AngelHeaded Hipster: The Songs Of Marc Bolan and T.Rex [Recensione]

Nel clamore di un fenomeno che aveva il proprio epicentro in Bowie con la parabola di Ziggy Stardust, insieme a Lou Reed con la parentesi di “Transformer”, Mark Bolan viene considerato dalle cronache come il vero fondatore del movimento glam, l’artista che ha usato il rock’n’roll per fare risuonare l’intima magniloquenza delle proprie debolezze. Il glam per Bolan era una maschera di scena fatta di cerone e finta gioia solo per salire sul palco e recitare il copione di una pantomima paradossale quanto tragica. Già Allen Ginsberg, il quale aveva una lente di osservazione speciale in grado di percepire gli eventi e di rappresentarne la decodificazione in forma di poesia, aveva compreso come il glam non fosse una mera stravaganza, avendo bensì una valenza sociale in quanto ogni evoluzione dell’uomo  viene prima captata dall’arte. Basti leggere l’eloquenza dei versi di “Howl”: «Angelheaded hipsters burning for the ancient heavenly connection to the starry dynamo in the machinery of night».

A 50 anni esatti dalla pubblicazione del primo singolo dei T Rex, proprio nell’anno dell’ingresso di Mark Bolan nella Rock’n’ Roll Hall Of Fame, viene pubblicata la raccolta di cover “AngelHeaded Hipster: The Songs Of Marc Bolan and T.Rex”, il cui titolo prende in prestito proprio i versi di Ginsberg. L’album costituisce un doppio lascito, quello della musica di un artista fin troppo sottostimato in vita e quella di Hal Willner (produttore di Marianne Faithfull, Lou Reed, Bill Frisell, Lucinda Williams, Allen Ginsberg, William S. Burroughs, solo per citarne alcuni), morto il 7 aprile scorso a causa delle complicanze legate al Coronavirus, che ne ha diretto la realizzazione. Willner non era nuovo a esperimenti di questo tipo, considerato come lo stesso abbia curato diversi album tributo dedicati a Nino Rota, Thelonious Monk, Kurt Weill e Charles Mingus. Vista in quest’ottica, la raccolta delle ventisei cover dell’album è di per sé toccante proprio in ragione delle circostanze in cui è stata concepita: rimettere in circolo la visione ed il mondo di Bolan oltre il marchio della sua personalità e far comprendere l’immutata attualità delle sue canzoni anche quando interpretate da altri artisti.

Il parterre è di primo piano, con gente del calibro di Nick Cave, U2, Elton John, Mark Almond, Sean Lennon, Father John Misty, Devendra Banhart, Beth Orton, Perry Farrell, Lucinda Williams, etc., e con una selezione che cerca di coprire l’intera biografia artistica di Bolan e dei T Rex, in cui compaiono brani tratti da album come “Electric Warrior”, “The Slider” e dal repertorio con Steve Peregrin Took con i Tyrannosaurus Rex, sino ad arrivare a “Dandy In The Underworld”. E’ indubbio che, nel contesto di una operazione del genere, nessuna tracklist può definirsi onnicomprensiva, lasciando sempre fuori qualcosa di più o meno significativo.

Quello che si ha davanti è un prodotto nel complesso di pregevole fattura, delicato e rispettoso degli originali, a cui ciascuno degli artisti coinvolti dona una parte di sé, benché con esiti alterni. Ad esempio, spicca l’intensità di Nick Cave in “Cosmic Dancer” che da sola vale il prezzo del biglietto, “Children Of Revolution” di Kesha, la teatralità brechtiana di “Teenage Dream” di Mark Almond, “Diamond Meadows” nella versione di John Cameron Mitchell che l’ha assimilata al mood di “Hunky Dory” di Bowie. Da un altro punto di vista, un po’ scarica appare “Jeepster” di Joan Jett e, soprattutto, “Get It On” degli U2 con Elton John, particolarmente imborghesita e fiacca.

Possiamo dire che “AngelHeaded Hipster: The Songs Of Marc Bolan and T.Rex” è il modo migliore di consegnare alle nuove generazioni la figura di un autore fondamentale e dalla vita troppo breve come Mark Bolan. Per tutti coloro che già lo conoscono è lo spunto per riscoprire le sfumature profonde della sua scrittura, pronta a diventare riparo dalla deriva senza direzione del nostro tempo.

Giuseppe Rapisarda

Autore dell'articolo: Giuseppe Rapisarda

Giuseppe Rapisarda
Avvocato, appassionato di musica. Da quando il padre gli regalò la cassetta di "Outlandos d'Amour" dei Police non ha più smesso di comprare dischi. Sa essere concreto anche se, di tanto in tanto, si rifugia in un mondo ideale sospeso tra le canzoni di Neil Young e le divagazioni oniriche dei romanzi di Murakami.