Malakay – “Monster Cries Solo In The Heaven” [Recensione]

Malakay, nome d’arte dell’artista sardo Andrea Camboni, è al suo album d’esordio dal titolo “Monster Cries Solo in the Heaven”.
E se è vero che l’arte deve andare controcorrente, Malakay ha risalito il fiume come un salmone.
La narrazione del fallimento personale e generazionale, raccontata da una voce rap intima che si scaglia contro lo stereotipo della mascolinità tossica, di quella che sussurra ai bambini fin da piccoli: “non piangere, sei un maschietto”.
L’album scritto durante il periodo di lockdown ci invita a non colpevolizzare noi stessi di fronte alle sconfitte e alle delusioni.
“2Thedarknback”, prima traccia dell’album, rovescia l’espressione romantica: To the moon and back, raccontandoci un ritorno alla quotidianità segnata irrimediabilmente dalla pandemia… “non curi una frattura con un cerotto”, il brano dalle venature elettroniche, si chiude con due stralci di discorsi presidenziali: il primo di Kennedy in occasione del lancio dell’uomo sulla Luna, il secondo di Obama il giorno del suo insediamento alla Casa Bianca.
“Millenium Ghetto”, il secondo testo, non tradisce le sfumature elettroniche presenti fin dalla prima nota del disco, un’atmosfera spirituale dissacrata dal contesto pandemico oppressivo, come una chiesa al centro di un quartiere popolare.
La canzone numero tre dà il titolo all’album e racconta il sentimento di profondo disagio che scaturisce dal sentirsi estranei nell’ambiente famigliare, qui il dramma strettamente personale si mescola con la tragicità universale della morte nel discorso che chiude la traccia nel quale Boris Johnson prepara gli inglesi a vedere i propri cari morire.
“Fragile”, al centro di questo progetto discografico, narra le insicurezze di un’anima coraggiosa, già solo per aver trovato il modo di comunicarle, scritto a quattro mani da Sneccio e Prisoner.
A creare una pausa all’interno del disco è “Peaceful Presidential”, brano interamente strumentale che si chiude con le parole del presidente Nixon, parole di confessione nelle quali ammette di aver tradito amici e famiglia a causa del coinvolgimento nello scandalo Watergate.

Parole che spogliano dalle sovrastrutture dei ruoli e rappresentano universalmente la fragilità bambina che accompagna l’essere umano per tutta la vita.
Gli ultimi tre bani parlano d’Amore: “Coma”, “Higher Lover” e “Grazie”, un Amore strafatto, pieno, travolgente e forse a tratti privo di senso.

“Abbiamo fatto l’amore per ore, ore e ore
Ti ho detto ti amo
Tu mi hai risposto solo con “Grazie”

Autore dell'articolo: Costanza Maugeri

Sono una ragazza alla quale piace scrivere di tutto. Altamente pesante e spero anche fortemente pensante