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No Report – Gli One Dimensional Man a Catania per urlarci tutta la loro rabbia

Il 28 aprile scorso gli One Dimensional Man, formazione attualmente composta da Pierpaolo Capovilla, Carlo Veneziano e Franz Valente, si sono esibiti da Zo a Catania.

La band, dopo due mesi di prove e la composizione di dieci nuovi brani, ha deciso di presentarci dal vivo i pezzi che andranno a formare il loro nuovo album prima di chiudersi in studio per le registrazioni definitive. Ne è venuto fuori un concerto potentissimo, di quelli che fanno sobbalzare gli animi e le orecchie e che ha palesato quanto la band sentisse la mancanza del palco e avesse voglia di scommettere sul futuro di una formazione che potrebbe presto ritornare agli antichi splendori.

L’arrivo in scena del trio è accompagnato da suoni sparati a volumi altissimi, che però non hanno mai infastidito gli ascoltatori, nonostante qualcuno, prima di vederli salire sul palco, abbia realmente temuto di uscire mezzo sordo dalla sala.

La partenza è stata un vero e proprio schiaffo in faccia, diretto ad anticiparci che durante il live avrebbero continuato a suonarcele di santa ragione. Il pubblico è rimasto così attraversato da tale potenza che inizialmente si è visto quasi bloccato e incredulo per ciò che stava succedendo su quel palco. Solo verso metà live improvvisamente ha deciso di scatenarsi sulle note violente della band.

Osservare la velocità e la forza con cui Franz Valente si muove alla batteria è stato quasi ipnotico. Sul suo ritmo incalzante, voce, basso e batteria hanno sfoderato una forza aggressiva che ha dato nuova vita anche ai brani storici della band, come “Tell Me Marie”.

Durante l’esibizione ci hanno parlato di un amore che non muore mai, ma che siamo noi ad uccidere, mentre il suono ci prendeva allo stomaco in una morsa che ha tirato fuori moltissime emozioni, su un tappeto sonoro che ci ha fatto attraversare una certa storia musicale che va dal noise, al math, all’impronta tipica della band, in cui ogni strumento ha il suo spazio per scagliarci contro tutta la sua rabbia.

È chiaro che gli One Dimensional Man rifuggono tutto ciò che è commerciale, popolare, consumistico, con dei suoni volutamente diversi, volutamente dissonanti, volutamente cattivi.

In tutto questo voler stare contro c’è anche lo spazio per scherzare, per lasciarsi andare alle confidenze, per dirci che stasera vogliono ritrovarsi con noi come davanti ad un gruppo di amici a cui far ascoltare per la prima volta i nuovi pezzi. Ci chiedono di essere buoni e indulgenti con loro, perché in fondo “anche se suonassimo male, l’importante è che vi arrivi la forza della musica, che ci mantiene non solo vivi, ma anche vigili”.

Ci si rende subito conto di trovarsi di fronte a una di quelle band per veri appassionati, dove chi più conosce la musica suonata, più può apprezzare le prodezze del trio.

Tutto si conclude con “Il valzer delle ossa rotte”, preceduto da un discorso contro la tortura e sulla necessità che venga presto adottata una legge al riguardo.

A fine serata rimaniamo ancora un attimo vittime di quell’incantesimo, salvo poi svegliarci da questo viaggio nelle tenebre della rabbia, come chi dimentica un incubo, ma si accorge che qualcosa di diverso continua ad agitare la propria mente.

Report a cura di Egle Taccia

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