Einstürzende Neubauten

Einstürzende Neubauten, dadaismo e decadenza [Recensione]

Il 2020 non è certo il periodo migliore per produrre e promuovere nuova musica, ma è proprio in questa situazione che accogliamo con estremo piacere un attesissimo ritorno come quello degli Einstürzende Neubauten, tornati all’opera dopo sei lunghi anni. Non è lecito sapere quanto abbia influito su Blixa Bargeld la – stupenda – collaborazione con il maestro Teho Teardo, fatto sta che “Alles in Allem” è forse il primo lavoro in cui la gloriosa band teutonica si abbandona anima e corpo alla melodia, rifuggendo quasi completamente le disarmonie industriali che ne hanno contraddistinto il sound nell’arco di ormai quattro decenni.

Possiamo dunque parlare di “normalizzazione” ed involuzione del sound della band? No, affatto. A guadagnare da questa scelta è stato certamente il forte impatto teatrale delle canzoni e della voce di Blixa, superbamente oscuro e solenne, che ci conduce all’ascolto di questa tenebrosa sinfonia di un presente inquietante. L’approccio dadaista in cui il nonsense era veicolato dalle strumentazioni metalliche cambia forma, con Blixa e compagni che come monaci oscuri e corrotti intonano una litania nichilista, da ascoltare per tutti i 44 minuti, accompagnandola con qualche forte liquore in grado di stordirci.

Alternando canzoni istrioniche come “Ten Grand Goldie”, “Alles in Allem” e “Weeding”, animate da una teatralità quasi brechtiana, ad altre pièce polverose e decadenti (“Am Landwehrkanal”, “Grazer Damm”), gli Einstürzende Neubauten ci offrono un’opera ambigua e ricca di sfaccettature, paragonabile ad un cristallo di quarzo nero, perfetto simbolo dell’eleganza formale del disco e del suo mood anomalo ed inquietante.

Questi elementi, uniti all’aspetto musicale che in questi solchi riesce a racchiudere l’eleganza classicheggiante del già citato Teho Teardo e le atmosfere postbelliche del lato B del capolavoro “Heroes” di David Bowie, fanno di “Alles in Allem” un’opera che forse non fa subito colpo al primo ascolto, ma che ci conquista via via stuzzicando le nostre inquietudini interiori più nascoste. Chissà, forse il muro di Berlino è ancora presente dentro di noi, che cerchiamo di erigere barriere verso un mondo sempre più minaccioso, fra la diffusione di virus purtroppo reali ed altri simbolicamente riconducibili al male del nichilismo e della disumanità, chiare espressioni della decadenza dell’uomo contemporaneo.

In questo scenario, Blixa e i suoi si divertono a sovvertire le nostre attese, costringendoci ad affrontare i nostri timori verso il mondo circostante, ricordandoci che, in fin dei conti, “Alles in allem” cioè “tutto in tutto”.

 

 

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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