No Report – Johnny Marr, una cometa nella notte milanese

Veni, Vidi, Vici: giovedì 29 novembre 2018, Johnny Marr al Fabrique ha svolto magistralmente il ruolo di conquistatore rock, dando una notevole lezione di mestiere, anima ed affabilità ad un pubblico entusiasta, che ha cantato e danzato sulle sue canzoni dall’inizio alla fine di un concerto memorabile per i fan del chitarrista di Manchester.

L’intenzione di stupire il pubblico con effetti speciali si palesa già alle 21:00, quando la band – non introdotta da gruppi spalla – fa il suo ingresso sulle note del celebre tema del film “Inception”, per il quale Marr fu candidato all’Oscar con il maestro Hans Zimmer: si accendono le luci ed ecco che parte inesorabile l’attacco di “The Tracers”, il secondo esplosivo brano dell’eccellente “Call the Comet” (qui la nostra recensione) che già scalda gli animi presenti.

Marr è carico e visibilmente desideroso di divertirsi assieme al pubblico, al punto che per raggiungere il suo scopo decide di agire in maniera Zen facendo la cosa più semplice: dare ai presenti ciò che si aspettano, anzi, di più. La platea del Fabrique viene infatti sorpresa sia dai riff della chitarra di Johnny, il cui sound raffinato ma allo stesso tempo graffiante è uno dei più belli ed unici dell’intera scena rock attuale, sia da brani degli Smiths (e degli Electronics) sparsi qua e là all’interno di una ghiotta scaletta che alla fine del concerto lascerà tutti sorpresi e soddisfatti.

Tutto questo semplicemente per raccontarvi che il secondo brano, è stato nientemeno che la leggendaria “Bigmouth Strikes Again”, suonata e cantata divinamente dal buon Marr, che in questo come negli altri brani della sua ex band non farà mai rimpiangere la voce dell’ex amico e cantante Morrissey.

Marr si muove sul palco con l’esperienza di un frontman navigato, proponendo con successo cinque brani del suo repertorio solista bene accolti dai presenti grazie alla spontaneità ed al carisma di quello che ormai, complici le innumerevoli collaborazioni e la pubblicazione di album davvero notevoli, è ormai una rockstar matura con l’entusiasmo di un ventenne.

Ci vuole, a dire il vero, qualche brano perché Johnny si sciolga definitivamente, arrivando a scusarsi col pubblico per aver parlato poco: la successiva loquacità ed affabilità mostrata con un pubblico sempre più entusiasta ci rivela un musicista forse sulle prime un po’ timido, che preferisce inizialmente far parlare la musica, salvo poi trovarsi perfettamente a suo agio come frontman carismatico.

Dopo brani solisti e degli Smiths, veniamo sorpresi con “Getting Away With It”, celebre brano del supergruppo di culto “The Electronics” fondato da Marr e Bernard Summers dei New Order, nell’esecuzione del quale Marr prima danza, poi regala un memorabile guitar solo che fa esplodere i presenti.

In un clima simile, la serata non può che procedere sul velluto prima con la coinvolgente “Hey Angel”, sempre dall’ultimo album, poi con una stupenda “Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me” che tocca sul vivo i tanti fan degli Smiths presenti al concerto: Marr, da co-autore dei brani, non si fa problemi a proporre in scaletta brani della sua ex band, anzi, viene parecchio apprezzato per il modo in cui riesce a bilanciare presente e passato all’interno di una setlist efficace, che valorizza e fa apprezzare ai presenti tutti i periodi della sua vita artistica.

Così fra brani equamente apprezzati come “Easy Money” ed una fantastica “How Soon is Now?” si chiude il set principale, ma il feeling col pubblico è forte e Marr rientra quasi subito per primo sul palco, tenendo alto l’entusiasmo: il tempo di presentare la band e due dei brani più politici del suo ultimo album come “Rise” e “Bug” – introducendo la quale cita implicitamente il virus della politica che ha infettato il suo Paese con la “Brexit” – ed ecco una chiusura trionfale che soddisfa tanto i fan degli Smiths, ai quali viene dato un vero e proprio colpo di grazia, quanto quelli dell’ultimo periodo; con “There Is a Light That Never Goes Out” si hanno veri e propri momenti di commozione e Johnny è talmente soddisfatto da incoronarsi trionfalmente con una delle sue stupende Fender Jaguar, mentre “You Just Haven’t Earned Yet, Baby” è una chiusura ammiccante con la quale si congeda definitivamente dal Fabrique.

Qualcuno osa chiedere stancamente un altro encore, ma la soddisfazione è generale e non rimane che incamminarsi soddisfatti verso l’uscita, felici di aver assistito ad un concerto che resterà a lungo nei nostri cuori.

Johnny Marr è un musicista nel pieno della maturità artistica che ha molto da dire e tanto entusiasmo da portare sul palco: la cometa luminosa, passateci il banale gioco di parole, si è rivelata un’autentica rockstar che ha illuminato nel migliore dei modi questa fredda notte milanese. See you soon, Johnny!

 

Setlist

  1. The Tracers
  2. Bigmouth Strikes Again (The Smiths)
  3. Jeopardy
  4. Day In Day Out
  5. New Dominions
  6. Hi Hello
  7. The Headmaster Ritual (The Smiths)
  8. Walk Into the Sea
  9. Getting Away With It (Electronic)
  10. Hey Angel
  11. Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me (The Smiths)
  12. Spiral Cities
  13. Get the Message (Electronic)
  14. Easy Money
  15. New Town Velocity
  16. How Soon is Now? (The Smiths)
  17. Encore #1 – Rise
  18. Encore #2 – Bug
  19. Encore #3 – There Is a Light That Never Goes Out (The Smiths)
  20. Encore #4 – You Just Haven’t Earned Yet, Baby (The Smiths)

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola