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Sanremo che unisce, Sanremo che divide [No Report]

Mentre mezza Italia è col fiato sospeso per i Ferragnez, che pare abbiano avuto uno scontro proprio durante l’ultima serata del Festival a causa del bacio tra Rosa Chemical e Fedez, che sembrerebbe aver mandato su tutte le furie Chiara Ferragni, c’è un’altra Italia che in questi giorni si sente orfana della manifestazione canora più amata e odiata, ma che comunque nessuno, neanche facendo sforzi sovrumani riesce ad ignorare.

 

Perché Sanremo è così, in soli cinque giorni attraversa come un tornado le nostre vite, avvicinando e dividendo gli italiani, spinto dal vento del “purchè se ne parli” e tu questo tornado non lo puoi schivare in nessun modo. I record di ascolti di questa edizione sono da far girare la testa, complice la combo esplosiva Amadeus-Morandi, la presenza dell’imprenditrice digitale (guai a chiamarla influencer) che tutto il mondo ci invidia, Chiara Ferragni, e del ritorno dei grandi nomi nel cast degli artisti in gara, primi fra tutti Marco Mengoni e Giorgia. Già dalla scorsa edizione, però, c’è un’altra componente, che sa di fenomeno sociale, che è riuscita ad intrappolare ascoltatori ed artisti, creando una gara nella gara, con un impatto massivo soprattutto sulle generazioni dei più giovani, che finalmente hanno ritrovato la voglia di guardare il festival. Mi riferisco a quella genialata del FantaSanremo, che ha tenuto tutti col fiato sospeso in attesa che gli artisti della propria squadra facessero le mosse giuste e guadagnassero punti. A tal proposito ringrazio i miei collegucci senza i quali questo Sanremo non sarebbe stato lo stesso.

 

Complici i social, commentare Sanremo è diventato lo spettacolo nello spettacolo. Meme di ogni tipo campeggiavano su tutte le pagine, in una gara tra social media manager a chi avrebbe realizzato quello più accattivante. Gruppi whatsapp che improvvisamente si risvegliano e mettono a dura prova le batterie dei cellulari, persone con cui non ti senti mai che improvvisamente iniziano a commentare, litigi furibondi sulle bacheche e nei bar, e chi più ne ha più ne metta, salvo poi rendersi conto di come, durante queste cinque giornate, siamo tutti inaspettatamente più vicini. Perché in questo delirio collettivo chiamato Sanremo, ognuno si ritrova ad essere quasi costretto a dire la propria e a commentare quanto accade sul palco di quel piccolo teatro della Liguria. Ed è così che in mezzo ad accesi scontri politici e a critiche musicali improvvisate, ci ritroviamo tutti inaspettatamente simili, cadono le barriere, cadono le differenze e ci si ritrova a parlare, a parlarsi.

 

Non è stato un festival perfetto, anzi, spesso è stato incoerente, soprattutto con le donne. Quanto ha pesato l’assenza di una presenza femminile tra i primi cinque nomi!

È stato un festival che spesso è andato fuori controllo, pensiamo a quanto ci siamo indignati per Blanco e la sua performance un po’ troppo fuori dalle righe.

Alzi la mano, poi, chi non è rimasto a bocca aperta durante l’esibizione finale di Rosa Chemical, che ha visto protagonista un Fedez preso completamente in contropiede. Chi non rideva con le lacrime, subito dopo, quando Fiorello si è collegato e ha fatto la telecronaca perfetta di una serata completamente fuori controllo? Quanto ci hanno commosso gli interventi delle fantastiche co-conduttrici, spesso relegati a tarda notte, che ci hanno fatto comprendere come tanto ancora ci sia da lavorare per la parità di genere, contro il razzismo e nell’accettare chi va fuori dagli schemi.

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Di questa edizione ci resterà tanto, non dimenticheremo quanto fosse commosso Marco Mengoni, assoluto dominatore della gara, quando ha ricevuto il premio, ma anche la sua sensibilità nel dedicare la vittoria alle sue colleghe, accendendo un faro su quanto ancora c’è da lavorare per la parità di genere nella musica.

Ma ricorderemo soprattutto quanto siamo stati vicini, quanto ci siamo divertiti a mettere da parte i problemi e a ritrovarci a cantare le stesse canzoni, a svegliarci con le occhiaie per aver lottato contro il sonno fino a tarda notte. Perché in fondo Sanremo è parte di noi e della nostra identità e quando arriva bisogna salire sulla giostra, litigare e poi fare pace.

 

A cura di Egle Taccia

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Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!

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