Mechanimal

Mechanimal, desolazione e misticismo in “Crux” [Recensione]

Si definisce un “progetto audio-visuale” Mechanimal, act formato dal musicista e produttore ateniese Giannis Papaioannou. Questa particolare proposta giuntaci dalla Grecia, con “Crux” dà vita ad un particolare mix di sonorità darkwave, post punk, EBM ed apocalyptic folk che parecchio ricorda le vecchie produzioni di campioni del genere come Death in June, Current 93 o Project Pitchfork. Al di là di questi illustri riferimenti, spesso scontati in questo genere di musica, il progetto “Mechanimal” è un progetto intrigante che riesce a trovare una propria personalità grazie a melodie oscure accattivanti e ad un concept interessante sul caos della realtà che ci circonda, distorta da social network, fake news ed un uso malsano dei media.

Un quadretto apocalittico niente male, che risulta impreziosito dalla voce di Freddie Faulkenberry: egli, a dire il vero, non canta ma declama la fine del mondo con uno stile solenne e drastico, usando la sua voce ruvida e cavernosa in maniera emozionale ed efficace. Una sorta di via di mezzo fra Milan Fras dei Laibach ed il Leonard Cohen più oscuro degli ultimi album, che conferisce la giusta dose di fascino morboso ai dieci brani di “Crux”, grazie ad un’interpretazione mistica e a tratti spettrale.

Complessivamente, l’album non brilla per originalità ma dobbiamo riconoscere che sfrutta al meglio i migliori cliché del genere: canzoni come “Ghetto Level”, “Easy Dead” e “Razor Tube” o la fantascientifica “Red Mirror” posseggono un ritmo inquietante al quale è difficile resistere, e il disco nel complesso si lascia ascoltare rivelando la forte  personalità del progetto Mechanimal, che non cade mai nella trappola di un dejà-vù troppo marcato.

 

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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