Margherita Zanin e la sua “Distanza in stanza” [Recensione]

Se ancora non l’aveste ascoltata, fareste meglio a recuperare, perché di Margherita Zanin sentiremo sicuramente parlare a lungo. La cantautrice ligure ha già avuto modo di farsi ascoltare in contesti importanti. Nel 2019 ha vinto il Contest 1MNext e il 1° maggio scorso si è esibita al Concertone di Piazza San Giovanni in diretta Tv. Margherita ha anche cantato all’Allianz Stadium di Torino durante la Partita del Cuore. Il 10 gennaio 2020 partirà da Roma il MEGABISSO TOUR 2020, che la porterà ad esibirsi live in tutta Italia, una buona occasione per apprezzarla anche dal vivo.

“DISTANZA IN STANZA” è il suo nuovo lavoro, un disco che tratta tematiche importanti legate all’essere umano. Un concept in cui ogni canzone racconta una stanza in cui vivere emozioni sonore. L’album è prodotto da LELE BATTISTA, che ha dato a “DISTANZA IN STANZA” forti identità sonore, che sono state poi sapientemente amalgamate da GIOVANNI VERSARI.

Una voce riconoscibile tra molte, calda e graffiante allo stesso tempo, ci racconta la vita, nella sua interezza e brutalità, ci porta in varie stanze dove si nascondono tanti personaggi. Un album che parla di separazioni, spesso dolorose, ma vissute con uno spirito stoico, con l’animo di una lottatrice che cerca di trovare la porta per uscire anche dalle stanze più buie. Tante persone vanno via in questo album (Amalia, Un amico che va via, Fiori di carta) ma la Zanin trasforma queste separazioni dolorose in arte, portando  per mano l’ascoltatore nella sua poesia visionaria.

L’artista racconta come vivere la società di oggi, una società dopante che ci vuole tutti spenti, schiacciati dagli effetti delle droghe e degli psicofarmaci, che hanno tolto alla nostra vita ogni tipo di colore o sfumatura (Psicofermo).

La stanza del mondo è sicuramente il pezzo più bello di un album che al suo interno ha tanti brani che meritano più di un ascolto. Lo segnaliamo, principalmente, per il modo in cui la voce di Margherita Zanin riesce a scaldarci e a farci viaggiare con la mente. Forse il brano più sincero e introspettivo del disco.

Altra traccia che abbiamo apprezzato è Casca il sogno, pezzo dai suoni scanzonati che racconta il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, momento in cui avere un sogno e saperlo custodire è fondamentale, soprattutto in un mondo che i sogni li vuole distruggere.

Il disco si chiude con la sua personalissima versione de Il cielo in una stanza, che trasforma in un brano pulsante, mettendoci dentro tutta la sua straripante personalità.

Musicalmente Distanza in stanza porta il cantautorato classico verso il pop più elettronico. È un disco moderno, che sa guardare al passato, ma soprattutto è un disco scritto da una donna che sa distanziarsi dai soliti cliché, testuali e canori, della musica al femminile, dimostrando che un altro modo di raccontare le donne sia possibile.

Recensione a cura di Egle Taccia

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!