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The Niro, tra musica, pittura e un nuovo album [Intervista]

In occasione della sua mostra alla galleria SoRu di Catania, che l’ha portato anche ad esibirsi dal vivo da Zo, abbiamo incontrato The Niro che, oltre alla musica, ultimamente si sta dedicando alla pittura e al cinema. Lo troviamo infatti nel cast dell’ultimo film di Paolo Genovese, “Il primo giorno della mia vita” e in giro per l’Italia con le mostre dei suoi disegni. Sta, infine per pubblicare un nuovo album che dovrebbe vedere la luce nei prossimi mesi.

 

Davide Combusti (The Niro) ha all’attivo tre album usciti per la Universal: The Niro (2008), Best Wishes (2010) e 1969 (2014) mentre l’album del 2012 The Ship è stato pubblicato da Viceversa Records e distribuito da Emi. Proprio 1969 si distingue dalle precedenti opere per essere interamente scritto e cantato in italiano, come la sua title track presentata nella sezione Nuove proposte del 64° Festival di Sanremo.

Molti i colleghi illustri che hanno chiamato The Niro ad aprire i loro concerti. Tra i tanti Deep Purple, Amy Winehouse, Tom Hingley, leader degli Inspiral Carpets e Lou Barlow dei Dinosaur jr, Carmen Consoli, Isobel Campbell, Chris Leo, Gabriella Cilmi, One Republic, Afterhours, Caparezza, Malika Ayane. Apprezzato anche all’estero, si esibisce soprattutto tra Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti (partecipa al tributo mondiale in onore di Elliott Smith, organizzato dalla Radio dell’Università di Boston, con un’interpretazione di Everything Reminds me of her).

Nel 2019 The Niro viene chiamato da Gary Lucas per realizzare ‘The Complete Jeff Buckley and Gary Lucas Songbook’, album acclamato dalla critica contenente alcuni brani inediti nati dalla collaborazione dei due artisti americani ed entrato nella cinquina delle Targhe Tenco 2020 nella sezione ‘Album Interprete’.

Intervista a cura di Egle Taccia

 

Ti abbiamo lasciato col tributo a Jeff Buckley. Poi cos’è successo?

 

È successa la pandemia, intanto, due anni per lavorare a un nuovo album che uscirà nel 2023. A marzo uscirà il primo singolo dell’album che si chiamerà “Mondo Perfetto” e il singolo, che si chiamerà “Mondo Perfetto”, titolo appropriato per questo periodo. Nel frattempo, parallelamente alla musica ho iniziato a disegnare e non pensavo che avrebbe avuto un riscontro così speciale da parte del pubblico, dei galleristi, degli addetti ai lavori. Ho iniziato con un Uniposca bianco su cartoncino nero a disegnare i miei giochi di parole, poi sono passato al design, italiano e non, e nel giro di pochi mesi mi sono ritrovato ad esporre in tutta Italia. Questa di Catania è l’ottava mostra personale, da settembre ho iniziato ad esporre, e a Bologna ci sarà la prossima dal 10 febbraio, sono felice che la mostra all’atelier SoRu Di Catania sia andata così bene che abbiano deciso di spostare i disegni da Zo, Centro Culture Contemporanee, con addirittura il concerto in cui verranno proiettati alcuni dei disegni che sono esposti nella sala del ristorante, più altri disegni che ho fatto appositamente, legati a dei titoli di brani che ho scritto, alcuni editi, alcuni inediti. È un viaggio che si accompagna parallelamente anche alla musica e c’è la musica quasi sempre di mezzo. È come se avessi esteso in qualche modo la mia passione per l’esprimermi, prima con l’audiovisivo della musica e delle colonne sonore e adesso col visivo da solo.

 

Quali sono i soggetti che preferisci disegnare?

