Populous – “W” è l’esaltazione della femminilità [Recensione]

Atmosfere tropicali, dancefloor al chiaro di luna, il femminile che si avvia verso una nuova era. Tutto questo e molto altro si cela all’interno di “W”, il nuovo lavoro di Populous, mago dell’elettronica stimatissimo in tutto il mondo, che ha scelto semplicemente la “W” come titolo del suo nuovo album che parla di “Women”, mettendo da parte ogni luogo comune e offrendoci una celebrazione in grande stile di tutte le donne che lo hanno colpito e influenzato in giro per il mondo in questi anni. In questo lavoro l’artista ci prende per mano e ci porta verso un mondo matriarcale, queer ed incredibilmente ironico. Pubblicato in Italia il 22 maggio per la Tempesta e nel resto del mondo per Wonderwheel Recordings, “W” si appresta a diventare l’ennesimo successo dell’artista salentino e sicuramente uno degli ascolti più interessanti di questa apocalittica estate 2020.

“W” è il grido di libertà di Populous, che in questo viaggio ha scelto di accompagnarsi a tantissime personalità musicali, che con le loro voci declinano la femminilità in dieci pezzi, accompagnate da un’elettronica che viaggia in giro per il mondo tra atmosfere latine e altre tropicali, per realizzare un sound che va a braccetto con la moda, la psichedelia e il dream pop. Le donne scelte da Populous vengono da tutto il mondo e si chiamano Sobrenadar, Kaleema, Sotomayor, Emmanuelle, Barda, Weste, Cuushe, M¥SS KETA, L I M, Matilde Davoli e Lucia Manca.

 

Cassa in 4/4, house sciamanica, cumbia digitale, vogue beat ed elettronica glitch fanno da colonna sonora a un party dove viene celebrata la femminilità fluida e fuori da ogni stereotipo. C’è molto dell’Africa di “Night Safari”, ma stavolta quel sound viene trasferito in party metropolitani, sulle passerelle delle città della moda o in esclusivi club in riva al mare, in un passaggio da ambienti selvaggi al lusso sfrenato. La sintesi perfetta di questo lavoro la troviamo proprio nell’ultimo brano, “Roma”, con Lucia Manca e Matilde Davoli, dove ascoltiamo: “Volevo solo andare via da qui e quando mi ha chiesto dove sarei andata, ho risposto Roma”. Ed è proprio questa voglia di scappare e di evadere che sta al centro di “W”.

Ad introdurci il viaggio l’ipnotica “Desierto”, che ci conduce all’esplorazione del nostro io nella sensuale “Soy Lo Que Soy”, prima di fare un’offerta votiva alla dea Lemanjá, regina del mare e protettrice di tutte le donne, al ritmo di “Flores no Mar”. L’estasi erotica di “Fuera de Mi” segna il momento della rinascita, ma è con “HOUSE OF KETA” che l’album esplode nel suo pezzo più radiofonico. La fierezza della regina di Porta Venezia, Myss Keta, sfreccia sulle passerelle accompagnata dal dio del voguing Gorgeous Kenjii, direttamente dalla House of Gucci, che con la sua voce dà quel tocco modaiolo a un brano che ha la potenza esplosiva di una bomba atomica. A questo punto ci tuffiamo nell’America Latina, non quella che tormenta i nostri timpani estate dopo estate, ma quella verace e sensuale che solo Buenos Aires può offrirci, in un ipnotico strumentale dove il Salento di Populous si mescola alla cumbia di Barda. L’anima latina di questo album dà il meglio di sé in “Petalo”, dove la sensualità di Weste si sposa con echi orientaleggianti che ci tentano anche nel successivo “Out of Space”. È il momento di perdersi con “Getting Lost”, brano che ci porta alla conclusione di questo album meraviglioso con la voglia di ritrovarsi in una “Roma” magica e matriarcale.

Con “W” Populous ancora una volta offre al suo pubblico un’alternativa raffinata alla musica che estate dopo estate ci viene proposta per fare da sfondo alle nostre nottate, facendoci viaggiare in giro per il mondo e abbattendo tutti i limiti che questo 2020 ci ha imposto.

Voto: Pazzesco!

Recensione a cura di Egle Taccia

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!