“Parallel”, l’altra realtà dei Pinhdar [Intervista]

 

Parallel è il nuovo album dei PINHDAR pubblicato il 26 marzo 2021 in CD e digitale. Un’edizione limitata in vinile sarà pubblicata il 6 settembre 2021 dall’etichetta inglese Fruits de Mer Records.

L’album è stato interamente registrato durante il lockdown causato dall’epidemia di COVID-19 nello studio di Milano di proprietà del duo, che ha suonato il tutto in completa autonomia, ed è stato successivamente co-prodotto a distanza con Howie B, celebre musicista e produttore scozzese che nel corso della sua carriera ha collaborato con grandissimi artisti quali Björk, Massive Attack, Tricky, Everything But The Girl, U2 e molti altri.

Lo stesso Howie B, che torna dopo vari anni ad affiancare una band italiana dopo le esperienze con Casino Royale, Marlene Kuntz e Ofeliadorme, ha dichiarato in proposito: “Lavorare assieme ai PINHDAR è stato un autentico piacere sonoro. Lavorare in remoto a questo progetto è stata una grande sfida sia per me sia per la band. Questa lontananza geografica ha conferito un colore in più all’album. Un colore che risplende”.

PINHDAR sono composti dalla cantante e autrice Cecilia Miradoli e dal musicista e produttore Max Tarenzi, in passato fondatori della rock band Nomoredolls e del festival internazionale A Night Like This.

 

 

Com’è nato “Parallel”? 

Su alcuni brani stavamo già lavorando da prima dell’arrivo della pandemia ma il lockdown, che ha stravolto tutti i programmi, ha fatto sì che ci chiudessimo nel nostro home studio fino a portarlo a compimento come un concept album. Soprattutto perché è stato attraversato da vicende personali drammatiche che lo hanno influenzato e fatto diventare una fotografia del momento che stavamo vivendo.

Da cosa deriva la scelta del titolo?

“Parallel” è anche il titolo del primo singolo ed è l’emblema delle realtà parallele che ci siamo immaginati durante questo periodo. Così come a livello personale, anche a livello universale e del nostro pianeta le scelte possono portare la vita a scorrere su binari paralleli ma differenti e tutto l’album è percorso da questa inquietudine perché forse si sta prendendo la strada sbagliata.

È un album frutto della pandemia e della sofferenza provata in questo anno e mezzo di isolamento?

Sì, come ti dicevamo, questo periodo ci ha portato a riflettere sulle fragilità delle nostre esistenze. Un grido sussurrato di angoscia e di aiuto, ma con uno spiraglio di luce positiva che comunque pervade tutti i brani.

 

C’è un filo conduttore che lega i brani?

L’album è un breve concept che ripercorre, brano dopo brano, le paure umane come nei gironi danteschi partendo però al contrario, dal basso quindi dal più profondo e comune sentimento di paura della morte, per risalire verso una via di fuga nell’ultimo brano che è un lungo viaggio verso mondi paralleli volutamente senza finale.

 

Com’è nata la vostra collaborazione con Howie B che ha co-prodotto l’album?

Ultimati i rough mix delle nostre registrazioni, ci chiedevamo se ci fosse un modo per far uscire il disco dalla nostra sola chiave di lettura e farlo volare più in alto. Ci siamo quindi immaginati in che modo i produttori che per noi rappresentavano una leggenda sarebbero potuti intervenire sulla nostra musica. In questi voli pindarici è uscito il nome di Howie B, che abbiamo contattato dopo aver rintracciato il suo manager. Non ci aspettavamo una risposta così entusiastica!

Howie B ha definito la vostra collaborazione come un autentico piacere sonoro. Che effetto vi hanno fatto le sue parole e com’è stato collaborare con lui?

Lavorare con Howie è stata una fantastica esperienza: appagante dal punto di vista artistico grazie alla sensibilità con la quale ha trattato il nostro lavoro, inserendosi negli strati sonori con rispetto e con la sua grande vibe. Anche molto divertente perché siamo diventati presto amici e le nostre video call hanno preso spesso strade imprevedibili e piene di humour. E poi vedere Howie ballare sulle nostre canzoni non ha prezzo! Al di là di tutto, è una grande iniezione di fiducia potersi confrontare con un artista simile.

Oltre ad essere dei talentuosi musicisti, siete anche fondatori del festival A Night Like This. A questo proposito, volevo chiedervi come avete vissuto la pandemia sia da artisti sia soprattutto da organizzatori di un evento internazionale? Si poteva fare di più per sostenere la musica durante quest’anno di stop?

La categoria dei musicisti e di tutti gli operatori del settore musicale è stata tra quelle più colpite ed incredibilmente ignorata. Oggi si è ottenuto qualche aiuto, ma rimane sbalorditivo come non si possano organizzare eventi dal grande pubblico per la musica, mentre per lo sport si è da subito trovato il modo di superare il problema. Purtroppo, evidentemente, nel nostro Paese la musica non genera un mercato tale da giustificare i possibili rischi connessi.

Abbiamo pianto per la chiusura di locali storici qui a Milano e in altre città a seguito dei lockdown, una perdita che peserà anche sul futuro di una scena musicale ultimamente già parecchio appiattita.

Domanda Nonsense: Come vi immaginate la musica tra mille anni?

Suonata da un algoritmo per una platea di scimmie antropomorfe.

Intervista a cura di Egle Taccia

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!