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No Review

No Review – The Paper Kites, la languida nostalgia di “On the Corner where you live”

Arrivano da Melbourne, Australia, i “The Paper Kites” proponendoci un raffinato e romantico folk-rock fortemente influenzato dalle ballad degli Eighties. Capitanata dal frontman Sam Bentley, la band, attiva dal 2010, può contare sulla patinata voce di Christina Lacy, sulla delicata chitarra di Dave Powys e sull’ottima sessione ritmica di Josh Bentley e Sam Rasmussen, rispettivamente batteria e basso.

In parte ispirati da quelle sonorità che già hanno reso celebri i conterranei Angus e Julia Stone, i Paper Kites fanno delle atmosfere romantiche e languide il loro cavallo di battaglia, raccontandoci storie di ordinaria umanità spesso autobiografiche, nelle quali è facile immedesimarsi per l’ascoltatore.

Realizzato in Connecticut negli studios domestici del produttore Peter Katis, già vincitore del Grammy 2018 per la produzione di “Sleep Well Beast” dei The National e al lavoro con icone indie come Interpol, Kurt Vile e Jònsi, “On the Corner where you live” raccoglie un po’ di sonorità già apprezzate nelle opere di questi meravigliosi artisti, quanto il sound più raffinato degli anni ’80, che abbiamo potuto apprezzare in artisti mainstream come Paul Young e Christopher Cross, le cui intense interpretazioni sono spesso riecheggiate dalla calda e dolce voce di Sam Bentley.

Album visionario e cinematografico, “On the Corner where you live” offre il suo meglio nelle sue malinconiche ballad: se il primo single “Deep Burn Blue” è il “classicone” senza tempo che non facciamo fatica ad immaginare che sarebbe salito assai in alto negli anni ’80, la “Mess we made” intonata da Christina ripropone un altro cliché di quell’epoca introducendo – per la prima volta nella storia del gruppo – una saltuaria alternanza alle vocals che ricrea un ideale dialogo fra protagonisti uomo/donna/amici/amanti tanto stereotipato quanto efficace, al punto da indurci ad un altro paragone scomodo ma nel contempo gratificante con i Fleetwood Mac di “Tango in the Night”. Molto belli e piacevoli all’ascolto anche i brani più rock come la title track (i cui riff vi faranno pensare a tanti brani del passato) o l’opener “Give me Your Fire, give me Your Rain”, in grado di sfruttare l’immaginario dell’ascoltatore e di fissarsi indelebilmente nella sua testa grazie a melodie sempre azzeccate.

Se i rimandi agli eighties ci sembrano inevitabili, non vogliamo affatto intendere che l’album sia sfacciatamente retrò o sfrutti facili entusiasmi di nostalgici: pur con tutti i suoi déjà-vù, “On the Corner where you Live” è un disco caratterizzato da tante alchimie che funzionano a meraviglia sia per l’interpretazione appassionante dei cantanti, sia per le musiche sempre cariche di atmosfere suggestive, grazie all’abilità della band e di una produzione eccellente che riesce a valorizzare il ruolo di ogni singolo membro di questo ensemble.

I Paper Kites sono stati ottimi nel realizzare un album “classico”, che potremmo in definitiva azzardarci ad inquadrare nei canoni dell’AOR – da quanto tempo non sentivamo questo acronimo? – senza troppo scomodare i paragoni con altre band del passato: Bentley e soci dimostrano infatti di avere classe da vendere, con uno stile ed una personalità marcati che vanno ben oltre gli inevitabili interrogativi sulla falsariga del “dove ho già sentito questo?”. Un’ottima sorpresa dalla lontana Australia.

 

 

Tracklist:

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  1. A Gathering on 57th
  2. Give me your Fire, give me your Rain
  3. Deep Burn Blue (link)
  4. Mess we Made
  5. Flashes
  6. Red Light
  7. On the Corner where you live
  8. Midtown Waitress
  9. When it hurts You
  10. Does it ever cross you Mind
  11. Don’t keep Driving
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