Why Me? Why Not.

No Review – Ehi Liam, sì, proprio tu!

Alla fine, eccoci al dunque: dopo settimane di tweet e polemiche col “fratellone” Noel ed una manciata di singoli ad effetto, Liam Gallagher pubblica finalmente “Why Me? Why Not.”, il secondo capitolo della sua avventura solistica che segue di due anni il sorprendente “As You Were” con cui ha rilanciato la propria carriera. Si torna a parlare di musica, finalmente, ma sappiamo tutti com’è fatto Liam e risultano significativi tanto il titolo quanto l’artwork, con un bel ritratto del nostro: “io ci sono, e questo sono semplicemente io, con la mia musica, che vi piaccia o no”, sembra volerci dire il frontman degli Oasis dopo aver forse abbandonato ogni residua velleità di reunion con la sua ex gloriosa band.

Un Liam che mostra la sua consueta determinazione e grinta con uno stile stavolta meno impattante rispetto alla sua precedente discografia perché, pur non rinunciando alla propria attitudine rock, il cantante di Manchester ha realizzato un disco a modo suo assai intimo. Quello che ascoltiamo in “Why Me? Why Not.” è un Liam Gallagher desideroso di aprirsi e mostrare finalmente la propria sensibilità umana rompendo gli schemi del personaggio e mostrandosi senza maschere. In mezzo a tanti spunti interessanti di cui andremo a parlare e al desiderio di esaltarsi sul palco, la sensazione inevitabile ascoltando l’album è quella di un’opera che voglia stabilire un contatto particolare fra l’artista ed il suo pubblico.

Se per Liam “Shockwave”, come già detto nella nostra recensione della scorsa estate, è stata la canzone, anzi, l’anthem che ne ha annunciato il ritorno in grande stile, i successivi brani ne svelano una vena intima sentita solo a sprazzi nei precedenti lavori: “One of Us” e “Once” sono due ballate in cui le sonorità britpop si stemperano in una vena malinconica, dando vita a due veri e propri blues mancuniani. In queste toccanti canzoni, un Liam onesto e aperto più che mai rievoca nel primo brano i bei tempi e l’entusiasmo degli esordi, lasciando non troppo velatamente intendere a Noel quanto sarebbe bella una reunion della band, mentre nel secondo sembra quasi abbandonarsi alla nostalgia dei tempi della gioventù, salvo ritrovare nei suoi stessi ricordi quella grinta che ha saputo farlo diventare uno dei frontman più amati e odiati allo stesso tempo nella storia del rock.

Troviamo un Liam diverso dal solito anche nella più grintosa “Now That I Found You”, un’altra ballata dedicata alla figlia Molly Moorish, riabbracciata negli ultimi anni: il rock anche stavolta si stempera in sonorità squisitamente pop che in parte ci hanno ricordato le sonorità degli americani Train. Uno stile inusuale per Liam, che ad un primo ascolto è parso anche a noi un po’ melenso, salvo poi doverci arrendere all’efficacia ed all’orecchiabilità del brano, destinato a diventare un nuovo classico del suo repertorio. Dopo un salto indietro nel tempo con “Halo”, song dedicata alla fidanzata Debbie Gwyther caratterizzata da un piano che ricorda un po’ Jerry Lee Lewis e gli Stones di “Let’s Spend the Night Together”, giungiamo alla title track dell’album.

“Why Me? Why Not.” è forse il brano in cui le reminiscenze dello stile Oasis si fanno più forti e in cui Liam dà il suo meglio: con tutta la sua grinta e sfrontatezza, il cantante sembra voler riaffermare una volta per tutte il fatto di essere ancora qui e ancora in piedi, dopo le vicissitudini che lo hanno visto coinvolto a livello artistico e personale: egli continuerà a cantare e ad essere se stesso, proseguendo il discorso artistico iniziato con la sua vecchia band che Noel accetti o no la sua offerta di pace. Dopo un lungo intermezzo introspettivo, la prima facciata dell’album si chiude dunque con la consueta grinta ed un nuovo anthem con cui far cantare il pubblico nel prossimo tour.

Il “lato B” si apre con “Be Still” un altro pezzone rock caratterizzato da voce e chitarra più graffianti che mai, sostenute da una sessione ritmica sincopata che sembra avere il solo obiettivo di far saltare il pubblico: breve ed intensa, anche questa canzone è destinata a diventare uno dei nuovi classici del nostro. Rispecchiando lo stile della prima parte dell’album, troviamo quindi un altro paio di ballad, la non del tutto riuscita “Alright Now” e la bucolica “Meadow”, che stuzzica  piacevolmente l’orecchio dell’ascoltatore con echi dei Bealtes, mostrando che “il lupo perde il pelo ma non il vizio” e che certi amori non muoiono mai.

Il gran finale è nuovamente affidato a due canzoni già fra le più apprezzate dai fan di Liam. “The River” è un duro inno al risveglio delle coscienze, in cui la ruvida voce di Liam canta severa, accompagnata dalle monolitiche e massicce chitarre della sua band. La conclusiva “Gone” è una ballata crepuscolare, permeata da atmosfere epiche e a tratti western realizzate con una bella session di archi:  suonando come un “arrivederci” al prossimo live o al prossimo disco, il brano è un outro in grande stile con cui è facile prefigurarsi la chiusura dei prossimi concerti del cantante.

Tirando le somme, cosa possiamo dire di “Why Me? Why Not.”? Da un lato non possiamo che essere sorpresi da questa nuova vena intimista di Liam, e non nascondiamo che i primi ascolti ci abbiano fatto pensare ad un disco qualitativamente inferiore a quell'”As You Were” che tanti entusiasmi aveva suscitato due anni fa. Ciò nonostante, a dispetto di un paio di brani effettivamente meno riusciti (“Halo” e “Alright Now”), non possiamo non apprezzare il modo in cui il minore dei Gallagher si sia rimesso in discussione, adottando stilemi diversi dal solito ed offrendoci undici canzoni dallo stile assai variegato. Pur passando dal rock “duro e puro” a ballate più sentimentali e a tratti bluesy, il cantante riesce sempre ad offrire un’interpretazione accorata e coinvolgente, mostrando la consueta generosità dietro il microfono e l’attitudine da trascinatore, gestendo bene la propria voce nonostante i problemi legati alla tiroide.

Diretto e senza fronzoli come sempre, stavolta Liam Gallagher non si limita a cantarcele con la sua amata/odiata faccia di bronzo, ma compie un passo in più mettendoci il cuore e lasciando intravedere – entro i giusti limiti – il suo lato più dolce dietro la dura scorza di rocker irascibile. “Why Me? Why Not.” certamente non è un album destinato a sconvolgere la scena rock, eppure non possiamo che apprezzarlo dandone un giudizio positivo. La qualità complessiva dei brani e l’entusiasmo di Liam facilmente gli consentiranno di bissare in ogni caso il successo dell’esordio, riguadagnando l’affetto di molti ascoltatori delusi dalla parentesi “Beady Eye” e dalla fine degli Oasis. Non ci resta che tornare a vederlo all’opera sul palco, memori dell’ottimo tour del 2018 e lieti di essere finalmente tornati a parlare di lui per la musica e non per il gossip.

 

Tracklist:

  1. Shockwave
  2. One of Us
  3. Once
  4. Now That I’ve Found You
  5. Halo
  6. Why Me? Why Not
  7. Be Still
  8. Alright Now
  9. Meadow
  10. The River
  11. Gone

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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