“Superotto” dei Gatto Ciliegia Contro il Grande Freddo: un ritratto dei migliori anni della nostra vita [Recensione]

Che la musica dei Gatto Ciliegia Contro il Grande Freddo avesse una connaturata forza cinematica era evidente per l’intensità dei tratteggi immaginifici della scrittura, essenziale e profonda nello stesso tempo. L’impianto sonico si basa su escursioni di luce ed ombra, desolazioni esistenziali che fanno da contrappunto a città immerse in un nucleo di sospensione temporale che ferma le esistenze al medesimo punto, impendendo qualsiasi progressione vitale. La musica dei Gatto Ciliegia Contro il Grande Freddo è simile in qualche modo all’attitudine dei tedeschi Bohren & der Club of Gore per il modo di concepire quadri di realtà alterata dalla malinconia, in una formula che immerge spinte post rock in una dimensione minimal noir, dando vita a ritratti di solitudini cristallizzate degne della pittura di Edward Hopper. “Superotto”, è l’ottavo album dei GCCIGF, oltreché il terzo capitolo di una serie targata “35mm” che guarda al mondo del cinema e delle sonorizzazioni in genere.

Il nuovo lavoro è l’ennesima tappa di un processo di collaborazione tra la band e la regista Susanna Nicchiarelli, iniziata nel 2009 con “Cosmonautae proseguita con il docufilmNico88(dedicato alla cantante e modella Christa Päffgen, musa di Warhol), vincitore della sezione Orizzonti alla 74° Mostra del Cinema di Venezia, nonché candidato a otto David di Donatello. 

Il documentario “Superottoricostruisce attraverso filmati provenienti dall’archivio dell’AAMOD (Archivio audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico) e dalle Teche Rai quello che può essere definito come uno dei momenti cruciali dello sviluppo storico e culturale del nostro Paese, ovvero quello che ha portato alla conferma del divorzio con il referundum abrogativo del maggio del 1974 (il primo della storia repubblicana del nostro Paese) con cui venne superata l’impostazione di impronta clericale della famiglia tradizionale.

La musica di “Superotto” è disinnescata dagli umori noir che contraddistinguevano il sound dei GCCIGF, soprattutto se consideriamo come riferimento l’ottimo “Disconoir”, virando verso sonorità da library music con inserti di elettronica minimal funzionale alle immagini. L’opener Per Forza di Cose si muove in un alveo spleen alla Mogwai con inserti di sax interlocutori, la successiva Luca sapeva tutto ha una propulsione motorik e geometrie spigolose, mentre la titletrack Superotto ricorda le sospensioni alla Giardini di Mirò. I glitch di Aspettavo che passasse (andata) sono la componente sintetica di un corpo elettrificato da una tensione pronta ad implodere, mentre Il divorzio ha una ritmica metronomica infissa in un elettro-pop sfavillante, allo stesso modo di Fuoritema di Amintore che si deframmenta in scaglie di un drumming hip hop.

Superotto” è un album che vive di vita propria e fuoriesce dallo schema di dipendenza che lo vincola al progetto di cui costituisce la sonorizzazione; riteniamo che l’album, unitamente alla controparte visiva, costituisca anche lo spunto per riflettere su una porzione di storia del nostro Paese in cui si è realizzato un cambiamento di rotta e di emancipazione che non esitiamo a definire progresso. Perché anche la musica è cultura.

Giuseppe Rapisarda

Autore dell'articolo: Giuseppe Rapisarda

Giuseppe Rapisarda
Avvocato, appassionato di musica. Da quando il padre gli regalò la cassetta di "Outlandos d'Amour" dei Police non ha più smesso di comprare dischi. Sa essere concreto anche se, di tanto in tanto, si rifugia in un mondo ideale sospeso tra le canzoni di Neil Young e le divagazioni oniriche dei romanzi di Murakami.