No Report – Il blues rock latino di Dani Osvaldo e Barrio Viejo infiamma il Druso

È una specie di appuntamento al buio, quello che ci attende la sera di venerdì 7 giugno al Druso Circus di Ranica (BG): di Pablo Daniel Osvaldo, irrequieto talento e personaggio di culto del mondo del pallone sappiamo molto per quanto riguarda le vicende sportive ed il carattere ribelle – almeno secondo la cronaca sportiva – che lo ha reso un globetrotter capace di vestire le maglie di tanti importanti club fra Europa e la natia Argentina nonché, ricordiamolo, quella della Nazionale Italiana alla luce delle radici marchigiane della sua famiglia.

Destò scalpore, tre anni fa, l’annuncio con cui Osvaldo si ritirò dal mondo del calcio a soli trent’anni, dichiarandosi stanco di un ambiente divenuto ormai troppo stressante ed annunciando l’intento di dedicarsi anima e corpo alla sua seconda grande passione: la musica. Via quindi da tutto, dallo stress, dagli allenamenti, dall’inevitabile gossip che un personaggio carismatico e piacente come lui ha dovuto affrontare nella sua carriera, per lanciarsi in un nuovo inizio come musicista, rimettendosi in gioco col desiderio di essere ascoltato per il proprio valore artistico e non tanto per il nome.

Una scelta radicale e un desiderio effettivamente difficile da realizzare e noi stessi ammettiamo di essere stati principalmente mossi dal desiderio di vedere Dani Osvaldo in queste nuove vesti, seppur con buone aspettative derivanti da un paio di indizi: seppur pubblicato da Sony Argentina, ci è stato impossibile trovare il modo di ascoltare “Liberación”, il debut album della band pubblicato nel 2017; il fatto stesso di vedere la band affrontare con umiltà un tour in location non sempre di primo piano ci è sembrata una chiara indicazione del fatto che questi ragazzi stiano facendo la propria gavetta. “Listen Without Prejudice”, dunque, e via verso il locale.

Complice la calda serata, il Druso non è sold out, ma è tanta la curiosità che si avverte fra il pubblico, ed è bello e rilassato il clima che si respira nel locale, attendendo con calma l’inizio dello show, che avviene poco dopo le 23:00. I Barrio Viejo, salgono quindi sul palco e l’impatto è davvero sorprendente: la band formata a Barcellona dal chitarrista Agustin, dal batterista Sergio Vall e dal bassista Taissen, mostra subito ciò di cui è capace sfoderando un’intro di classe in pura chiave rock blues che fa da preludio all’ingresso sul palco di Dani.

L’impatto scenico è notevole: con il suo fisico atletico e un’ormai classica mise à la Johnny Depp, Osvaldo prende possesso del microfono mostrandosi a suo pieno agio e divertendosi nelle vesti di frontman di una band fenomenale. I Barrio Viejo ed i sessionist si mostrano infatti una formazione blues di gran classe, capace di dar vita a musiche cariche di energia sia nei frequenti assoli di Agustin, sia nell’incedere perfetto della sessione ritmica.

Nel mezzo di tutto ciò, Osvaldo si mostra frontman grintoso e desideroso di mostrare il proprio talento, muovendosi con grazia qua e là per il palco, improvvisando ora passi di danza – complice forse la partecipazione a quella nota trasmissione su Rai Uno – ora finte in stile calcistico, scherzando con una band con cui è chiaro il rapporto di stima ed amicizia. Tutto bene fin qua, ma cosa dire della voce? Con spirito critico dobbiamo da un lato dire che al nostro manca ancora quel po’ di tecnica per accompagnare con maggiore energia e potenza la band nei pezzi più grintosi – benché ad onor del vero essa sia stata un po’ sacrificata dal mixaggio iniziale – dall’altro però siamo rimasti assai positivamente colpiti: pur non potendo ancora definire Dani un fuoriclasse, dobbiamo dargli merito di avere comunque un’ottima grinta ed un vero, ruvido timbro da cantante blues che riesce a modulare assai bene a seconda del mood della canzone proposta.

Abbiamo potuto apprezzare davvero bene i pochi brani trovati sul web, dai due single tratti dal primo album, ovvero l’allegro e scanzonato blues venato di pop di “Desorden” e la più fumosa e sulfurea “Infumable”, ad altri efficaci brani come la groovy “Insatisfacción” e l’unico brano in inglese “Walking The Dog”, un blues classico di Rufus Thomas. Non riusciamo a cogliere i titoli degli altri brani ma la serata si fa sempre più calorosa, con il pubblico che pur avendo riempito il Druso solo per metà mostra di apprezzare tanto la grinta di Osvaldo, che mostra un ottimo savoir faire con i presenti, interagendo da vero gentiluomo e presentando un paio di nuovi brani dal nuovo album previsto per il 2019, quanto la perizia della band, capace di dar vita ad un perfetto mix di tecnica e grinta.

Complice il clima rilassato e l’affetto rimasto per quella che è stata la sua prima casa italiana (Bergamo e l’Atalanta), il concerto di Osvaldo si trasforma via via in una sorta di festa tra amici, che si chiude facendo salire sul palco un anziano signore: Silvano, 85 anni, prende il posto di Sergio Vall alla batteria tenendo il tempo quasi senza sbavature, inaugurando uno scambio di strumenti e ruoli fra i musicisti sul palco, trasformando la conclusione del concerto in una vera e propria festa che si conclude con ringraziamenti ed il più classico degli inchini.

Una serata partita con curiosità che si è conclusa con tanto divertimento e un paio di importanti certezze: Osvaldo, con i Barrio Viejo, ha finalmente trovato la propria squadra del cuore ed attendiamo con ancora maggiore curiosità e fiducia il successore di “Liberación”.

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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