No Report – La totalizzante esperienza live dei C’mon Tigre

Continua ad aleggiare imperterrito l”alone di mistero nei confronti dei C’mon Tigre: il misterioso duo continua a mantenere un profilo sfuggente e anche dal vivo non abbiamo modo di scoprire la loro identità – conosciamo solamente il nome di Pietro (chitarre e synth) e Marco (voce e synth) – mentre abbiamo modo di sapere che ad accompagnarli in tour vi sono quattro musicisti di enorme talento come Pasquale Mirra, Beppe Scardino, Marco Frattini e Mirko Cisilino.

Talmente enigmatici e misteriosi che abbiamo seriamente pensato di assistere ad un concerto privato all’interno di una Latteria Molloy tutt’altro che gremita, salvo richiamare un’accettabile quantità di pubblico in tempo per l’inizio del concerto. Chissà, forse è questa la dimensione ricercata dai C’mon Tigre, che salgono al gran completo sul palco nel buio più totale per poi attaccare con un’esplosione di suoni e luci.

Tocca all’ottima “Gran Torino” aprire le danze per un pubblico che ha da subito il sentore di stare partecipando ad un evento per pochi eletti, che avranno modo di gustarsi al meglio una performance audio-visiva che sfugge ad ogni limite ed aspettativa. Il “collettivo di anime” unisce in questo spettacolo l’esperienza visiva a quella sonora, intraprendendo con il pubblico un viaggio all’interno di una dimensione sonora esotica, straniante ed ammaliatrice allo stesso tempo.

La perizia tecnica ed i riferimenti musicali e culturali del misterioso act rendono la serata qualcosa di più di un semplice concerto: le sperimentazioni jazz, funk, elettroniche e tribali dei C’mon Tigre sono un’esperienza totalizzante che pervade  i cinque sensi degli spettatori, che percepiscono in maniera viva il ritmo dentro di sé, trovandosi in cammino verso paesi lontani.

Schivi anche sul palco – i nostri non pronunceranno alcuna parola al di là dei versi delle canzoni ed interagiranno con il pubblico con un semplice inchino alla fine del set e degli encore – i C’mon Tigre sembrano voler annullare la propria personalità per dare esclusivamente voce alla propria musica e arte, completamente asserviti ad esse quasi a voler essere non compositori ed artisti, ma dei mezzi per esprimere qualcosa di più grande di se stessi.

Così la setlist, inevitabilmente imperniata sullo splendido “Racines”, si sviluppa in un continuum avvolgente, che affascina ed entusiasma un pubblico certamente non numeroso, ma in grado di esprimere alla band i dovuti onori attraverso frequenti standing ovation; viene quasi da pensare che la Latteria si trasformi per l’occasione in un moderno “UFO Club” e che i Tigre stiano giocando più o meno volontariamente il ruolo di moderni Pink Floyd, perché nonostante le differenze di sound e genere le fascinazioni per l’esotico e le sonorità stranianti e l’intero approccio artistico fanno molto pensare al primo periodo dei Floyd.

I C’mon Tigre sanno comunque dosare bene tanto la propria tecnica quanto il repertorio: basta infatti chiudere tanto il set principale quanto gli encore con due brani dal loro meraviglioso debutto – rispettivamente “A World of Wonder” e la sempre splendida “Federation Tunisienne de Football” – per suscitare l’entusiasmo dei presenti e dare a noi la certezza di aver partecipato ad un’autentica esperienza esoterica per adepti.

Intriganti, oscuri e sublimi nell’esecuzione dei loro brani, i C’mon Tigre si sono rivelati anche sul parco una delle esperienze musicali più particolari degli ultimi anni.

Setlist del concerto:

  1. Gran Torino
  2. Guide to Poison Tasting
  3. 808
  4. Behold the Man
  5. Paloma
  6. Underground Lovers
  7. Quantum of the Air
  8. Racines
  9. A World of Wonder
  10. Encore #1 – Mono No Aware
  11. Encore #2 – Fan For a Twenty Years Old Human Being
  12. Encore #3 – Federation Tunisienne de Football

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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