No Book – “For Ever and Ever”, i 15 anni di Stefano Bianchi con David Bowie

E’ ormai passato qualche anno dall’inattesa e dolorosa scomparsa di David Bowie, eppure le tante iniziative per ricordarlo da parte dei fan e dei tanti musicisti ed artisti che l’hanno amato fanno sì che la sua figura non sia ancora relegata al mondo dei ricordi, ma possa ancor oggi essere considerata una presenza viva nel mondo della musica: del resto, la sua immensa produzione artistica, l’impatto della sua figura aliena nell’immaginario collettivo nell’arco di quasi cinquant’anni di onorata carriera e, dulcis in fundo, la pubblicazione di due ultimi album capolavoro (“The Next Day” nel 2013 e “Blackstar” nel 2016) prima di un’uscita di scena tanto sconvolgente quanto teatrale nel suo perfetto stile, hanno segnato in maniera indelebile tanto la storia della musica quanto quella dell’arte in generale e della società, per cui è inevitabile che la sua vita – o forse sarebbe più corretto parlare al plurale delle sue, tante, vite? – sia ancor oggi oggetto di ammirazione, studi e pubblicazioni interessanti.

In occasione del terzo anniversario della scomparsa di Bowie, NonSense Mag coglie dunque l’occasione di proporvi un interessante opera made in Italy sull’opera di Bowie a partire dagli Eighties fino all’inizio del terzo millennio: “For Ever and Ever” di Stefano Bianchi ci racconta la vita e le opere del “fu Ziggy Stardust” in uno dei suoi periodi artistici ancora da riscoprire. Preceduto dalla coinvolgente introduzione ad opera di Ivan Cattaneo, che come Bianchi ebbe la fortuna di conoscere David Bowie, l’opera del giornalista milanese raccoglie in 133 pagine le sue recensioni di album (incluse alcune seminali ristampe, live e greatest hits) e tour e, soprattutto, le interviste con l’artista inglese fra il 1987 ed il 2002; questo materiale di primissima qualità, prodotto per testate storiche come “Tutto Musica & Spettacolo”, unito al commosso ricordo del giornalista, ci mostra come anticipato un periodo ancora in fase di riscoperta nella vita artistica di Bowie, che parte dalla fine dell’intermezzo pop degli anni ’80, con due album ancor oggi discutibili come “Tonight” e “Never Let Me Down” considerati quasi unanimemente come il punto più basso della sua carriera, per attraversare la risalita della china negli anni ’90 con una serie di nuove pietre miliari – il trio “Black Tie/White Noise” “Buddha of Suburbia” e “1.Outside” su tutti – per giungere all’uscita di scena all’inizio degli anni 2000 per motivi di salute.

Il quadro offerto da Bianchi è particolarmente apprezzabile per tutti i fan di nuova e vecchia data, poiché ci consente di (ri)scoprire quanto sia stato elevato il livello della sua produzione artistica in un arco di tempo ancor oggi rimasto nell’ombra rispetto agli iconici album prodotti negli anni ’70: abbiamo così, modo di conoscere, attraverso le sue stesse parole, un Bowie sempre desideroso di giocare, sperimentare e rinnovarsi attraverso la musica, cercando di stupire nuovamente il proprio pubblico dopo il lustro in chiave pop della seconda metà degli anni ’80, apprezzandone la continua voglia di rinnovarsi e di esplorare nuovi territori nel suo costante desiderio di trovare nuove forme espressive. Una rinascita che seppe cavalcare quello che fu il periodo d’oro di MTV, nel quale David seppe di nuovo tornare sulla cresta dell’onda con proposte di qualità e videoclip iconici, periodo che paradossalmente si chiuse poco dopo la sua lunga dipartita dalle scene a causa dell’infarto patito nel 2004.

Un viaggio completo nel quale non manca interessante materiale visivo come opere d’arte dedicate all’artista, a partire dallo splendido ritratto in copertina dipinto da Franco Mariani, foto d’epoca o anche semplici scatti degli album autografati in possesso dell’autore.

In una cronistoria che si svolge lungo quattro aree tematiche (interviste, conferenze stampa, recensioni ed articoli vari), Bianchi ci racconta, con grande professionalità giornalistica e l’altrettanto grande affetto di un fan storico, le opere di un’artista che, nonostante la lunga carriera, ha lasciato un vuoto incolmabile ed un ricordo indelebile nell’immaginario collettivo mondiale: “For Ever and Ever” è quindi un’opera che offre un contributo importante nella ricostruzione e riscoperta delle opere dell’inimitabile ed inafferrabile David Bowie, uno di quei rari artisti a tutto tondo capaci di stupire fino all’ultimo istante e che, per quanto non sia più fisicamente tra noi, ancor oggi continua a stupire ed emozionare le nuove generazioni con il suo essere assolutamente unico e molteplice allo stesso tempo.

Il sipario non è ancora calato e la musica del Duca suona ancora: libri come questo sono qui a dimostrarcelo.

 

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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