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NO REPORT – I Canova e il tempo perduto che vive per sempre: le “madeleine” della nuova musica italiana conquistano l’Alcatraz di Milano

Fra coriandoli fluttuanti e scenografie cinofile è andata in scena la prima tappa del tour di “Vivi per Sempre”, il nuovo album della band milanese uscito il primo marzo per Maciste Dischi/Artist First.

Il tempo è perduto, ma forse no. Ce lo raccontava il buon vecchio Marcel Proust quando sperimentava il potere dei ricordi sprigionati dal profumo della sua madeleine inzuppata in una tazza di tè. Ce lo raccontano oggi i Canova inzuppati di sudore durante il concerto d’apertura del loro nuovo Tour. Sì, perché quello per cui questi 4 ragazzi amanti del rock’n’roll si distinguono, io credo sia la capacità di immortalare per sempre un’epoca eterna che non viviamo più, rendendola nuovamente viva, forse estemporanea. Basta un suono, il loro, per aprire le porte della via d’ingresso alla memoria e sentirsi trasportati così in uno spazio senza tempo che non c’è più e che ci sarà per sempre, contemporaneamente.

Arrivo preparata. Preparata perché ho già nel bagaglio un bel po’ di loro live e pur non essendo purtroppo una groupie di fatto, con loro mi preparo a sentirmici ogni volta. L’Alcatraz è pieno e il pubblico è caldo, ma la sensazione è quella di ritrovarsi in un’atmosfera familiare da bar sotto casa, dove non devi specificare cosa ordinare perché “il solito” è già in arrivo. Quindi da una parte, la certezza di sentirti capito, dall’altra, la speranza nascosta di trovare l’inaspettato in qualcosa che conosci.  Ed è qui che torna la questione dei ricordi. Ogni singolo pezzo in scaletta infatti ti regala l’opportunità di scoprire qualcosa di nuovo in qualcosa di certo. Il rimando al passato è immediato, nei suoni, nelle immagini, nei tagli di capelli. Ma il bello sta proprio nella capacità che la band ha di prendere un ricordo e farlo diventare attuale, qui e ora, per te.

In un slalom fra “Avete ragione tutti” (album d’esordio pubblicato a fine 2016) e il nuovissimo “Vivi per sempre” si sono avvicendati, in versione live, i pezzi più amati dai fan. Per esempio “Manzarek”, che sembra quasi essere diventato un manifesto giovanile sulla semplicità terrena di un rapporto complicato, da cantare e cantare e ricantare a squarciagola mentre torni a casa in una notte di fine estate. Oppure “Goodbye goodbye” che urla malinconia vestita di spensieratezza, in pieno stile Canova; o ancora “Santamaria”, una canzone d’amore di quelle che mi fanno commuovere e non capisco mai perché. “Vivi per sempre” non ha paura di scavare nel torbido che fa paura, senza paura. Ma la mia preferita resta “Vita Sociale” che traina i popoli sotto un ombrello usato per ripararsi dalla stessa pioggia. E a sorpresa arriva anche una super cover che, se non si sapesse fosse di Achille Lauro, potrebbe anche esser scambiata per un loro cavallo di battaglia: “Rolls Royce” è un tripudio di energia e salti in aria al grido di “voglio una vita così, voglio una fine così, c’est la vie!”

Non ci sono orpelli, né scenografici né musicali, in questo live show tanto minimal nella forma quanto barocco nella forza emotiva del tutto. E nell’augurio di vederli crescere sempre di più, sale la curiosità di immaginare quali potrebbero essere le eventuali trasformazioni che li accompagnerebbero in scenari più grandi. Nell’attesa siederò in un bar, ordinerò un altro “solito” e inizierò a viaggiare come sempre fra trip mentali e ricordi evocati, dilatati nelle ore, che mi faranno scordare che sia già arrivato il momento di andare via. Dicono che il tempo è perduto, ma forse, anche no.

  
La scaletta del concerto di Milano

Shakespeare

Domenicamara

Manzarek

Goodbye goodbye

14 sigarette

Portovenere

Per te Rolls Royce (cover)

Groupie

Ho capito che non eravamo

La felicità

Expo

Ramen

Vivi per sempre

Santamaria

Encore: Aziz + Brexit (piano e voce)

Vita sociale

Threesome

 

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