Torche Admission Cover

No Review – Torche, infilarsi in un loop da cui non poter più uscire

Dopo 4 lunghi anni di attesa finalmente i Torche sono tornati. Admission è il titolo del loro 5° album in studio su Relapse Records.

I ragazzi di Miami ci hanno stuzzicato nell’attesa pubblicando tre tracce: Slide, Times Missing e la title track Admission; tre brani che ben rispecchiano lo stile camaleontico e fluido della band, altalenando tra lo stoner/sludge molto lento e cadenzato e ritmi più veloci e melodie pop catchy.

Album alla mano, troviamo 11 brani che bisogna ascoltare più volte per poterne capire il senso e per apprezzarlo nella sua completezza. La formula alchemica utilizzata dai Torche per il loro songwriting fondamentalmente si può riassumere in: prendi un riff metal; rallentalo; di più; suonalo fino all’esasperazione; aggiungi fraseggi noise ma melodici; infarcisci quanto basta di effetti  per dare un’impronta shoegaze; completa il tutto con testi introspettivi.

Dei 5 album pubblicati, sicuramente Admission è quello meno immediato tra tutti. Chi si accosta per la prima volta all’ascolto della band con questo album, potrebbe rimanere spiazzato in quanto a volte si ha la netta sensazione di ascoltare canzoni incomplete o addirittura dei riff buttati lì senza un perché.

Questa sensazione la si avverte subito con From Here, prima traccia dell’album, che parte con un riff metal potentissimo che ti cattura, ma che dopo un minuto e mezzo ti abbandona lì senza aprirsi a qualsivoglia ritornello e tu skippi indietro per riascoltarlo di nuovo e di nuovo ancora. Oppure Submission, con il suo giro vorticoso e ossessivo heavy grunge. Che dire invece di Reminder o Infierno, con i loro riff-drone drammaticamente lenti che ti fanno ciondolare la testa fino a spezzarti il collo? Poi ci sono invece canzoni più “standard” come Slide, Times Missing o On the wire che ci ricordano quali sono le radici della band: quello sludge metal che ti dà la sensazione di attraversare una palude calda e umida con addosso vestiti bagnati che ti trascinano giù.

Infine bisogna fare un discorso a parte su brani come la title track Admission e Changes Comes che chiude il 5° capitolo della band.

Admission è la canzone che non ti aspetti, che cambia le carte in tavola, che sconvolge la chiave di lettura dell’intero album. Una canzone melodica, un fraseggio di chitarra che penetra nel cervello e da lì non si schioda, un ritmo incalzante e un qualcosa di heavy pop che ricorda i Weezer e gli Smashing Pumpkins. Canzone che subito diventa la canzone ed è forse la migliore di tutta la discografia dei Torche, riuscendo a spodestare dal podio anche Healer Kicking.
Changes Comes
 invece è perfetta per una colonna sonora. Azzardando, Changes comes sta ai Torche come Be quiet and drive sta ai Deftones. Ha quel mood sognante, etereo e malinconico che ti si appiccica addosso e non vorresti mai svegliarti. Poi però l’album finisce e allora clicchi di nuovo “play” entrando in un loop infinito.

Tracklist:
– From here
– Submission
– Slide
– What was
– Times Missing
– Admission
– Reminder
– Extremes of Consciousness
– On the wire
– Infierno
– Changes Comes

Autore dell'articolo: Mario Carina

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