No Review – The Price di Marco Barusso, la via italiana al metal

The Price

A SECOND CHANCE TO RISE

2019 – BRX

Marco Barusso, oltre ad essere acclamato produttore, è un musicista che ha, da un lato, sviluppato ad ampio raggio la grande varietà di collaborazioni (è in pianta stabile come chitarrista nella band di supporto nel tour di Roby Facchinetti e Riccardo Fogli), dall’altro coltivato una propria idea di rock ispirata al fervore degli anni novanta (Soundgarden su tutti) e a quel rinascimento che rimise le chitarre al centro di tutto. Il risultato è “A Second Chance To Rise”, disco pubblicato con il moniker The Price, che già ad un primo ascolto colpisce per la grande cura nella produzione. 

La musica che scorre attraverso le dodici tracce dell’album esibisce una grande forza e compattezza sonora complessiva che in svariati passaggi ricorda i Linkin Park (vedi la traccia My Escape) per il modo con cui l’elemento del metal si annoda ad una costante ricerca di aperture melodiche. Ogni canzone è interpretata da un cantante diverso che ha dato il proprio contributo anche alla scrittura. Ecco che troviamo gente del calibro di Luca Solbiati (Zeropositivo), Roberto Tiranti (Labyrinth), Tiziano Spigno (Extrema), Axel Capurro (Aanewrage), Alessio Corrado (Jellygoat), sino ad arrivare a Enrico Ruggeri.

Il suono è immerso in una tensione tra grunge e nu-metal, come nell’opener Tears Roll Down, in Mg of Stone e Lilith dove cui si aggira lo spirito inquieto di Chris Cornell, oppure in Take Back Our Life, sintonizzata sulle frequenze di Chester Bennington. Interessante il decadentismo di Stormy Weather, figlio della rabbia di “Badmotorfinger”, così come On the Edge of Madness (cantata da Enrico Ruggeri) le cui sfumature sono però forse disinnescate da una dose eccessiva di magniloquenza. Dopo Under My Skin, le cui atmosfere richiamano il NWOBHM di ispirazione Iron Maiden, troviamo in chiusura la cover del celebre brano di Ké Strange World. 

Con “A Second Chance To Rise” Barusso ha puntato su una scrittura lineare e sulla fisicità di un suono diretto e senza fronzoli, unito ad una produzione virata su un brand marcatamente “italiano” nella impostazione. Crediamo che, dato il genere di riferimento, esplorato ormai ad ogni latitudine, il disco sia comunque un prodotto di buon livello a cui sarebbe calzata una foggia più sperimentale e di ricerca.

        Giuseppe Rapisarda

Autore dell'articolo: Giuseppe Rapisarda

Giuseppe Rapisarda
Avvocato, appassionato di musica. Da quando il padre gli regalò la cassetta di "Outlandos d'Amour" dei Police non ha più smesso di comprare dischi. Sa essere concreto anche se, di tanto in tanto, si rifugia in un mondo ideale sospeso tra le canzoni di Neil Young e le divagazioni oniriche dei romanzi di Murakami.