No Report – Ron Gallo, una notte al Magnolia

Giovedì 2 maggio 2019, Circolo Magnolia: è passato quasi un anno dall’ultima esibizione di Ron Gallo in terra milanese, sempre dalle parti dell’Idroscalo, ed è una serata fredda e in parte piovosa quella che riaccoglie il garage rocker di Philadelphia, per il quale le premesse non sembrano essere le migliori.

Restiamo difatti un po’ perplessi dall’esiguo numero di avventori incontrati prima dell’apertura dei cancelli, e i dubbi non fanno altro che aumentare una volta entrati nel locale, dove scopriamo che a Ron e alla sua band viene assegnato il palco interno del locale alla destra del bar, quello più piccolo per intenderci. 

Da un lato fatichiamo a capire, visto che non smetteremo mai di ribadire quanto su NonSense apprezziamo questo artista, dall’altro forse deduciamo che le festività hanno portato altrove parte del potenziale pubblico, ma il palchetto del Magnolia ha spesso regalato grandi soddisfazioni, perciò prendiamo posizione assai fiduciosi.

La serata si apre infatti nel migliore dei modi con un gruppo spalla che non conoscevamo, capace di raccogliere ampi consensi presso il pubblico del Magnolia: si tratta dei Freez, giovane quartetto vicentino dedito ad un ruspante garage punk/rock che ricorda molto lo stile di Ron Gallo e della sua band. I quattro sfoderano grinta e padronanza del palco, raccogliendo da subito i consensi del pubblico, fattosi nel frattempo più numeroso, che li sostiene ed applaude meritatamente per tutta l’esibizione, durata una buona dozzina di pezzi. Ci godiamo il live fino alla fine, segnandoci questa band sul taccuino, assolutamente certi del fatto che prossimamente avremo modo di parlare di loro.

Freez

Sul palco nel frattempo inizia un bel viavai: una volta liberato dalla strumentazione dei Freez, ecco Ron, Joe e Dylan fare silenziosamente il loro ingresso, concentrati nel predisporre ognuno la propria strumentazione in attesa dell’inizio, che giunge di lì a pochi minuti dopo un veloce cambio di abito. Campionamenti e distorsioni aprono la serata mentre Ron lamenta qualche difficoltà col microfono, al quale si vede costretto a far cambiare il cavo, ma una volta risolto l’inconveniente ecco che il concerto può partire.

La scaletta, un po’ a sorpresa, non si concentra esclusivamente sui brani dell’eccellente “Stardust Birthday Party”  ma, al contrario, propone al non numeroso ma calorosissimo pubblico del Magnolia il meglio della breve ma amata discografia dell’artista: la serata si apre perciò alla grande, con le iconiche “Always Elsewhere”, “Love Supreme” e “Do You Love Your Company?” – tre dei migliori e più apprezzati brani dell’ultimo album – interpretati in maniera esplosiva dal nostro “power garage trio” con Ron che si agita sul palco infiammando gli animi dei presenti per poi passare ad una serie di quattro brani dall’acclamato esordio solista “Heavy Meta”. La scaletta risulta esaltante e soddisfa i fan di nuova e vecchia data: tutti i brani vengono accolti alla grande dai presenti e suonati alla grande da Ron, in barba ai persistenti problemi al microfono o al mixer ormai non più risolvibili, con la voce che a tratti passa in secondo piano rispetto alla furia di chitarra/basso/batteria/distorsioni; il concerto ad ogni modo è pieno d’energia, fuori e dentro il palco, tanto che il cantante arriva ben presto a perdere nella concitazione il berretto da baseball che per un po’ ha coperto la sua caratteristica chioma riccioluta. La situazione, insomma diventa meravigliosamente lo-fi, e la cosa sembra piacere davvero a tutti.

Ciò non di meno, il concerto rimane godibile e divertente, col pubblico che regala meritati applausi agli artisti: da un lato è semplicemente bello per i presenti constatare il perfetto affiatamento del trio, che conferisce energia e suggestione ai brani, carichi di energia rock, voglia di divertirsi e di una certa allure mistica legata alla spiritualità di Ron; dall’altro, come speravamo dall’inizio di poter scrivere, il “palchetto” del Magnolia consente di stabilire una discreta e sincera intimità con la band. Il timido Ron si mostra infatti molto umano, interagendo col pubblico attraverso poche parole, gesti ed espressioni, mostrando un sincero apprezzamento anche per i Freez, che andrà a trovare al banchetto subito dopo la fine dell’esibizione.

Il clima intimo avvicina in maniera straniante pubblico e band anche grazie a degli ottimi giochi di luce, che esaltano la componente psych delle canzoni, e l’oretta di concerto prevista scorre veloce fino alla fine, con la band che esce dal palco mentre le casse iniziano a proporre altra musica di sottofondo… ma no, alt, falso allarme: i nostri tre eroi della serata rientrano in scena scambiandosi i ruoli, con Ron alla batteria che improvvisa un brano divertendosi palesemente, salvo poi ristabilire l’ordine fra gli applausi del pubblico per chiudere a tutta velocità e potenza  con “All the Punks Are Domesticated” e salutarci per davvero.

Le perplessità iniziali sono così svanite a suon di buona musica, divertimento e la sensazione positiva di aver assistito ad una serata da ricordare: Ron Gallo ed i suoi musicisti hanno saputo creare un’alchimia speciale con la quale hanno entusiasmato il pubblico del circolo, conquistandolo sia con la loro musica dallo stile unico, sia sotto l’aspetto più squisitamente umano, grazie ad un approccio diretto ed all’insegna della semplicità attraverso il quale si è stabilita una connessione speciale fra tutti i presenti.

 

Setlist del concerto:

  1. Always Elsewhere
  2. Love Supreme (Work Together)
  3. Do You Love Your Company?
  4. Poor Traits Of the Artist
  5. Please Yourself
  6. OM/Really Nice Guys
  7. Kill the Medicine Man
  8. It’s All Gonna Be OK
  9. Party Tumor
  10. Emotional Impact For Sale
  11. Put the Kids To Bed
  12. Young Lady, You’re Scaring Me
  13. Encore: breve jam con Ron alla batteria/All the Punks Are Domesticated

 

 

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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