No Review – [lessness] is more than grey

È un debutto su LP carico di importanti riferimenti “Never Was But Grey”, opera prima di [lessness], uno dei tanti volti artistici di Luigi Segnana, prolifico produttore e compositore già al lavoro con Death by Pleasure, Dance for Burgess, Cristalli Liquidi e La Casa del Mirto: dal titolo e dal monicker, estrapolati dal più cupo immaginario beckettiano, agli espliciti riferimenti ai Depeche Mode anni 2010, a nostro avviso non ancora apprezzati come meriterebbero, alle sonorità di James Blake e Jon Hopkins contenuti nella presentazione dell’album, tutti elementi che potrebbero sembrare un peccato di presunzione ma che dopo ripetuti ascolti ci impongono di dar ragione all’artista.

Registrato e mixato fra l’Italia e Portland, “Never Was But Grey” è un’opera che nasce da un ambito underground  amante degli altisonanti nomi citati,  che non si limita a studiarne la lezione ma a riproporne una versione amalgamata e filtrata, che include a nostro avviso anche qualche nuance sonora dei più recenti Radiohead e loop onirici à la Caribou, concretizzando tutti questi riferimenti in dieci brani pregni di uno stile affatto derivativo, che dimostra come la lezione sia stata assai bene appresa.

[lessness] è progetto che propone un lavoro variegato e coerente, nel quale ritroviamo un eccellente esempio di elettropop crepuscolare che trae il suo principale punto di forza dall’eccellente bilanciamento fra atmosfere d’autore e deliziosi e ballabili ritmi elettronici/EBM:  complice l’ottimo lavoro in fase di produzione, capace di dar vita ad un sound pulito, e la voce di Segnana capace di introdurre sensualità e pathos, sono tanti i punti di forza di “Never Was But Grey”, che presenta una manciata di brani particolarmente riusciti fra cui spiccano le suggestive “Wait” e “Seven Seals”, oltre alle danzerecce “Away”, “Deconstruction” e “Would you…?”, quest’ultima impreziosita da un paicevole ed elegante videoclip.

Un album che non mancherà di stupire gli amanti delle sonorità elettropop più raffinate, a nostro avviso dotato di tutte le potenzialità per suscitare interesse e riscontri anche al di fuori del suolo italico.

Tracklist:

  1. Wait
  2. Away
  3. Would you…?
  4. V.
  5. How Should We Love This Fever?
  6. Seven Seals
  7. 24/7
  8. Deconstruction
  9. 2.21
  10. Oh, Me

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

Avatar