Nine Inch Nails

Nine Inch Nails – Ghosts V-VI, la convergenza degli opposti [Recensione]

In piena emergenza CoVid, una delle più gradite notizie in ambito musicale è stata certamente la decisione di Trent Reznor di pubblicare in modalità “free download” i due nuovi capitoli della serie “Ghosts”, che potremmo definire a buon titolo l’anima strumentale e più sperimentale dei Nine Inch Nails. Accompagnato come sempre dal fido Atticus Ross, Reznor ha pubblicato due album che fin dall’utilizzo dei colori bianco e nero, attraverso il loro essenziale artwork sembrano volerci suggerire il dinamismo del tao.

In realtà sembra proprio essere il grigio cupo il mood prevalente di “V: Together” e “VI: Locusts”: se il primo, il bianco animato da una classicità morbida e decadente, sembra in realtà il momento della strana quiete prima della tempesta, in cui gli elementi naturali come il soffio del vento ed il silenzio della fauna ci lasciano disorientati e impauriti, il senso di minaccia costante pervade il “gemello nero”, animato al contrario da melodie industriali che paiono abbracciare il blues malinconico. Il senso di minaccia pervade, e certe distorsioni disturbanti e a tratti cacofoniche sembrano davvero anticipare il peggio… che tuttavia alla fine non arriva.

Entrambi gli album sono molto lunghi – rispettivamente 1h 11′ e 1h 23′ – e sarebbe scorretto nascondere il fatto che, curiosità d’obbligo a parte, l’ascolto può tradursi in un’esperienza abbastanza pesante vuoi per l’atmosfera da “spada di Damocle” che sembra incombere per tutto l’ascolto, vuoi per la disomogeneità che talvolta emerge fra un brano e l’altro. Sia bene inteso, “Together” e “Locusts” sono due album prodotti magistralmente, che possiedono una ricchezza e raffinatezza di soluzioni sonore di indubbio riferimento per qualsivoglia autore della scena elettronico-industriale. Il già citato senso di disomogeneità, nato tuttavia dal fondamentale aspetto sperimentale della serie “Ghosts”, rende questi album un must solo per i fan più sfegatati dei NIN.

Apprezziamo ad ogni modo la dinamica particolare che anima i due dischi, che invece di contrapporsi in maniera netta sembrano instaurare un’assai complessa dialettica l’un con l’altro, fondendosi in un cupo e freddo monolite grigio, le cui sonorità riescono ad ogni modo a suscitare inquiete e cerebrali emozioni. Due sperimentazioni notevoli dunque, ad opera di due musicisti geniali che hanno scelto di fare un importante regalo ai propri fan, ma allo stesso tempo due ascolti a tratti ostici e, se vogliamo, tutt’altro che imprescindibili, che consigliamo ai fan più sfegatati e curiosi.

 

 

 

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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