 

Qualunque cosa. Io disegno con Uniposca bianco su cartoncino nero o su metallo nero, adesso ho variato un po’ il materiale, e disegno gli oggetti che nella mente delle persone sbloccano dei ricordi, questa è la frase in assoluto più pronunciata dalle persone che sono venute alle mostre. Magari vedono un aeroplano, la tv Mivar, la Brionvega, la moka Bialetti, e alcuni di questi disegni suscitano delle emozioni molto forti, perché il bianco sul nero è come se aprisse una porta verso i colori, i colori dei ricordi, perché questo graffito è come se aprisse un viaggio verso qualcosa che poi è il vero ricordo della persona; quindi, non di rado mi è capitato di vedere diverse persone emozionarsi allo stesso modo ma per oggetti diversi. Dopo gli oggetti passo anche ad altre cose, ovviamente il design italiano è quello più rappresentato, ma per esempio non ho potuto non disegnare il grammofono, il jukebox, il giradischi, che non sono invenzioni italiane ma comunque fanno parte del nostro immaginario quotidiano. Non ce l’hanno tutti, però le estati al bar col jukebox che mandava musica penso che tanti di noi le avranno passate.

 

Com’è avvenuto il tuo primo incontro con l’Uniposca Bianco?

 

Quella è stata l’unica cosa che ho pensato, perché in realtà volevo realizzare delle magliette ed erano anni che chiedevo ad amici, o comunque a gente che sapesse disegnare, di occuparsi della parte del disegno ed io di quella delle idee, ma non ho trovato mai nessuno abbastanza libero da occuparsi di questa cosa che era una mole infinita di idee, si sono tutti un po’ spaventati, e alla fine una persona mi ha detto “ma perché non li disegni tu?”, ho risposto che non sapevo disegnare e mi ha garantito che andassero bene così. A quel punto sono partito con i disegni e al quinto pubblicato ho cominciato a venderli e non pensavo, perché non credevo che suscitassero questo interesse. Da lì è partito questo viaggio bellissimo che mi ha portato due volte a Catania. Già per questo posso ringraziare il disegno per avermi trasportato qua, che è un posto che amo, come sai.

 

E il cinema com’è arrivato?

 

Paolo Genovese stava cercando qualcuno che potesse interpretare un cantante in crisi d’identità, questa richiesta è arrivata sotto lockdown. Ho pensato che fosse un ruolo che qualunque musicista potrebbe fare al meglio in questo periodo, quindi mi sono sentito anche fortunato nell’essere stato scelto. Il film è uscito il 26 gennaio in tutti i cinema, si chiama “Il primo giorno della mia vita”, è un film che io reputo molto profondo e bellissimo, mi ha emozionato molto quindi invito tutti ad andare al cinema a vederlo, c’è un cast stellare, c’è Toni Servillo, Valerio Mastandrea, Margherita Buy, Lino Guanciale, Vittoria Puccini, Sara Serraiocco. È molto bello e sono felice di fare parte di un film così bello.

 

Come ti trovi a chiamarti The Niro e a fare cinema?

 

Mi trovo bene, forse perché il ruolo era talmente calzante che Paolo Genovese alla prima prova mi fa “oh comunque bravissimo, non per come canti, ma per come reciti. Madonna!” Ho pensato “che ci vuole a fare il cantante, non mi ha mica chiesto di fare l’astronauta!”

 

Sul disco nuovo invece cosa mi puoi anticipare?

 

È un disco che è fermo da quasi due anni, perché la pandemia non mi dava l’ispirazione per farlo uscire, quel continuo apri, chiudi. È un album sulle relazioni, ci sono momenti chiari, di luce, e momenti un po’ più oscuri, affrontati a modo mio. La musica è riconoscibile, sono sempre io, chi conosce il mio mondo musicale si sentirà abbastanza a casa, però c’è anche una direzione diversa e forse una consapevolezza maggiore nella scrittura dei testi rispetto al primo che era 1969, quello in italiano, poi in mezzo c’è stato anche il disco con Gary Lucas di cui però ho curato la direzione artistica con Francesco Arpino, però i brani non sono ovviamente miei, sono di Jeff Buckley.

 

Che ricordi hai dell’esperienza a Sanremo?

 

Ricordi agrodolci, perché è stato un periodo un po’ particolare, mia mamma non stava bene, il mio produttore non stava bene, io non stavo bene perché avevo la febbre a 40 quando ho cantato, un sacco di gente intorno a me non stava bene, me compreso. Me la sarei voluta godere meglio, però tutto sommato sono felice dell’esperienza e se dovesse ricapitare lo farei volentieri, magari mi faccio un po’ di antibiotici prima.

 

Domanda Nonsense: Bianco o nero?

 

Solo insieme possono funzionare.

 

 

 

 

Written By

Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!

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