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“Welcome Shadows” – I’m not a Blonde [Recensione]

Chiara Castello e Camilla Matley sono i nomi del duo musicale che si cela dietro al moniker I’m not a Blonde, di cui oggi ascoltiamo il nuovo progetto discografico, pubblicato il 10 Dicembre scorso, dal titolo “Welcome Shadows”.

Mentre il mondo viveva serrato a causa della pandemia da Covid-19, dietro due porte tra i miliardi di case che affollano la Terra, si dava vita a quest’album che oggi abbiamo il piacere di ascoltare. “Welcome Shadows” è la faccia della luna non illuminata che, però, esiste e dobbiamo imparare ad accettare e troverà la sua interezza in “This is light” il secondo Ep che completerà, nella primavera di quest’anno, questo percorso musicale.

In una società in cui siamo quasi costretti a rispondere “Bene” al “Come Stai?”, le cinque canzoni che fanno parte di quest’album sono un esplicito invito ad accogliere anche il nostro io più cupo, arrabbiato, malinconico e riflessivo, quell’io che si pone domande esistenziali. Il progetto nasce e si sviluppa in un armonioso e sano dualismo testimoniato anche dalla volontà di voler miscelare la lingua italiana con quella inglese, quasi a voler dire “vogliamo lanciare un messaggio universale”.

La canzone che ci fa entrare, fin dalle prime note, nel cuore elettronico, percussivo di questo duetto è “1984”, un inno alla libertà di essere ciò che si sente di essere e di amare chi si sente di amare; in una società eteronormativa, la scoperta della propria omosessualità nell’adolescenza fa rivivere quel motivo dualistico tra oppressione e necessità di liberazione, orgoglio e paura, resistenza e bisogno di lasciarsi andare. Un refrain catartico in crescendo abbraccia mille emozioni e sensazioni.

Si prosegue con “White Roses”, la morte vista da un becchino che le vive sempre a contatto, rimpianto di un tempo non vissuto che non può tornare; la voce è potentissima, quasi sovrumana, le chitarre dapprima ritmiche vanno a chiudere il pezzo in maniera melodica.

“Circles” è la terza traccia, si concentra sulla fatica che provoca il correre in tondo, il ricominciare a vivere dopo la fine di una relazione che segna particolarmente, perché ha rappresentato una dipendenza amorosa. Brano nostalgico fuori dal mood scuro del progetto, il beat secco è il punto di incontro tra il suono super attuale dei synth e quello delle chitarre.

Il penultimo pezzo è “Winter is Not Coming”. Già il titolo allude agli effetti del surriscaldamento globale, manifesto incazzato rivolto a noi, esseri umani che non rispettiamo più la casa che ci ospita. L’atmosfera è ruvida, punk ed essenziale, la voce distorta, quasi robotica, si spinge verso un canto lirico di un mondo che è destinato alla catastrofe, processo ormai irreversibile.

L’album si chiude espandendosi con “Ghost”, una ballata che racconta del dolore provocato dalla fine annunciata di una storia d’amore, quando si è invisibili per la persona amata. Il tono vocale adulto, caldo e sensuale ed il malinconico pianoforte cullano il saluto di addio in un ambiente ipnotico.

“Welcome Shadows” è un album che rappresenta il lato più intimo di due artiste che non hanno paura di prendersi cura delle proprie ombre.

A cura di Costanza Maugeri

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Sono una ragazza alla quale piace scrivere di tutto. Altamente pesante e spero anche fortemente pensante

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