No Report – Qualche considerazione sul Primo Maggio di Roma

L’edizione 2019 del Concerto del Primo Maggio a Roma è stata un successo, veleni a parte. Nata sotto le polemiche per la scarsa presenza femminile sul palco, si è rivelata essere una delle migliori dell’ultimo decennio. I dati parlano chiaro: questa edizione del Concerto del Primo Maggio è stata la più vista degli ultimi anni nella fascia d’età tra i 18 e 34 anni, il più alto dato dal 2013 ad oggi.

Grande successo anche sui social dove il Concertone è risultato il più commentato del prime time tv con oltre 170 mila interazioni: #1M2019 e #Concertone sono stati in trend topic su Twitter dal 29 aprile al 1° maggio. La fanbase del Concertone è cresciuta di oltre 12mila follower su Instagram e 6mila su Facebook. Difficile fare meglio di così.

La giornata non prometteva niente di buono a causa del maltempo che ha colpito la Capitale e un po’ tutta Italia, ma nonostante ciò gli irriducibili fan non hanno abbandonato la Piazza, che è rimasta gremita fino alla fine e piena di ombrelli colorati che creavano un colpo d’occhio suggestivo, segno che la scelta della scaletta è stata la più centrata, la più rappresentativa di ciò che i giovani ascoltano e amano, senza tralasciare il pubblico più adulto che è stato ben rappresentato da artisti del calibro di Noel Gallagher, Subsonica, Manuel Agnelli, Zen Circus, Daniele Silvestri e Negrita.

Ad osservare questa scaletta sembra che ci sia stato un disegno ben preciso, quello di portare sul palco i padri della nuova scena, che poi ha preso le sue varie diramazioni, insieme ai loro eredi, abili nel rielaborare e far proprie le lezioni dei maestri. Come non notare l’influenza degli Oasis sull’ItPop, l’eredità dei Subsonica sulla nuova scena elettronica o l’impronta degli Afterhours in moltissime nuove band indie rock? Vederli lì, insieme, su quel palco, per chi gli anni ’90 li ha vissuti, è stato qualcosa di toccante, ma ancor di più lo è stato vedere le nuove generazioni, che ai tempi dovevano ancora nascere o stavano muovendo i primi passi, cantare a squarciagola i pezzi di Noel, come quelli di Manuel Agnelli, o saltare sulle note dei Subsonica e cantare le canzoni di Silvestri.

Un pugno nel cuore quello di Omar Pedrini, vero disastro della giornata, crudelmente tagliato in tv dai tempi televisivi della Rai. Su questo si potrebbe lavorare, far coincidere i tempi della piazza con quelli televisivi, evitando che ogni anno qualcuno subisca questa tremenda ingiustizia. Lo Zio Rock questo proprio non lo meritava, ma c’è da dire che ha avuto l’acclamazione della Piazza quando sono state intonate le prime note di “Sole Spento”, segno che l’affetto per questo artista è più vivo che mai.

E le donne? È innegabile che non tutti possano salire su quel palco, ci vuole una discreta visibilità mediatica a monte e molte delle artiste che avevano le carte per esibirsi al momento non erano in promozione o disponibili, mentre molte altre stanno portando avanti progetti encomiabili, ma poco televisivi (perché il concertone è anche quello). Forse si poteva osare chiamando Myss Keta e Romina Falconi, le vere grandi assenti di questa edizione, due artiste che avrei visto bene al Concertone, ma polemizzare su questo è veramente voler trovare un difetto in qualcosa che difetti non ha.

Anche la conduzione è stata delle migliori, con la riconferma dell’ottima coppia Ambra Angiolini/Lodo Guenzi, che insieme hanno tenuto il palco egregiamente cercando di alternare divertimento e temi sociali, raggiungendo il picco con l’arrivo di Ilaria Cucchi, a ricordarci che finalmente anche in Italia la legge è uguale per tutti, cosa che solo un anno fa ci sembrava pura utopia.

L’Europa, il lavoro, la tutela delle donne e del lavoro giovanile sono stati i temi centrali, insieme a tanta ottima musica, una vera fotografia della rivoluzione avvenuta in musica dall’anno scorso, con lo scardinamento dei talent e la vittoria della gavetta. Che ci piaccia o meno, internet ha cambiato il nostro modo di concepire la musica e ha dato la possibilità a dei progetti validi di arrivare al grande pubblico senza i filtri della vecchia discografia, che si è dovuta piegare, volente o nolente, a questa nuova rivoluzione. Emblematiche le parole di Lodo Guenzi in conferenza stampa: “Quei nomi lì hanno alcune cose in comune, la prima è che non sono emergenti, a volte non sono neanche così nuovi, a volte suonano da dieci-quindici anni, sono le persone che riempiono i club e i palasport in questo momento e in questo Paese. La seconda è che lo hanno fatto inventandosi un mercato, una strada indipendente per sfruttare quello che c’era, in questo caso molto spesso internet, e andando direttamente al pubblico saltando un sistema che non riusciva più a raccogliere le esigenze e le narrazioni di ragazzi di vent’anni con una chitarra in mano. La terza è che molti sono cresciuti con me nei club più piccoli di questo Paese e sono persone a cui voglio bene e che amo, ed è il motivo per cui sono qui.”

Per concludere, la nuova linea intrapresa dall’organizzazione del Concertone è sempre più vincente e speriamo prosegua così negli anni, coinvolgendo i veri fruitori della musica e utilizzando questo strumento per portare avanti delle battaglie fondamentali in questa nostra società sempre più in declino.

Lunga vita al Primo Maggio di Roma, quindi!

Report a cura di Egle Taccia

Foto di Danilo D’Auria

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e Qube Music e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!