Anna Calvi

Anna Calvi, da cacciatrice a preda [Recensione]

Cacciatrice o preda? A dispetto del titolo, non fidiamoci troppo di Anna Calvi: pubblicato come sempre per Domino Records, “Hunted” è l’album quasi gemello del superlativo “Hunter”, con il quale due anni fa la cantautrice inglese ha conquistato ancora una volta pubblico e critica. Il quasi è d’obbligo perché, rispetto al predecessore, “Hunted” rielabora sette brani in chiave quasi completamente acustica, ma a dispetto del titolo, scelto per pura assonanza, si tratta di un lavoro dal tono tutt’altro che remissivo.

La sensualità ferina e pulsante che caratterizzava la prima versione di queste sette canzoni, qui si stempera in un languore oscuro e decadente, nel quale Anna Calvi sembra essere tutt’altro che la classica preda indifesa: al contrario, la cantautrice, con la complicità di alcuni collaboratori di lusso come Julia Holter, Charlotte Gainsbourg, Courtney Barnett e Joe Talbot degli Idles, sembra tendere un agguato musicale all’ascoltatore che idealmente si è messo sulle sue tracce.

Quando la dolcezza acustica o vocale delle canzoni riesce nell’intento di abbassare le nostre difese, ecco che la Calvi graffia e attacca, con la sua voce o con le distorsioni della sua Fender, sorprendendoci e lasciandoci inerti a leccare le nostre ferite. L’ottimo lavoro svolto nel riarrangiamento dei brani aggiunge loro un pathos drammatico sorprendente e toccante: “Hunted” non è solo una pubblicazione intermedia riempita di esperimenti acustici su canzoni di successo, ma un disco ispirato e ragionato che conferisce loro nuova vita, energia ed atmosfera.

Con questo disco, Anna Calvi ci dà ancora una volta prova del proprio talento ed estro musicale, attraverso delle nuove, sorprendenti variazioni in rosso di sette sanguinose canzoni divenute classici del suo repertorio.

 

 

 

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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