Lana del Rey

No Review – Lana del Rey, canzoni per la fine di un’estate

Strana vicenda artistica, quella di Lana del Rey: troppo “pop”, troppo “costruita”, troppo “valium”… quante definizioni negative abbiamo sentito su di lei e la sua musica, nel corso della sua ormai decennale carriera? Meglio tuttavia riflettere sulla sostanza, che sui pregiudizi ancor oggi suscitati dal fatto che alcuni artisti riescano ad emergere grazie a media come Youtube o le piattaforme di streaming: dopo anni di ascolto ed utilizzo consolidato, non sono anche questi una parte integrante del music business e della promozione di un artista? O forse è solamente una questione di hate gratuito?

Proseguendo l’affinamento della sua peculiarità stilistica, nostalgica e debitrice della gloriosa tradizione musicale americana degli anni ’50/’60, Lana del Rey non si cura di tutto ciò e passa oltre, sviluppando un’eleganza sempre più naturale a livello musicale ed interpretativo. Un ulteriore e probabilmente definitivo passo avanti è compiuto stavolta con “Norman Fucking Rockwell!”, l’ultimo album che sembra aver messo definitivamente d’accordo pubblico e critica. Il coinvolgimento di Jack Antonoff, indiscusso re Mida dell’alt-pop al femminile (Lorde, Taylor Swift, St. Vincent), è il primo indizio su quanto “NFR!” sia un album particolare per Lana, poiché è proprio la produzione uno dei valori aggiunti dell’album.

Uno degli elementi che ci ha maggiormente colpiti nel disco è il modo assolutamente autentico e credibile con cui in cui esso fa rivivere le atmosfere patinate e nel contempo vivide di quella ideale e malinconica “Golden Age” che costituisce il mondo di Lana del Rey. Ben introdotto da un artwork capace di esprimere in maniera fumettoso/stilosa i clichée dell’epoca, “NFR!” è un lavoro di grande sostanza, nel quale ci è difficile trovare punti deboli: se fermandoci all’apparenza volessimo malignamente pensare a quali effetti “Instagram-style” l’artista abbia voluto adottare stavolta, la prova dell’ascolto ci costringe ad arrenderci all’evidenza, riconoscendo l’intensità e l’approccio colto di questo disco.

Elegante e sofisticato, “Norman Fucking Rockwell!” è difatti un album malinconico ed intimista in cui Lana del Rey esprime appieno il proprio talento, emozionandoci con tutte le 14 canzoni in esso racchiuse.  Nonostante il sapore di un’estate che tristemente volge al termine sia un leitmotiv ormai noto nelle canzoni di Lana, il lirismo di questi brani tocca nel profondo grazie ad un intenso livello emozionale. La voce di lei si sposa magnificamente alle melodie di chitarra e piano, mentre synth non invasivi conferiscono ad ogni brano una particolare allure lisergica.

Il paragone suonerà certo audace, ma l’impatto emotivo è tale da farci immaginare un ideale incontro fra Sylvia Plath ed il Neil Young periodo “On the Beach”, nel quale si inseriscono le melodie di fine “Summer of Love” di Spirit e Beach Boys. Particolarmente emblematico ci è sembrato un brano come “Venice Bitch”, perfetto pezzo dream pop in cui i tempi si dilatano fino alla considerevole ed inusuale durata di 9’37”: pezzo incantevole che gioca con ironia e malinconia, ci sentiamo di definirlo a pieno titolo come la canzone simbolo dell’album, in cui la sofisticata interpretazione di Lana si sposa a meraviglia con musiche assai ricercate.

È proprio l’aspetto musicale, uno dei più grandi pregi dell’album: le atmosfere patinate e nebulose, basate sulla ricercatezza ed essenzialità del sound, rendono “NFR!” un lavoro particolarmente raffinato. La semplicità e la delicatezza enfatizzano il sentimento in brani come la dolce “Love Song”, la struggente “Mariners Apartment Complex” o l’alcolica “Bartender” dal vago sapore waitsiano: con una semplice nota od un tono piazzato al momento giusto, l’interpretazione di Lana del Rey si fa più viva ed intensa che mai.

Il grande merito dell’artista e del suo staff di produzione è tuttavia quello di esser riusciti a rendere ancora attuali queste atmosfere, realizzando un’opera attuale ed affatto vintage:  “Norman Fucking Rockwell!” è un lavoro che elimina ogni superfluità, recuperando l’essenziale lirismo del cantautorato americano più letterato, riproponendolo finalmente a livelli mainstream.

Giunta al suo sesto album, prosegue e giunge a una definitiva maturità la “Summertime Sadness” di Lana del Rey, e poco male se l’immaginario richiamato sia sempre quello del crepuscolo, delle spiagge vuote e dei dilemmi esistenziali che sopraggiungono osservando le onde dell’oceano. Nella sua spontaneità priva di ogni inutile fronzolo, Lana del Rey si mostra artista sincera e credibile in grado di suscitare profonde emozioni attraverso i suoi brani.

 

Tracklist:

  1. Norman Fucking Rockwell
  2. Mariners Apartment Complex
  3. Venice Bitch
  4. Fuck It I Love You
  5. Doin’ Time
  6. Love Song
  7. Cinnamon Girl
  8. How to Disappear
  9. California
  10. The Next Best American Record
  11. The Greatest
  12. Bartender
  13. Happiness is a Butterfly
  14. Hope is a Dangerous Thing for a Woman like Me to have – but I have it

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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