“Half Drunk Under a Full Moon”: fusione tra rock e orchestra targata The Fratellis

Sentimentale, ironico, inebriante: tre aggettivi che descrivono solo in parte il gran lavoro svolto per la composizione di “Half Drunk Under a Full Moon”, l’ultima fatica della band scozzese The Fratellis.

Il titolo stesso dell’album non mente, trasmette spensieratezza, quella che sarebbe da definire “fuori moda” per i tempi odierni, nel tentativo di restituire quegli attimi che la modernità ha portato via. Nonostante il trasparire di momenti di serenità, la musica e i testi non sono affatto semplici, non sono nemmeno nel solito stile dei The Fratellis, come affermato dallo stesso Jon Fratelli: “Si tratta di un lavoro diverso dal passato e da quello che faremo in futuro”.

L’utilizzo dell’orchestra abbandona quelle ritmiche tipiche dell’indie dei primi anni del nuovo millennio, lasciando da parte anche quel sound proprio degli Arctic Monkeys, che tanto aveva caratterizzato il loro album We Need Machine. Un “voltare pagina” dovuto soprattutto alla creatività del frontman, Jon Fratelli, che ha immaginato la scrittura proprio in questo modo, una canzone dietro l’altra, un flusso di idee che ha deciso di convertire in note ed arrangiamenti. La band l’ha seguito e il risultato è un’opera sofisticata, orecchiabile, capace di catturare sin dal primo istante.

La strumentazione rinnovata è percepibile sin dalla prima traccia, la title track, che sfrutta da subito tonalità indie miste ad un pop decisamente moderno, riuscendo nel tentativo di essere, probabilmente, la canzone che più si avvicina ad avere un legame col passato della band di Glasgow. Con Need a Little Love Jon Fratelli rievoca sensazioni beatlesiane degne di un pop-rock anni ’70, condito da un utilizzo piuttosto spinto di un’orchestra composta prevalentemente da ottoni. Il produttore Tony Hoffer, storico collaboratore della band, ha optato per l’ottenimento di un suono ricco e pulito, con una ricerca specifica di suoni sempre più particolari, ma noti nello scenario indie-rock. Need a Little Love viene altresì impreziosita dal breve cortometraggio realizzato in bianco e nero, diretto da David Eustace, che mostra la band intenta a suonare sul palco assieme a brevi spezzoni coreografici.

In un periodo dove la fanno da padrone le composizioni sempre più elettroniche e digitali, Half Drunk Under a Full Moon vuole essere l’antitesi del pop moderno, senza però prediligere una sorta di intenzione “nostalgica”, tutt’altro: “Non mi interessava seguire una moda, volevo un sound moderno e che fosse allo stesso tempo originale” afferma Jon Fratelli. All’inizio della seconda metà dell’ascolto, si fanno definitivamente largo clavicembali, ottoni virtuosi, archi vorticosi e cori di accompagnamento, che raggiungono l’apice dell’espressione in Living in the Dark. Sebbene questi brani ad alta energia siano il loro forte, i The Fratellis mantengono l’equilibrio nell’intera opera, grazie a evidenti cambiamenti di ritmo durante tutto il corso dell’album, con brani più lenti come Action Replay e la finale Hello Stranger.

Una delle migliori tracce arriva verso la fine dell’album: Six Days in June magari non mostra il solito fascino dei The Fratellis, ma questa volta utilizza una combinazione unica di ottoni a tutto volume che formano l’intera linea melodica, con un risultato efficace sin dall’inizio. Nonostante la ripetitività, non appare stucchevole, e il riff di pianoforte viene accompagnato da cori e armonie appariscenti e piacevoli. Degna di nota è anche la versione acustica, dove capeggiano pochi accordi di pianoforte e la delicata voce di Jon Fratelli.

Half Drunk Under a Full Moon è probabilmente un prodotto non alla moda, ma incredibilmente evoluto a livello lirico e tematico, che innalza la band scozzese, riunitasi con l’intento di dare vita all’idea e alla creatività del loro frontman. Con ogni nuovo album, i The Fratellis modificano e sviluppano il loro suono per mostrare un nuovo lato di se stessi, senza cancellare quel marchio di fabbrica che li rende immediatamente riconoscibili. La composizione è una boccata d’aria fresca da ascoltare in periodi bui e allo stesso tempo apprezzabile per tecnica e stile; riuscendo a fondere orchestra e pop-rock, i The Fratellis rimangono fedeli a loro stessi, con un pizzico di ambizione.

Autore dell'articolo: Gabriele Rapisarda

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Classe 2001. Studente alla facoltà di Scienze Politiche a Roma Tre. Interessato ad attualità, amante di tecnologia e affascinato dal design. Ho sempre utilizzato il web per esprimermi come blogger e podcaster. Intraprendente, ambizioso e mai arrendevole.