No Report – Artico Festival – Day 2: Gigante, Dunk e Colapesce

Eccoci arrivati al Parco della Zizzola di Bra, dopo una faticosa salita al sole, evidentemente per strade poco attendibili, per citare Colapesce erano strade diroccate, veniamo ricompensati però da una vista mozzafiato e da un ambiente ospitale, tra profumo di pizze al forno a legna, birre e stand vari; ci avviciniamo al palco all’ombra della costruzione a pianta ottagonale della Zizzola, che a noi, per colori e geometrie, somiglia tanto ad un piccolo Castel Sant’Angelo. Ma non è questo il momento di fare i critici d’arte. Insomma, eccoci arrivati alla seconda edizione dell’Artico Festival di Bra, che quest’anno ha ospitato oltre a Coma_cose e Colapesce, nomi rivelazione di questo 2018, presenti praticamente in qualunque line-up di festival in giro per l’Italia, novità davvero interessanti come Generic Animal , Gigante e Dunk.

Noi di Nonsense Mag eravamo presenti alla seconda e ultima data del festival, la quale ha visto esibirsi, in ordine: Gigante, Dunk e Colapesce.

Era il tramonto quando a salire sul palco sono quattro giovani ragazzi, uno dei quali, al centro, ha un ukulele attaccato all’amplificatore, si chiama Ronny Gigante, ex bassista dei Moustache Prawn, il quale ha dato vita, per l’appunto, all’omonimo progetto Gigante, nato nel 2016, che ha portato il 26 febbraio scorso alla pubblicazione di Himalaya, album ispirato, come ha affermato lo stesso Ronny, da “Tabù: la vera storia dei sopravvissuti delle Ande”, scritto da Piers Paul Read, che parla della storia dell’incidente aereo di una squadra di Rugby uruguayana, con a bordo anche alcuni parenti e amici degli atleti, che, nell’ottobre del 1972, si schiantò sulle Ande.

Dei passeggeri, trentadue sopravvissero. Nel gelo dell’alta montagna, privi di indumenti adatti e praticamente senza cibo, i superstiti dovettero presto prendere la decisione di nutrirsi della carne dei compagni, dei parenti e degli amici morti.

Su questo concept nasce l’intero album che presenta musiche che mischiano elementi folk ad elementi new wave.

Il live parte con Guerra, prima traccia dell’album che via via viene presentato per intero.

Il risultato è un lavoro complesso e per niente banale.

Unico nel suo genere il contrasto tra l’ukulele, strumento che solitamente esprime atmosfere di spensieratezza completamente opposte al mood di Himalaya, e synth e batteria, quest’ultima sempre presente come una marcia, una sentenza.

Degni di nota brani come Sopravvissuti, Frank e Siberia. Mentre il live si appresta alla sua conclusione, sulla nostra sinistra la proiezione in diretta di un’artista, che, ispirata dalla musica, dipinge un volto con sotto la scritta GIGANTE.

Prima di concludere, arriva il momento di una cover, “una cover un po’ particolare, perché in realtà è la sigla di un cartone animato: ken il guerriero”.

Finisce così il primo live di quest’utlima serata di Artico Festival, si fa buio.

 

E’ il momento dei barbutissimi Dunk, progetto che nasce per mano dei fratelli Marco ed Ettore Giuradei, rispettivamente tastiere e chitarra e voce, formazione che si va a completare con due nomi non da poco: Luca Ferrari direttamente dai Verdena e Carmelo Pipitone dei Marta sui tubi.

Chiaramente i toni non possono che alzarsi e incattivirsi, in un misto di hard rock e punk.

Lo stesso Ettore ha dichiarato che il loro nome viene da “Dio è punk”, a sottolineare l’approccio molto diretto e anarchico, per l’appunto punk, che hanno avuto nell’incidere il disco.

A proposito di nomi illustri, come se la formazione titolare non fosse abbastanza, ecco arrivare sul palco, a sorpresa, per concludere in bellezza, Riccardo Tesio dei Marlene kuntz.

