Fabio Cinti

Fabio Cinti, il sentimento è una rapsodia in blu [Recensione]

Raggiungere le profondità del cuore e della mente, scegliendo l’affatto facile via di una delicata essenzialità, nella quale solo l’orecchio più attento ed il cuore più sensibile possono cogliere quei preziosi dettagli nati da sfumature e note ben ponderate. Non possiamo che affermare fin da subito che “Al blu mi muovo”, l’ultimo album in studio di Fabio Cinti, è un lavoro che ci è piaciuto davvero molto, figlio di una cura e di un’ispirazione ormai rari nel panorama  musicale italiano.

Da sempre estimatore della tradizione cantautoriale italiana e del maestro Franco Battiato, nel suo ormai lungo percorso creativo Fabio Cinti ha saputo collocarsi nei binari di un genere musicale che oggi non va ormai più per la maggiore, contribuendo a mantenerlo in vita e a rinnovarlo: è difatti un canone classico quello che troviamo nell’opera del cantautore veneto, capace nel corso degli anni di affrontare nuove sfide sonore attraverso l’uso degli strumenti più tradizionali e l’elettronica. Il risultato? Un pop neoclassico che suona sempre, piacevolmente attuale, grazie al talento del nostro nella ricerca di sonorità cristalline per purezza formale ed eleganza sofisticata quanto basta.

Equilibrio nel suono, ma anche nei testi e nell’attitudine: l’opera di Fabio Cinti è sempre stata, fra la tante cose, una ricerca di equilibrio nel dialogo spesso conflittuale fra ragione e sentimento, e mai come ora egli ci sembra aver trovato il suo “centro di gravità” fra queste due istanze. Riflessivo senza scadere nella cerebralità e dolcemente malinconico senza troppo indulgere in facili languori, Cinti sembra muoversi verso l’esplorazione di un blu/blues/spleen esistenziale con la mente e il cuore di un adulto a cui si affianca un’improvvisamente ritrovata innocenza infantile, ovvero quella capacità di osservare senza pregiudizi e con stupore, purtroppo così difficile da mantenere nell’età adulta. Ci sembra questo il senso espresso dalla bella immagine di copertina, che bene introduce i trentadue minuti di ascolto divisi in otto brani – e anche questa parità più o meno volontaria ci sembra esprimere il senso di equilibrio neoclassico che pervade l’intero album.

La malinconia e la ricerca di senso nello scorrere del tempo e della vita sono affrontati da subito con i primi due brani, legati, seppur profondamente diversi fra loro: “Tra gli alberi combatto” ci presenta un Cinti inusuale, che canta su arpeggi che richiamano involontariamente il Battisti del primo periodo, sostituendo alla solarità di quest’ultimo l’aspro sapore delle nebbie interiori; i ricami elettronici di “Giorni tutti uguali” ci riportano a Battiato, fra pensieri sulla noia della routine quotidiana e l’ideale di un amore o, quantomeno, di un gesto semplice in grado di farci apprezzare le piccole cose della vita.

Al di là dell’aspetto musicale, è la voce di Fabio a prendere il sopravvento nei seguenti brani: il suo canto nobile e a tratti solenne ci affascina accompagnato dal pianoforte in quella meravigliosa lettera aperta che è “Da lontano”, o in “Che cosa succede?”, delicato inno al puro sentimento. La semplicità apparente è la chiave con cui il nostro colpisce ancora nel profondo con due intense divagazioni sul tema amoroso – la soave “Amore occasionale”  e la letteraria “La sventurata rispose”, in parte ispirata dalla vicenda manzoniana della Monaca di Monza -, mentre “Vieni con me” è un quasi sussurrato invito a fuggire via dal caos della realtà contemporanea.

“Il grande balzo in avanti” ci sorprende inizialmente con dissonanze quasi horror e gotiche, funzionale preludio ad un brano che ci fa ancora riscoprire Battiato e i Bluvertigo: le cupe atmosfere iniziali nate da questi suoni così kraut, si stemperano via via in una ballata riflessiva, che si rivela essere un invito al coraggio, alla speranza e alla memoria seguendo la propria strada ed ispirazione.

Figlio di un periodo di lavorazione caratterizzato da profonde riflessioni sull’umanità e sulla stessa missione artistica del suo autore, “Al blu mi muovo” è un album che Fabio Cinti ha deciso di pubblicare ugualmente nonostante il periodo di lockdown dal quale stiamo pian piano uscendo: una scelta sicuramente coraggiosa ma al contempo ben ragionata, perché in questi tempi oscuri che stiamo vivendo, dove l’arte e la sensibilità non sembrano ricevere la giusta considerazione, opere come queste sono in grado di farci riscoprire il valore dell’introspezione attraverso un’esperienza fatta di pura bellezza.

 

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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