No Interview: Portobello tra i protagonisti del Sei tutto l’indie fest

Il Sei tutto l’indie fest del 13 Maggio al Monk di Roma è ormai alle porte, dopo avervi presentato i Mary in June e i Pinguini Tattici Nucleari, oggi, proprio insieme ai Pinguini tattici Nucleari, conosciamo meglio Portobello.

 

Cosa provi ad essere tra gli artisti che suoneranno al Sei Tutto L’Indie Fest, il festival della maggiore e più attiva community online sulla musica indipendente italiana?

Beh cavolo, tanta roba! Io sono veramente un caso più unico che raro: ci ho messo 36 anni a decidere di prendere tutte le idee che avevo nel cassetto e a portarle in studio. Ho sempre suonato, ma sempre in collettivi o comunque in situazioni locali, da qualche anno invece mi ero fermato. Ora a 37 anni suonati mi sento come un quindicenne che si affaccia al mondo dei grandi, suonare con band di ragazzi più giovani di me, ma con anni di esperienza di palco alle spalle, quasi mi sembra assurdo e spero meritato. Per fortuna ho una band di amici e musicisti tosti accanto a me che mi aiuterà sicuramente! Di buono c’è che ho anche l’entusiasmo di un quindicenne!

 

Come ti descriveresti usando cinque parole?

Sognatore, narcisista, ingenuo, infantile, simpatico.

 

Suonare al Sei Tutto L’Indie Fest ti fa finire direttamente nella definizione di indie. Cos’è per te l’indie?

L’indie ha cambiato molto la sua accezione negli anni: nei ’90 c’era l’alternative rock, nei primi 2000 il genere indie veniva identificato in band come gli Strokes, gli Arctic Monkeys, band che avevano una sonorità molto simile nelle radici; ora soprattutto nel così detto indie italiano, vedo più che altro un modo di vivere la musica diversamente, sicuramente un senso di unità e supporto reciproco e una voglia di scardinare istituzioni ormai passate, come le major e tutta l’industria della musica usa e getta.

 

Hai iniziato con l’hip hop e la tua musica si è evoluta fino ad avere suoni più pop/cantautorali; qual è stato il percorso che ti ha portato a questa nuova forma?

Ho sempre sentito parecchi generi, negli anni ’90 ascoltavo grunge, ma anche rap, alternative, tanta scena italiana come Afterhours, Casino Royal, Neffa, Scisma, Litfiba. Poi ho cominciato a fare musica mia e siccome il rap in quella fase dei 18 anni mi affascinava ho deciso di comprare un akai 950 e di cominciare a produrre i beats su cui scrivevo pezzi. Strimpellando la chitarra, inoltre, avevo la possibilità oltre che di campionare anche di fare qualche riff e giro di basso vero e non preso in prestito.

 

Portobello può essere una strada, un mercato, un programma TV. Cos’è per te Portobello?

Per me Portobello è un po’ tutto quello che hai detto: quando mi è venuto in mente il nome pensavo a tutte queste cose ma anche a un porto franco dove poter cazzeggiare e dire la mia su quello che negli ultimi anni ho sentito, vissuto e visto attorno a me, diciamo che è un po’ il mio megafono e il mio lettino dell’analista, dai.

 

Domanda dei Pinguini Tattici Nucleari – Nel tuo modo di scrivere e cantare troviamo molto Vasco, Jovanotti e, per dire qualcosa di moderno, Ex-Otago. Ti ci ritrovi? In generale cosa pensi della scena attuale indie pop? Quali sono le tue maggiori influenze?

Con Vasco ho sempre avuto un rapporto di amore e odio: non l’ho mai seguito, penso di essere uno dei circa 30/40 italiani che non ci è cresciuto musicalmente parlando, non mi piace proprio; quando ero pischello ci ho provato in tutti i modi a farmelo piacere ma proprio niente, è una cosa mia, non ci riesco! Però nutro nei confronti della persona molta stima, è uno che quando parla lo fa con cognizione di causa e si sente che ha un retroterra culturale di spessore. Mio padre quando lavorava in radio lo intervistò e mi raccontava che era veramente un ragazzo umile e intelligente, molto colto e preparato, quindi gli voglio bene ma non sono mai stato un vasconvolto. Il mio pezzo Anima libera si chiamava Anima fragile e devo pubblicamente ringraziare Fabio Campetti (Intercity e Campetty) per avermi fatto notare che Anima fragile era una megahit del Blasco, che ignoravo totalmente! Una volta cambiato il titolo in Anima libera ho comunque lasciato in un ritornello il verso “anima fragile”, perché essendo un pezzo dedicato a mio papà che se ne è andato qualche tempo fa, mi sembrava chiudere il cerchio Vasco/mio padre e il mio progetto artistico; in pratica ho fatto un omaggio non voluto ma comunque sentito.

Jovanotti è un altro tasto dolente: lo stimo ma non l’ho mai ascoltato, mentre gli Ex-Otago mi piacciono veramente un casino: grandi idee, tanta freschezza e tanto mare, cosa che ci lega tra l’altro perché veniamo entrambi da una città di porto.

Per quanto riguarda le influenze, naturalmente ascolto indie italiano e ne sono influenzato quanto basta. Se fai musica e ti rivolgi a un pubblico specifico devi starci un po’ sul pezzo, quindi sicuramente mi sono lasciato ispirare da qualcuno come gli Ex-Otago, Calcutta, I Cani, TheGiornalisti, qua e là. Della scena indie italiana penso solo che bene; anche se non mi trovo vicino a tutti gli artisti per stile, genere e idee, comunque è un fermento e il fermento può solo far bene!

Autore dell'articolo: Giorgia Molinari

Giorgia Molinari

Nasce nello stesso paese di Martufello, dove cresce mangiando crostatine alle visciole. Scegliendo di seguire i sogni, si iscrive ad Archeologia innamorandosi della preistoria anatolica. La vita da pendolare non fa per lei: impacchetta la sua roba e approda a Rebibbia insieme al pappagallo Rio; a casa giù torna spesso, ché 90km son troppo pochi per fuggire davvero. Vorrebbe essere una bolla di sapone, crede di essere una volpe selvatica, in realtà cerca di fare tutto incastrando vita e accolli.