No Review – Nick Murphy, running away from Chet Faker

Abbiamo atteso a lungo il ritorno di Nick Murphy, l’artista che nel 2014 ha conquistato fama internazionale grazie al capolavoro “Built on Glass”, pubblicato sotto il monicker Chet Faker. Un acclamato album che lo ha reso una figura di culto nel genere electro-soul insieme a gente come The XX e soprattuto James Blake, suo ideale “fratello” di atmosfere notturne. Figura sfuggente e fuori dagli schemi, Nick negli ultimi anni ha mantenuto un profilo basso, sperimentando su vari EP e proseguendo con successo l’attività live.

L’improvviso abbandono del vecchio monicker, ci ha rivelato via via un artista ben diverso da quello che indossava la maschera di Chet Faker. Abbandonate le atmosfere notturne, è un Nick più solare e positivo quello che ritroviamo in “Run Fast Sleep Naked”, un ritorno per molti versi spiazzante.

La prima impressione avuta è quella di un artista desideroso di uscire alla luce del sole, sfidando se stesso e l’ascoltatore con brani che da un lato ammiccano al pop, ma dall’altro lo decostruiscono attraverso inusuali sonorità elettroniche. È un album ricco, RFSN, ma che nei primi ascolti può risultare confusionario per via di tanti spunti non sempre messi a fuoco ma, intendiamoci,  siamo ben lungi dal definirlo un brutto disco.

Il principale problema di RFSN sta nell’impossibilità di trovare un filo conduttore che unisca le sue canzoni: da un brano all’altro, continuiamo a venire spiazzati da un eclettismo disordinato, che avremmo forse compreso meglio se spezzato in diversi EP. Non fatichiamo ad immaginare un ipotetico amante del pop che rimanga rimane basito dalle improvvise e ardite soluzioni sonore che rompono la familiarità iniziale di certi brani (rumori, distorsioni ma anche melodie piazzate dove meno te lo aspetti); dall’altro lato, pensiamo anche al fan del vecchio Chet Faker, destinato a chiedersi come mai le nuove canzoni di Nick siano pervase da questa inusuale luce.

Ciò nonostante, superato lo spiazzamento iniziale dobbiamo riconoscere la presenza di tanti ottimi brani, soprattutto nella seconda parte del disco. Infatti, è difficile non apprezzare l’ispirazione di Murphy nei  pezzi che vanno da “Yeah I care” a “Dangerous”, forse i migliori del “nuovo Nick”; ci tocca inoltre confessare che anche il mood sfacciatamente sophisticated-but-easy di “Sanity” ci sia davvero piaciuto, al punto di augurarci  per esso qualche meritato passaggio in radio.

Tirando le somme, “Run Fast Sleep Naked” è un disco disomogeneo e spiazzante, che tuttavia apprezziamo per la sfrontatezza con cui sfida l’ascoltatore facendosi “perdonare” proprio alla fine. Dopo il vortice sonoro vissuto per nove brani, Nick ci regala due pezzi con cui finalmente riassaporare le atmosfere di Chet Faker: “Believe (Me)”, delicata song per piano e voce, ci riporta nel cuore della notte dopo questo crepuscolo allucinante, mentre lo struggimento e le ruvide melodie di “Message You at Midnight” ci toccano nel profondo per un’ultima volta.

Una corsa folle dunque, questo ritorno di Nick Murphy, che tuttavia ha saputo di nuovo condurci nel cuore del deserto in una notte scura.

 

Tracklist:

  1. Hear It Now
  2. Harry Takes Drugs on the Weekend
  3. Sanity
  4. Sunlight
  5. Some People
  6. Yeah I Care
  7. Novocaine and Coca Cola
  8. Never No
  9. Dangerous
  10. Believe (Me)
  11. Message You at Midnight

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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