare e ricca di emozioni si chiude con un coro di voci su “Non è per sempre” e “Quello che non c’è”, un live fatto non solo di canzoni, ma anche di profonde confessioni e riflessioni, un totale abbattimento delle barriere tra palco e pubblico, quasi una serata tra amici per raccontarsi e rivivere le tappe della propria storia di artisti e di fan.

Report a cura di Egle Taccia

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e Qube Music e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!