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Sanremo Nonsense – I COLLA ZIO ci parlano di insicurezze con “Non mi va”

In gara tra i Big del festival di Sanremo con “Non mi va”

PER LA SERATA DEI DUETTI IL COLLETTIVO

PORTERÀ SUL PALCO

 

“SALIRÓ” DI DANIELE SILVESTRI

CON DITONELLAPIAGA

COLLA ZIOin gara al Festival di Sanremo 2023 con il brano “NON MI VA” duetteranno con DITONELLAPIAGA per la serata delle cover, venerdì 10 febbraioIl brano scelto è “SALIRÓ” di Daniele Silvestri, in una versione inedita prodotta da Giorgio Pesenti (okgiorgio) – produttore insieme ai COLLA ZIO anche di “Non mi va” – e arrangiata per l’orchestra dal Maestro Carmelo Patti, che li dirigerà anche sul palco dell’Ariston.

 

COLLA ZIO sono un giovane collettivo musicale milanese, tra i nomi più interessanti della nuova scena. Non amano definirsi, parlano di COLLA ZIO come una situa, una banda, una colla, appunto. Su questa fluidità la loro musica pianta fieramente le proprie radici e trova la propria identità, raccogliendo le influenze di ciascun membro del collettivo: barre e canto si alternano e si intrecciano su un tessuto sonoro pop complesso e variegato, che esplode dal vivo in tutta la sua energia.

 

Dopo essere stati selezionati con il brano Asfalto tra i sei progetti di Sanremo Giovani che entrano a far parte del cast del Festival di Sanremo 2023, saranno in gara all’Ariston con Non mi va. Hanno già annunciato l’uscita del loro album d’esordio Rockabilly Carter, il prossimo 17 febbraio, e il Rockabilly Blaster Tour che li porterà in primavera sui palchi dei club delle principali città italiane. 

 

Li abbiamo incontrati per conoscerli meglio e sapere qualcosa in più sul brano sanremese e sul loro disco in uscita.

 

Come state vivendo questi giorni prima di Sanremo?

 

Li stiamo vivendo al massimo delle nostre possibilità. Ci stiamo preparando il più possibile per arrivare al meglio a questa prova, su vari fronti, stiamo preparando lo show, stiamo provando il live, stiamo facendo uscire un disco, stiamo preparando un tour, quindi ci sono tante cose su cui lavorare, anche non strettamente inerenti alla musica. Stiamo imparando anche noi a fare le nostre prime interviste e devo dire che è molto emozionante, è una cosa che non avevamo mai provato, ci sentiamo un po’ strani in questi giorni, ma siamo molto carichi, siamo molto gasati e non vediamo l’ora che succeda.

 

Cosa potete anticiparci su “Rockabilly Carter” il vostro disco che uscirà il 17 febbraio?

 

Possiamo anticiparti che Rockabilly Carter è un gigante che abbiamo incontrato e che ha un solo problema, fa fatica a comunicare, parla una lingua che nessuno riesce a comprendere. Quando lo abbiamo incontrato era ancora nello stadio in cui Billy si isola dalla gente, perché sente questa solitudine. Dopo un po’, non so se per il nostro incontro o per qualcos’altro, Billy prende e riparte con una delle sue corse. Ci insegna ad accettare il fatto che è giusto a volte non essere capiti, ci sta. A volte parliamo una lingua che nessuno capisce e questo è il tema che si può ritrovare in tutti i pezzi, anche in “Non mi va” il pezzo del Festival, dove alla fine è normale sentirsi soli, non capiti, parlare una lingua sconosciuta. Questo gigante Rockabilly, un gigante gentile che parla questo linguaggio sconosciuto, parte con questa corsa irruenta per il mondo, perché capisce che deve trovare se stesso per comunicare qualcosa agli altri. È un viaggio di ricerca, un viaggio alla ricerca. Noi lo abbiamo seguito nel suo viaggio ed abbiamo cercato di raccontarlo e di raccontarci attraverso di lui. Billy alla fine è una sintesi di noi, siamo noi e voi, tutti.

 

Riguardo alla loro partecipazione al Festival, spiegano: Noi stiamo bene sul palco, è casa nostra, se anche Sanremo sarà il nostro posto dobbiamo ancora scoprirlo e vedere cosa succederà. I concerti che abbiamo fatto finora non sono come l’Ariston, sarà diverso fare la televisione e fare i concerti, bisogna vedere se è la nostra cosa. Quando cantiamo su un palco insieme ci divertiamo in qualsiasi luogo, poi quello che c’è davanti è secondario. Sarà difficile per noi fermarci in un luogo, la nostra ricerca è appena iniziata, stiamo correndo con Rockabilly Carter.

 

Il mood della canzone sintetizza in realtà la risposta a quello che il protagonista del brano cerca per tutto il brano, ovvero una risposta all’insicurezza che dichiara e per cui si dispera nel ritornello, in tutto il brano fa diversi tentativi. Prima prova a fare buon viso a cattivo gioco, poi prova a fare il playboy, ma ricade sempre in quella fragilità e alla fine c’è quel mantra che si ripete più volte che è un augurio, un’accettazione. Dice che vorrebbe stare bene, però nel ripeterlo più volte si rende conto che questa cosa non è possibile nella vita reale, cioè stare bene inteso come non avere nessun tipo di pensiero negativo, non stare mai male. Si rende conto di questa impossibilità, che è una condizione della vita, e affrontarla con allegria, con spensieratezza è l’unico modo per stare veramente bene nonostante accetti il fatto che non si può.

 

Visto che siete un collettivo, come lavorate in studio?

 

Ci piace definirci una banda, che è un termine che va al di là della musica, come il nostro rapporto, perché noi siamo amici anche da prima della musica e anche fuori dal gruppo. Lavoriamo in modo molto fluido, molto liquido. Non abbiamo dei ruoli fissi, però tutti proviamo a fare tutto, tutti mettiamo il cuore in ogni parte. Non abbiamo un modo specifico di scrivere una canzone. Non c’è uno schema che si ripete.

 

A cura di Egle Taccia

 

 

 

Written By

Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!

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