Inude

Inude, elettricità e carattere [Recensione]

Non difettano certo di personalità e stile gli Inude. Il trio salentino, a cinque anni di distanza dall’EP “Love is in the eyes of the Animals” ha pubblicato verso la fine del 2019 “Clara Tesla”, un lavoro raffinato in cui, nonostante le tante evidenti influenze in ambito elettronico, new soul e indie rock (da James Blake ai Bloc Party, passando per Bon Iver) la band riesce ad ottenere un proprio, personalissimo sound.

Verrebbe da domandare alla band se il caleidoscopio cromatico a tinte fresche dell’artwork sia in qualche modo stato generato a partire dalla loro musica, perché ci sembra proprio un gioco di delicate sfumature verdi, blu e viola quello che definisce al meglio il sound di “Clara Tesla”, fantomatico nome che ci lascia immaginare una sorta di androide dalle fattezze femminili, tuttavia dotato di un cuore pulsante.

Un’elettronica estremamente affinata e delicata, in cui dietro ad un sound artificiale solo apparentemente freddo si fa progressivamente strada la voce di Flavio, che dà perfettamente vita alla narrazione di un sentimento di primo acchito pudico e distaccato, capace di scaldare via via le note ed i colori, profondamente legati in una perfetta sinestesia, ed il cuore stesso dell’ascoltatore, perfettamente a suo agio in questo elegante microcosmo sonoro.

Un incanto biomeccanico di grande bellezza, da cui lasciarsi conquistare.

 

 

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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