No Rewiew – “Gen Nero”, dal profondo underground italiano i Tenebra suonano un metal oscuro, tetro e deprimente ma poco originale

E’ importante che nel metal ci sia un ricambio generazionale perché ancora oggi il genere è tenuto in piedi dalle solite band, che un giorno dovranno cedere il passo a gruppi più giovani ed emergenti per continuare quel rinnovamento, che noi metalheads temiamo e che cerchiamo di rimandare ascoltando i soliti e famosi gruppi storici. Dopo aver sentito parlare bene degli italiani Tenebra ho avuto il piacere di trovarmi tra le mani il loro debutto discografico, intitolato: “Gen Nero”, con la  speranza di scoprire qualcosa di buono ma anche interessante e innovativo. I quattro membri tenebrosi indicano già dal moniker, che sono un gruppo dark non cattolico e spero per loro, anche dei musicisti ironici che hanno voluto punzecchiare, con il titolo del disco, il gruppo cristiano dei Gen Rosso che nel proprio genere ha pochi rivali e tanto successo. Purtroppo per i bolognesi Tenebra, il sound che propongono è un miscuglio di sonorità e generi già collaudati e battuti da moltissime formazioni che si professano atee e pessimiste su un’umanità  avvolta dal buio del male e dal peccato,  ma quello che spicca  alla fine dell’ascolto del platter è la mancanza di personalità da parte di questi quattro misteriosi ragazzi. Nonostante la curiosità e l’appoggio per le giovani rock band tricolori sia da parte mia molto elevato, i rockers nostrani non sfuggono a una critica dura e costruttiva per la pochissima originalità del loro sound, frutto dell’unione di un hard rock anni ’70, ritornato di moda e infarcito da un pizzico di blues e doom che nelle sei tracce non riesce ad esplodere come dovrebbe.  Sembra di sentire e di ritrovarsi l’ennesima fotocopia di un’opera molto influenzata da band famose che hanno fatto la storia di questi generi musicali. Tra le cose positive del lavoro discografico c’è la bravura dei musicisti e la breve scaletta di sei tracce di circa mezz’ora, che fa sì che il platter possa essere ascoltato tutto di un fiato,  come bere un bicchierino di whisky in una fredda e buia notte d’inverno. La psichedelica e strumentale “In Tenebra” introduce l’ascoltatore, con un basso martellante, passo per passo nel buio pesto del cd. Nella successiva traccia, la giovanissima cantante Silvia Feninno esordisce nell’ossessiva “Cornered” con una voce ruvida e rauca, che fa innamorare al primo colpo, formando un connubio con il sound strumentale e rozzo del pezzo.
Una chitarra distorta apre “Nostalgia” che è piacevolmente un brano vibrante, ma con poca fantasia molto vicino al grunge pessimistico e suicida degli anni ’90. La stessa formula è anche alla base delle successive e brevi monotone tracce che non aiutano l’album a decollare e a sostenere gli italici per distinguersi dalle migliaia di gruppi che affollano il panorama metal in generale. Dal grigiore generale si salva l’ultima canzone “Ex Tenebra” per l’atmosfera opaca, surreale e catastrofica che riesce a creare, grazie a un riff ripetuto di chitarra, accompagnato da una sezione ritmica invasata e deprimente. In definitiva oltre alla bella e ancora acerba voce di Silvia, abbiamo una buona auto-produzione e alcune canzoni raggiungono la sufficienza, anche se in generale l’intero disco non decolla perché troppo lento e con poca inventiva. In futuro bisognerà lavorare di più sulla qualità e sulla complessità del songwriting, ma a condizione che i Tenebra vogliano uscire allo scoperto dal profondo underground dal quale provengono e proporre così un hard rock di prima classe, perché le basi ci sono e vanno sviluppate con più  sicurezza nei propri mezzi. Rimandati e da risentire al prossimo disco.

Tracklist:

1.  In Tenebra

2. Cornered

3. Nostalgia

4. Scarlet Woman

5. Solve Et Coagula

6. Ex Tenebra

Autore dell'articolo: Christian Rubino

Christian Rubino