In questo clima di violenza tutta in crescendo, siamo pronti ad espiare i nostri peccati. Arriva don Lorenzo Colapesce.

L’ Infedele tour riparte da qui. E’ questa infatti la prima data estiva del cantautore siciliano accompagnato dalla sua Infedele Orchestra, composta tra gli altri da Adele Nigro alla chitarra, sax e seconde voi, fresca di Primavera Sound, con i suoi Any Other, e dal produttore napoletano Mario Conte alle tastiere, con cui, così come era successo per Egomostro , album del 2015, precedente a Infedele, Colapesce ha prodotto le musiche di questo suo ultimo lavoro, così tanto apprezzato nella scena indipendente italiana, questa volta insieme al sardo Jacopo Incani in arte Iosonouncane.

Il live parte con l’iconica Pantalica, prima traccia di Infedele, mentre Colapesce sale sul palco in tunica sacerdotale e con una gigante testa da pesce spada. Si continuerà ancora con altri 3 pezzi del nuovo album, ovvero: Ti attraverso, Vasco da Gama e Totale. Un inizio musicalmente col botto, ci sentiamo trasportati dalle sonorità orchestrali e dalla ricercatezza musicale del nuovo album.

Si continua con quelli che sono stati per Colapesce i principali cavalli di battaglia del passato: Satellite, Reale ed Egomostro, per poi passare a Maometto a Milano, il cui video tanto ha fatto parlare di sé per la censura imposta da YouTube. Per vederlo, infatti, bisogna confermare d’avere almeno 18 anni. Nel video, in cui Colapesce e Ground’s Oranges, gruppo di videomaker catanesi, i quali hanno collaborato, oltre che con Lorenzo, per la realizzazione dei video di Totale  e di Sospesi, anche con nomi come The Zen Circus, nei video di Catene e di Il mondo come lo vorrei, e Gazzelle per la sua Meglio così, affermatisi per la scelta di colori, inquadrature, location e personaggi raffigurati nei loro video, hanno ricostruito la Siria in Sicilia, raccontando di una storia d’amore omosessuale nel mondo di armi e violenza dei terroristi estremisti islamici. Nel video lo stesso Colapesce compare come ostaggio, sequestrato all’interno di un tombino.

Tutti felici e tutti risolti, dopo 8 pezzi musicalmente tutti in discesa, perchè più ritmati, come uno spartiacque all’interno della scaletta, che preannuncia una seconda parte di live maggiormente acustica e più lenta con dei pezzi come S’illlumina e Bogotà, tratti da Un meraviglioso declino, primo album del cantautore siciliano, si arriva ad uno dei momenti più intensi dell’intero live. Accompagnato solamente dal pianoforte, Colapesce esegue una cover di Battiato: Segnali di vita.

Non arriva di certo a caso l’omaggio al Maestro, vista la comune provenienza e l’essere stato evidentemente per lui grande fonte d’ispirazione.

Qui la cover suonata lo scorso 3 marzo a Torino.

C’è ancora tempo per sentire bruciare dei fogli con Restiamo in casa, quando Colapesce, scaletta e accendino alla mano, brucia da tradizione il foglio sopra il palco, e per rimanere Sospesi dal 20 al 28 dicembre, cantando tutti insieme, a cappella, in dissolvenza il tratto finale della canzone: “Non ho mai visto un pubblico così intonato”.

Benedetti addirittura dall’eucarestia somministrataci con solennità da don Lorenzo Colapesce, abbiamo ormai espiato le nostre colpe.

La messa è finita, andate in pace.

 

Tutto questo e molto altro nel secondo giorno di Artico Festival di Bra. Per ritornare ancora una volta in questa accogliente collinetta felice, quasi fosse sospesa per aria, non ci resta che aspettare l’anno prossimo per la line-up della terza edizione.

 

Autore dell'articolo: Giuseppe Fossi