No Report – Depeche Mode “Till our Worlds collide in Barolo”

Potremmo banalmente riepilogare la serata del 2 luglio al “Collisioni Festival” di Barolo come la “cronaca di una serata perfetta”, a tratti troppo vera per esser stata reale, ma il nostro compito è ovviamente quello di dire qualcosa in più su quest’ultima esibizione italiana dei Depeche Mode – i fan avranno certamente colto la canzone da cui abbiamo tratto il titolo di questo report – e sull’organizzazione di un festival sorprendente, giunto alla decima edizione e diventato ormai uno degli eventi di maggior richiamo nel sempre più vasto panorama dei live estivi del Belpaese.

Per chi vi scrive, si è trattato della prima esperienza a “Collisioni” e l’impatto è stato nel complesso assai positivo: tutti i timori legati all’assistere ad un’esibizione di rockstar internazionali all’interno di una cornice tanto deliziosa quanto piccola sono stati fugati grazie ad un’organizzazione davvero precisa, cha ha allestito un ottimo servizio di parcheggi con bus navetta e gli shuttle dai paesi più grandi (Bra e Alba) grazie ai quali è stato assai ben regolato l’incredibile afflusso di persone, che possiamo ricapitolare in due semplici cifre: 9500 biglietti venduti da settimane per il solo sold out dei DM, ed una stima di 100.000 presenze complessive per l’edizione 2017, record quest’ultimo probabilmente destinato ad essere infranto già nel 2018.

Sono doverosi pertanto i complimenti tanto agli organizzatori, che bene hanno gestito l’incredibile afflusso e, ovviamente, la parte relativa agli stand enogastronomici, quanto soprattutto ai negozianti e agli abitanti di Barolo per l’accoglienza cortese, la qualità di una ristorazione – sulla quale c’è poco da dire, trovandoci in una delle massime eccellenze italiane – e soprattutto per la pazienza nei confronti di tutto il pubblico che, è bene non dimenticarlo, per questioni logistiche e di sicurezza li ha di fatto tenuti “prigionieri in casa” per tutto questo lungo weekend di concerti ed eventi culturali.

Premesso questo, è stato inevitabile anche per noi giungere a Barolo di buon’ora, per ritirare i biglietti, passeggiare un po’ lungo le vie di questo incantevole borgo ed assaggiare qualche prelibatezza in tutta tranquillità. Complice la bella giornata, il tempo passa piacevolmente fino al sospirato momento dell’apertura dei cancelli: possiamo finalmente scendere in piazza ad occuparci di grande musica, prendendo posto in attesa di quella che di recente abbiamo scoperto essere a tutti gli effetti una doppia esibizione di primissimo livello.

Infatti, i Depeche Mode hanno voluto che ad aprire la serata fosse una brava band italiana di alternative rock, possibilmente legata al territorio, perciò chi altri avrebbero potuto scegliere, se non un gruppo di cuneesi DOC come i Marlene Kuntz? Sia nei comunicati stampa che durante il concerto, Cristiano Godano è stato quasi timido nell’affermare la soddisfazione di essere su quel palco, proprio perché il gruppo è stato scelto dai DM in persona, ai quali “sembra sia piaciuta la musica dei Marlene”; se ripensiamo al livello dei gruppi scelti per aprire le precedenti date del “Global Spirit Tour” (Black Rebel Motorcycle Club, E.M.A. e Algiers fra i tanti nomi illustri emergenti e non), non credo via sia motivo di dubitare che sia andata davvero così.

La risposta migliore i MK la danno in ogni caso sul palco, dove scacciano ogni possibile dubbio: alle 19:15 iniziano un set assai particolare rispetto agli ultimi live, riproponendo una serie di pezzi che spaziano quasi per interno attraverso la loro discografia, scegliendo di eseguire sia pezzi più famosi – “Nuotando nell’aria”, “Sonica” e “Overflash” solo per citare i momenti di maggior esaltazione del pubblico – sia altri assai meno scontati in un contesto simile, come la cruda “111”, che ha addirittura aperto il set, “Due sogni” e “Canzone ecologica”.  

