BLANCO: “BLU CELESTE” È L’URLO DI UN’INTERA GENERAZIONE [Recensione]

“Blu Celeste” è il titolo dell’album di debutto di Blanco, pubblicato il 10 settembre 2021 per Universal Music Italia. Dodici brani, quattro singoli (fino ad ora) e una giovane promessa che non fa pop, non fa rap, non fa rock. Nessun genere definito, nessun’etichetta. Perché la generazione Z è fluida, libera, senza categorie in cui riconoscersi.

Blanco, all’anagrafe Riccardo Fabbriconi, nasce a Brescia, nel 2003. Si fa conoscere su SoundCloud, servizio web svedese di music sharing, che permette a chiunque di far sentire la propria voce e il proprio talento. Inizia da lì e non è il primo. Lo fanno anche Marco de Cesaris e Alessio Aresu, formano un duo, postano delle canzoni insieme, si fanno chiamare “Psicologi”. Blanco matura musicalmente- e non solo- nell’era dove la musica si fa sulle piattaforme online. È un sistema nuovo, in cui gli ascolti non garantiscono il successo dei tour e i sold out dei live. Ci si deve far spazio, ci si deve distinguere, reinventare continuamente. E Blanco lo sa fare bene.

Nel 2020 escono “Belladonna (Adieu)”, “Notti in Bianco”, “Ladro di Fiori”. Gli streams aumentano, il suo nome inizia a girare. Il passaparola dei social funziona. Con l’avvento delle storie Instagram e Facebook e di Tik Tok, bisogna cambiare le strategie manageriali dell’industria musicale. Passa tutto da lì. 8 gennaio 2021: MACE pubblica “LA CANZONE NOSTRA”, featuring con Salmo e Blanco, primo singolo estratto dal suo ultimo album “OBE (Out of Body Experience”)”. La voce di Riccardo sbarca in radio e conquista il mainstream. Il momento è quello giusto. Dopo “Paraocchi” e “Mi fai impazzire”, fuori il 18 agosto in collaborazione con Sfera Ebbasta, il 25 agosto viene annunciato l’album di debutto. Si chiama “Blu Celeste”, titolo omonimo del quarto brano. Disponibile su tutti i digital stores dal 10 settembre, è tutto quello che non ci saremmo mai aspettati. Blanco raccoglie i pensieri e le emozioni di una generazione e le trasforma in musica. Le inquietudini, le gioie, le follie dei 18 anni. D’altronde, nei primi videoclip si era presentato così: come uno fuori dalle righe, che corre nudo nei boschi per sentire l’adrenalina addosso. Nei suoi pezzi grida, urla, e in quell’urlo si riconoscono migliaia di ragazzi come lui. Ragazzi che vogliono mangiare la vita in lunghe abbuffate, che “si sentono rinati”, come canta in “Mezz’Ora di Sole”, che hanno paura e la vincono calpestandola con la loro libertà. Che corrono fino a fine giornata con il peso delle assenze addosso, straziati dalla nostalgia, che “abbracciano il dolore per non scappare più”, che chiedono un “vestito bianco paradiso” da togliere nelle notti passate a evitare il sonno, che “corrono per strada soli a piedi nudi” perché “la vita è una sola, meglio se la godi”, “creati da Dio, sparsi nell’universo”. La carica, l’energia, la chiara volontà di vivere con la stessa intensità il buio e la luce, trasmessa non solo attraverso i testi, ma anche grazie all’immancabile produzione di Michelangelo (Michele Zocca)- e Greg Willen, in “Figli di Puttana”.

Sentiremo parlare per un po’ di Blanco. Cantando, in coro, l’intro di tutti i suoi pezzi: “Blanchito Babe/ Michelangelo/Mettimi le ali”. “Blu Celeste” è il dono di una musica che unisce, consola e libera. In una tensione inevitabile verso il futuro.

Autore dell'articolo: Chiara Trio

Studentessa di Economia dei Beni Culturali e Dello Spettacolo, ha 19 anni ma al suo primo concerto era nel passeggino, mentre Ligabue urlava contro il cielo. "Il favoloso mondo di Amélie" è il suo film preferito, forse perché, come la protagonista, lascia la testa sulle nuvole, abbandonandosi a una realtà fatta di libri, musica, cinema, teatro e podcast.