Carlo Barbagallo

No Report – Carlo Barbagallo: nuova deriva rock-soul dall’aretuseo

Carlo Barbagallo e la sua band ha presentato il nuovo album “9”, presso il centro culturale Zo di Catania

 

Il nuovo progetto in solo di Carlo Barbagallo, nome finora associato ad alcune tra le migliori band della scena indie aretusea – quali Albanopower e Suzanne’silver – nasce dall’esperienza maturata e dall’esigenza di esprimersi fuori dall’ambito – e dai vincoli – imposti dal concepire brani in collettivo. Brani che nascono evidentemente chitarra e voce, fuori dagli schemi imposti dai tempi dispari, dalla spasmodica ricerca e sperimentazione, e soprattutto dal mettere d’accordo più artisti in fatto di arrangiamenti: partendo da queste basi e scevro da vincoli di sorta è venuta fuori la vera anima rock-soul di Carlo.

Lo stage, per l’occasione, era popolato da nove musicisti (numero scelto non a caso), così come “9” è il numero di tracce dell’album ed il titolo stesso. A coadiuvare il frontman, nomi piuttosto noti della scena indie attuale, quali Lorenzo Urciullo (al secolo Colapesce) alla chitarra, Giovanni Fiderio (Tapso II, Mashroom) al violino, ed altri artisti che hanno condiviso con Carlo progetti passati e non; per dovere di cronaca: Mauro Felice (batteria), Andrea Romano (tastiere, cori), Dario Serra (chitarra, cori), Giuseppe Sindona (basso, cori), Salvo Barbagallo (sax), Elaine Bonsangue (sampler).

Al concerto da Zo, è stato come fare un salto nel passato, in quegli anni ’70 nei quali spopolava la musica soul nel Nord America, per poi contaminarsi successivamente con il rock e divenire il fenomeno cantautorale tout court; ma nel caso di Carlo Barbagallo, il tutto è miscelato pure con sonorità post-rock che rimandano la memoria a progetti quali Tortoise, oppure a Chris Cornell (giusto per citarne qualcuno).

E’ stata una piacevole sorpresa scoprire questa nuova deriva rock/soul di Carlo Barbagallo, della quale, ad onor del vero, se ne percepiva la presenza pure negli ultimi lavori dei Suzanne’silver, seppur caratterizzata dalla ricerca di intrecci sonori tipici del progetto. Invece adesso, via il math rock, via la sperimentazione sonora, ciò che rimane, nella sua basica espressione a tratti lo-fi, è capace di stupire e pure emozionare lo spettatore. E così è stato da Zo.

Look frankzappiano e timbrica lennykravitziana, circondato dalle sue tre chitarre, Carlo dirigeva l’ensemble con il piacere e l’entusiasmo tipico di chi la musica la vive quotidianamente, per poi ritrovarne la summa sul palco, momento topico dove l’anima dell’artista è rivoltata come un guanto e visibile ad occhio nudo.

Il primo dei brani eseguiti, Any Girl’s Eyes, chiarisce subito le idee sull’allineamento del progetto, per il quale è stata scelta la lingua inglese, mostrando di non cedere alle lusinghe d’incontrare maggiormente quel pool di consensi legati al cantautorato nostrano.

Ogni brano lasciava pure spazio ad occasionali sessioni soliste di chitarra, violino o sax, che divenivano quasi un concerto nel concerto, mettendo in evidenza il virtuosismo dei musicisti e soprattutto l’intesa generale maturata in band; quella che viene dopo anni trascorsi assieme, calcando palchi e, in misura maggiore, a provare e riprovare in qualche garage o scantinato. Anche e soprattutto questo è Rock & Roll – direbbe qualunque navigato musicista.

Oltre gli intrecci di chitarre, che facevano da strumenti principi per questo concerto, Elaine Bonsangue, dalla regia, innestava samples in momenti topici dei brani, o anche solo loops carpiti in tempo reale durante il live, rendendo il tutto spiazzante e a tratti surreale.

Particolarmente apprezzati pure i brani: 11 Dreams, Rust, Rainbow (eseguita senza il supporto degli altri musicisti, in un momento di intimistica e solitaria attitude) e tutti gli altri facenti parte dell’album (la cui uscita è prevista in primavera) che invito il lettore a scoprire. Come bis, ha avuto spazio pure la cover “For the turnstiles” di Neil Young.

Detto ciò, rimane da dire che, a fine concerto, opinione comune era quella d’aver assistito ad un live d’alto livello, di quelli che rendono pienamente appagante la serata tipo del fruitore rock indie; così come pareva volontà comune, pure quella di seguire il percorso artistico in divenire di Carlo Barbagallo, per scoprire dove prossimamente lo condurrà.

 

 

Autore dell'articolo: Fabio Longo

Fabio Longo
Fabio è un informatico che è pure musicista. A volte dice che è un musicista che nel tempo libero fa l'informatico, mentendo. Crede fermamente che un critico musicale non possa esserlo fino in fondo se non conosce bene la materia, da qui la sua missione di recensire concerti.