Godano e soci, in formazione a cinque, suonano magnificamente esaltando sia i tanti fan presenti, sia un pubblico curioso che non li conosceva ed ha cercato qualcosa su di loro attraverso gli smartphone. Il risultato è stato un mini-concerto di un’ora e un quarto composto da 12 brani esaltanti, che ha davvero scaldato un’atmosfera per il resto fortunatamente fresca, grazie alle nubi e al vento che verso sera hanno mitigato un pomeriggio abbastanza torrido.

Il tempo di smontare la strumentazione dei Marlene e verificare luci e strumentazioni, ed ecco che arrivano le 21:15: spaccando il minuto, i Depeche Mode fanno puntualissimi il proprio ingresso sul palco, nell’ordine con Martin Gore,  i due session man  Christian Eigner (percussioni) e Peter Gordino (synth e chitarre), un sorridente e compiaciuto Andrew Fletcher e per ultimo, nell’ombra, un compunto ed al solito elegantissimo Dave Gahan in pantaloni, gilet e giacca.

L’attacco  istantaneo ed in grande stile, con una potente versione di “Going Backwards”, l’impegnata e dura opening track dell’ultimo “Spirit”: Dave già danza e si dimena pronto a scaldare gli animi, cercando già di sollevare i cori dal pubblico che tuttavia risponde con urla e applausi, non cogliendo da subito l’invito del frontman.

A parte questa piccola défaillance degli astanti, lo show si infiamma subito: mentre Dave già si sfila la giacca suscitando la viva approvazione del pubblico femminile, la band attacca un’intro elettronica che si rivela subito essere preludio ad un amato classico del 1998: partono quindi i primi versi di “It’s no good” e c’è poco da fare, perché il pubblico è già conquistato e inizia a cantare il brano con Dave, che oltre a prestare la sua splendida voce e danzare senza freni inizia a svolgere il suo terzo ruolo: quello del direttore d’orchestra di un pubblico che non smetterà più di cantare fino alla fine del concerto.

 I Depeche Mode, con i loro quasi quarant’anni d’esperienza, sono ormai una macchina da guerra rodata, ma è inevitabile restare colpiti dal piacere con il quale si divertono ancora a suonare insieme, trasmettendo quest’energia positiva agli spettatori, che apprezzano sia questa perfetta intesa, sia le frequenti, ricercate improvvisazioni e variazioni apportate alle canzoni proposte, che assai spesso suonano diversamente rispetto all’album o all’esecuzione in precedenti tour.

 Il pubblico risponde benissimo ai brani della più recente fase dei DM, come “Precious”, “A pain I’m used to” e ad una struggente “Cover me”, quest’ultima impreziosita nell’esecuzione dal bellissimo videoclip con Gahan in versione astronauta, ad opera del sempre ispirato Anton Corbijn, le cui immagini ancora una volta costituiscono un valore aggiunto ormai inscindibile dall’opera dei DM (vedremo altre sue clip realizzate ad hoc sia per “In your room”, con la bellissima coreografia di una coppia di ballerini dark all’interno di una surreale stanza, sia per “Walking in my shoes”, con la vestizione di un cantante glam).

Nonostante questo, è ad ogni modo nel momento in cui la band inizia a proporre i propri cavalli di battaglia storici, che l’esaltazione del pubblico diventa una vera e propria estasi: “World in my eyes” è il brano che inaugura la sequenza dei “pezzi cult”, che durerà per tutto il resto del concerto, col gran maestro Dave a presentare orgoglioso tutta la band dominando la scena, tranne in un momento in cui cede la scena a Martin, come sempre bianco vestito, che intona emozionato una sempre emozionante “Somebody” accompagnato da piano e pubblico; è sempre stato timido sul palco il polistrumentista inglese, ma sembra davvero assai stupito dalla risposta di così tanti spettatori, raccolti entro una cornice tanto intima e deliziosa come quella di Barolo.

E Fletch? Certo, c’è anche lui, sempre pronto ad attaccare sulle sue tastiere le parti elettroniche di tutti questi anthem elettronici, accennando qua e là mossettine ammiccanti e scambiando simpatici cenni d’intesa sopratutto con Dave; non c’è che dire, sono tutti soddisfatti per una serata in cui ogni elemento dello show funziona a regola d’arte, con momenti di pausa davvero minimi e comunque coinvolgenti nei quali i nostri interagiscono col pubblico.

