No Report – Brilla ancora la stella di Alanis Morissette

È una calda e afosa serata di luglio quella che ci accoglie all’Ippodromo di San Siro per la terzultima data del “Milano Summer Festival”, e la prima cosa che constatiamo con piacere è il fatto che gran parte dell’atmosfera “caliente” è dovuta ad un afflusso di pubblico superiore alle aspettative per questo ritorno in Italia di Alanis Morissette: dal 2012, anno dell’ultimo album di inediti e del  relativo tour che per l’ultima volta la portò in Italia, si era sentito parlare assai poco dell’artista canadese, impegnata a tempo pieno con la sua famiglia, perciò abbiamo colto con piacere l’occasione di poterla sentire dal vivo.

La prima impressione l’abbiamo dal palco,  allestito in maniera assai minimale, con pochi strumenti fra i quali spiccano un grosso sintetizzatore dall’aspetto retrò ed una batteria riparata da una sorta di separa in plexiglas: verrebbe quasi da pensare ad un concerto soft in versione semiacustica, non fosse che alle 21:15, dopo il classico quarto d’ora accademico, un’affiatata e baldanzosa band inizia a calcare lo stage aprendo per Alanis, che entra a sua volta salutando il pubblico. L’aspetto è quello della ragazzina di sempre,  vestita con scarpe sportive, pantaloni in pelle e camicetta bianca con volant, ma è soprattutto l’espressione sorridente e radiosa a lasciarci presagire che questa sarà una bella serata.

L’artista sembra quasi emozionata da tanto, forse inatteso pubblico, e la voce necessita di qualche secondo per ingranare, ma è inutile focalizzarsi sui trascurabili difetti di quest’ouverture: “All I really want”, traccia 1 del pluripremiato “Jagged Little Pill”, è quanto di meglio si potesse chiedere per aprire le danze. Niente concerto intimista dunque: è rock fin da subito.

Il tempo passa per tutti, ma, al di là di qualche capello bianco e di un’acconciatura ancor più corta rispetto al taglio visto tempo fa nel video di “Everything”, Alanis è ancora la ragazza entusiasta che ci aveva conquistati nel lontano 1995: canta senza risparmiarsi, imbraccia e suona chitarre ultra-glitter ed attraversa in lungo e il largo il palco per salutare e scatenare il pubblico, senza quasi mai fermarsi per tutta la durata del live.

I presenti sono entusiasti ed accompagnano la cantante nell’esecuzione di tutti i brani, ma sono inevitabilmente i suoi brani storici a farla da padrone in questa setlist: è quasi scontato perciò che  ai primi attacchi di “You learn”, tutti si scatenino facendo quasi pensare di essere allo stadio di San Siro, invece che all’Ippodromo.

Ben coadiuvata da una band affiatata che esegue i brani con evidente divertimento, la cantante ci regala una versione appassionata di “Mary Jane” e “Guardian”, quest’ultima con tanto di scintillante chitarra glitter dorata… e l’atmosfera da calda, diventa a dir poco incandescente, ma il pensiero del pubblico è semplicemente riassumibile nel fatto che sia così bello esser qui a riabbracciare un’artista così piena di entusiasmo, che ripropone con sapiente grinta i migliori brani dal suo intero repertorio. Realizziamo con piacere che anche in quest’occasione è presente un pubblico assai variegato e di ogni età, scorgendo spesso e volentieri ragazzi che nel 1995 certi brani forse li avranno sentiti nel pancione.

Il set prosegue con due momenti pericolarmene brillanti, grazie ad una versione di “Hand in my Pocket” in cui la Morissette si cimenta con perizia all’armonica e i due chitarristi imbracciano l’acustica per accompagnarla, seguita da un’intensa “Everything” in cui la cantante nota divertita i fogli con scritto “Alanis for President” che lo zoccolo duro dei fan sventaglia nelle prime file. 

L’atmosfera è stupenda e tutti si godono questa serata che non si limita al sapore di revival: alcuni sotto sotto si aspettano qualche sorpresa come l’esecuzione di un inedito, anche alla luce dell’ormai sicura uscita del nuovo album prevista per il 2018, ma in fondo sono tutti qui per divertirsi ed ascoltare canzoni rimaste nella storia e nel cuore di tutti. È bello vedere come Alanis, a volte non più in grado di sostenere certi acuti, sia sostenuta dai cori del pubblico adorante che i suoi brani li conosce a memoria, al punto che “Head over Feet” è praticamente cantata per due terzi dal pubblico.

Tutto funziona perfettamente, dalla platea alla band, e Alanis è sempre più raggiante, palesemente felice per lo spettacolo che vede dinnanzi ai suoi occhi, con tutta questa folla, piena protagonista del suo meraviglioso rock show.

La scaletta scorre perciò veloce: “Hands Clean”, “Ironic”, “You oughta know” e una “Wake up” a concludere il set in cui proprio lei, che non è stata ferma un attimo, ha ringraziato l’audience per l’inaspettata generosità. Gli artisti escono, ma il rientro è pressoché immediato per due attesi encore. Ci viene proposta una versione di “Uninvited” di particolare atmosfera, eseguita per metà al piano con la sola Alanis illuminata da uno spot giallo, e poi la chiusura col brano forse più scontato ma atteso da tutti per il saluto finale: la sempre splendida e struggente “Thank U”, dopo la quale Alanis ci saluta lasciandoci andare felici verso l’uscita dell’Ippodromo.

Concluso lo show,  la sensazione rimasta, dopo questi sei anni d’assenza, è quella di aver ritrovato un vecchia amica e compagna di viaggio, alla quale possiamo proprio dire “non sei cambiata affatto” per poi metterci a ricordare tanti bei momenti. Alla domanda “cosa ci racconti di nuovo?” riceveremo risposta nei prossimi tempi, ma non è certo un problema: il meraviglioso mondo del rock è fatto anche di ricordi ed emozioni, fermo restando che in ogni caso i brani proposti stasera sono dei classici senza tempo e per ogni età, come l’entusiasmo del pubblico stesso ha sentenziato.

Bentornata Alanis: sei stata via in silenzio a goderti la serenità familiare, e sei tornata in punta di piedi a farci capire a suon di rock quanto tu ci sia mancata.

Setlist

  1. All I really want
  2. 21 Things I want in a Lover
  3. Forgiven
  4. Woman Down
  5. You learn
  6. Mary Jane
  7. Guardian
  8. Right through You
  9. Hand in my Pocket
  10. Everything
  11. Sister Blister
  12. Head Over Feet
  13. Hands Clean
  14. Ironic
  15. You oughta know
  16. Wake up
  17. Encore #1 – Uninvited
  18. Encore #2 – Thank U

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola