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No Report – Il concerto dei Pooh ad Acireale: emozioni forti per l’ultima in Sicilia

Old but gold. Quello che apparentemente sembra soltanto un modo di dire è invece la perfetta sintesi dell’ultimo concerto siciliano dei Pooh, andato in scena ieri sera al Pal’Art Hotel di Acireale. Se “old” giustifica l’anagrafica del gruppo italiano più longevo di sempre, “gold” risulta ancora più appropriato perché celebra le nozze d’oro tra la band ed il mondo della musica (#pooh50) e perché il loro live è stato oro puro. Ma andiamo con ordine.

All’arrivo il palasport è già pieno in ogni ordine di posto e i fan ingannano l’attesa con delle “Ole” ed intonando vari successi della band. Alle 21:15 circa, si spengono le luci ed un enorme contatore (che arriverà fino a 50 ovviamente) accompagna l’ingresso sullo stage di Roby, Dodi, Red e Stefano: il primo pezzo della serata è Giorni Infiniti. Con Dammi solo un minuto il pubblico già caldo esplode e sentire la band fondata da Riccardo Fogli (nonostante l’impianto eccellente) vi assicuro non è facile!

Riccardo Fogli che per l’appunto dopo 43 anni ha ritrovato il suo gruppo, fa l’ingresso sul palco introdotto da Facchinetti sulle note di Vieni Fuori. C’è complicità e divertimento tra tutti i componenti del gruppo che con Piccola Katy ricordano molto i Beatles su quel palco: il risultato è la folla in visibilio.

Dopo questo brano, che gli valse l’ingresso nella hit parade, i Pooh si fermano brevemente per ringraziare tutti i presenti e sottolineare come abbiano fatto bene ad inserire questa tappa nel tour sia per l’accoglienza che abbiamo riservato loro sia perché “Sicilia fa rima con meraviglia”.

Il concerto prosegue tra virtuosismi musicali e vocali (si veda la comparsa di doppi manici, pedal steel, violoncelli, flauti traversi e la rotazione della batteria) con piena partecipazione del pubblico che con le proprie mani quasi si sostituisce a D’Orazio in pezzi come L’ultima notte di caccia.

A metà spettacolo emerge dal centro del palco un pianoforte bianco, elegantissimo, con il quale i “fab five” rendono omaggio ad un loro compagno di scuola: sì, è il momento di Pierre. Standing ovation per questo brano: risultato che si ripeterà anche con Alessandra e Uomini Soli. Avete presente quando prima dicevo che il pubblico avrebbe potuto sostituire il batterista? Beh il concetto si estende anche alla voce (Fogli a farne le spese questa volta) in quanto,  invitato anche dai propri beniamini, il palasport si trasforma in unico coro fragoroso, a partire da Stare senza di Te.

Dopo le emozioni intense dell’omaggio a Valerio Negrini, paroliere del gruppo che lasciò nel ’71 proprio per dedicarsi alla sua passione più grande quale la poesia, è la volta di Parsifal, pezzo elaboratissimo al cui termine gli applausi non sono scroscianti, di più!

I Pooh sono legatissimi alla Sicilia (lo testimonia il ricordo di Roby che racconta che nel 1966 il primo tour passò dal Lido dei Ciclopi) ed il sentimento è reciproco tanto a Pronto, buongiorno è la sveglia tutti coloro che sono giù in platea si alzano e si dirigono verso il palco con buona pace degli steward che si ritrovano in un vero e proprio parterre. Non esistono più barriere, non esistono più età, non esistono più limiti: la musica ha definitivamente trasformato pubblico e band in una cosa sola e questa fantastica unione porta alla conclusione del concerto con consta di Tanta voglia di lei, Io sono vivo, Non siamo in pericolo, Chi fermerà la musica, Pensiero e Ancora una canzone.

Fatti i dovuti ringraziamenti (citando anche i collaboratori che sono 150), si chiude questa tappa dell’ultimissimo tour dei Pooh, la band musicale più longeva di sempre, un vero e proprio evento storico insomma.

Tornando alla macchina, orgoglioso di quanto avevo visto e soprattutto sentito, mi preme una riflessione: 3 ore di concerto (senza sosta praticamente), 50 (e dico 50) canzoni ed un’energia straripante fino alla fine, a dispetto delle mie gambe che stavano ormai per cedere… non è che i Pooh hanno fatto un patto col diavolo?  Ciò spiegherebbe molte cose, ma non avendo ancora risposta mi sento solo di dire GRANDIOSI!

Edward Agrippino Margarone nasce a Caltagirone il 13 Giugno 1990. Cresce a Mineo dove due grandi passioni, Sport e Musica, cominciano a stregarlo. Il suo nome è sinonimo di concerto tanto che se andate ad un live, probabilmente, è lì da qualche parte. Suona il basso ed è laureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni.

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