Così, fra una rielaborata quanto efficace versione di “Everything counts” e un trittico monumentale composto in sequenza da “Stripped”, “Personal Jesus” e “Never let me down again” tutte rigorosamente proposte in versione estesa, si conclude dopo un’ora e 15’ – esattamente come quello dei MK – il set della band inglese. 

I presenti letteralmente non ne hanno abbastanza e, non a caso, inizia ad intonare le musiche di “Just can’t get enough”, per il compiacimento dei Depeche che tornano prontamente sul palco per tre intensi encore: “Walking in my shoes”, “Enjoy the Silence” e proprio “Just can’t get enough” sono i classici senza tempo scelti per dare il colpo di grazia al pubblico.

Purtroppo, il concerto si conclude già qui, dopo poco più di un’ora e mezza, con la band che ringrazia ricevendo una calorosissima standing ovation e l’invito a suonare ancora, destinato malauguratamente a non essere accolto.

A differenza di altri casi legati a fattori contingenti (es. LCD SoundSystem a Ferrara), presto realizziamo tutti quanti che la band ha eseguito, per numero di brani e durata, una scaletta pienamente in linea con quelle delle recenti date del “Global Spirit Tour”, nelle quali i nostri hanno preferito celebrare gli anni di onorata carriera dando in pasto ai fan i classici della loro onorata carriera, evitando di soffermarsi troppo su un singolo periodo o sullo stesso ultimo “Spirit”, che resta un album di gran classe e del quale in molti abbiamo rimpianto almeno l’esecuzione dell’anthem “Where’s the Revolution”; nonostante le tante tematiche sociali espresse nell’ultimo lavoro, i DM hanno prediletto l’aspetto più celebrativo della loro opera, e di nuovo le voci sul possibile ultimo tour sono serpeggiate fra gli astanti… come sempre, la risposta la avremo entro i prossimi tre anni, visto che “Spirit” è ormai uscito nel 2017 e fra un album e l’altro devono passare i quattro anni canonici.

Possiamo a questo punto uscire da piazza Colbert passeggiando sotto una incredibile luna rossa che inizia a fare capolino sui colli delle Langhe, certi di avere visto uno spettacolo perfetto con una band in stato di grazia: è palese a tutti che Depeche Mode e turnisti avessero ancora molto carburante, ma forse è proprio questo sapere limitarsi consapevolmente, senza oltrepassare troppo i limiti di un’età innegabile, a conferir loro la meravigliosa forma fisica e l’impeccabilità esecutiva mostrate durante la serata.

La menzione d’onore va chiaramente a Dave Gahan, un frontman eccezionale per carisma, fisicità e doti vocali, capace di trasmettere la sua energia positiva tanto al pubblico quanto alla band, stella assoluta che però ha aiutato tutti quanti a splendere anche questa sera. 

Trovandoci in una delle capitali mondiali del vino, possiamo a questo spunto permetterci di aspettare le navette, fermandoci a brindare alla serata con un buon Barolo, pensando che, così come queste uve migliorano di anno in anno grazie ad un sapiente metodo d’invecchiamento, così sta proseguendo la carriera artistica dei DM, con la pubblicazione di opere ancor oggi significative e concerti spettacolari come quello appena vissuto. 

Che questo brindisi sia quindi propizio a Dave, Martin e Fletch,  ma anche ai Marlene Kuntz – per i quali ci auguriamo un’esibizione da headliner su questo palco – e, non ultimo, allo stesso Collisioni, “Festival Agrirock” ma non solo, le cui proposte soddisfano davvero tutti i gusti, non solo musicalmente parlando.

   

Set Depeche Mode 

  1. Going backwards
  2. It’s no good
  3. A pain that I’m used to
  4. Precious
  5. World in my Eyes
  6. Cover me
  7. Somebody (vocals Martin L. Gore)
  8. In your room
  9. Everything counts
  10. Stripped
  11. Personal Jesus
  12. Never let me down again
  13. Walking in my shoes (encore #1)
  14. Enjoy the silence (encore #2)
  15. Just can’t get enough (encore #3)

Set Marlene Kuntz

  1. 111
  2. Io e me
  3. Due sogni
  4. Overflash
  5. Ape regina
  6. Il genio
  7. Canzone ecologica
  8. Nella tua luce
  9. A fior di pelle
  10. La canzone che scrivo per te
  11. Nuotando nell’aria
  12. Sonica

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola