Hollywood – I retroscena del cinema [Recensione]

La nuova serie Netflix, diretta da Ryan Murphy (autore di American Horror Story, American Crime Story, Glee, Nip/Tuck), è in assoluto una delle più affascinanti dell’ultimo decennio.

La storia pensata dall’autore ci mostra fatti reali uniti a elementi di pura invenzione. Pare sia stato lui stesso a inventare il termine Faction, con in quale indica proprio la mescolanza tra aspetti veritieri e finzione.

La serie si apre nella Hollywood dell’immediato secondo dopoguerra.

Ci troviamo intorno alla metà degli anni ’40: aspiranti attori, registi, sceneggiatori e produttori riempiono gli spazi davanti ai cancelli della “Ace Studios” (grande azienda cinematografica), che ogni giorno sceglie giovani da assumere all’interno del proprio organico.


La prima stagione ruota attorno alla storia di Peg Entwistle, che ci viene raccontata dai ragazzi della Ace.

La donna, attrice di successo a Brodway, scelse di togliersi la vita dopo aver ricevuto una delusione dal mondo del cinema, per il quale era ancora una novella e non all’altezza dei loro canoni.

Così, per porre fine al suo dolore, nel 1932, si gettò dall’H della scritta Hollywood sul Monte Lee di Los Angeles.

Tra i personaggi effettivamente esistiti, Murphy dedica particolare attenzione a Rock Hudson (Jake Picking) e al suo agente Henry Willson (interpretato da Jim Parsons).

Fu proprio quest’ultimo ad ingaggiare la star del cinema in bianco e nero Roy Fitzgerald.  Il giovane fu costretto a sostituire il suo nome con uno più d’effetto come, per l’appunto, Rock Hudson.

Veritiere sono anche le voci sulla sua presunta omosessualità che, all’epoca, vennero tenute all’oscuro a causa della chiusura mentale della società.

Henry Willson è descritto in maniera quasi impeccabile: burbero, pieno di potere, con una forte dipendenza dall’alcol e dalla droga. Tra le altre cose, era anche noto perché costringeva i suoi clienti a riservare per lui dei servizi sessuali.

Anna May Wang (Michelle Crusiec), è un altro celebre nome del cinema americano. La donna (di origine asiatica) aveva già iniziato la sua carriera negli anni 20 ma, a causa delle sue radici, le furono assegnate solo piccole scene di poco conto.

In seguito, scelse di stabilirsi in Europa per tentare di raggiungere lì il successo desiderato.

Ottenne una parte in La figlia di Fu Manchu e in Shangai Express. Sebbene avesse ormai interpretato ruoli di un certo spessore, non ricevette mai un Oscar per via della sua etnia.

Dylan McDermott interpreta Ernie West, proprietario di una pompa di benzina il cui scopo era quello di garantire alle donne e agli uomini gay milionari di Hollywood del sesso a pagamento.

Il suo personaggio ricorda molto quello di Scotty Bowers, che nel 1946 lavorava presso la Richfield Oil gas station, e che guadagnava denaro in cambio di favori sessuali.

Spicca in maniera preponderante nella serie Vivien Leigh (Katie Mcguinnes), nota per aver interpretato Rossella O’Hara nella celebre pellicola “Via col vento”.

Troviamo anche Hettie McDaniel (Queen Latifah) che, con la sua strabiliante interpretazione di Mami ricevette, per il medesimo film, un Oscar come migliore attrice non protagonista.

A causa del colore della sua pelle però, non ebbe il consenso di sedere al tavolo insieme agli altri attori, per questo fu costretta ad assistere alle premiazioni isolata da tutti.

Camille Washinton (interpretata da Laura Harrier) ricorda invece Dorothy Dandrige, prima donna di colore a vincere un premio come miglior attrice protagonista.


Malgrado David Corenswet, Darren Criss, Samara Weaving e Patti LuPone non rappresentano nessun personaggio realmente esistito, riescono tuttavia a risaltare per la loro capacità interpretativa.

È interessante notare come Ryan Murphy riesce a mettere in evidenza le pecche della società americana, e non solo, dello scorso secolo. Il produttore focalizza la sua attenzione sulle discriminazioni di razza, sesso e genere che hanno contraddistinto il cinema degli anni passati.

In attesa delle prossime stagioni, ecco il trailer della serie.

Autore dell'articolo: Miriam Puglisi

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