“TANTE CARE COSE” – FULMINACCI [Recensione]

“Decidi se farti un bagno o guardare gli altri che se lo fanno.” Filippo Uttinacci, classe 1997, ha deciso di tuffarsi senza rimanere a guardare. “Tante Care Cose” è la sua ultima uscita, pubblicata il 12 marzo dopo il successo de “La Vita Veramente”, premiato come miglior opera prima dalla Targa Tenco nel 2019. Fulminacci non ha deluso le aspettative. I singoli “Canguro”, “Un Fatto Tuo Personale” e “Santa Marinella” (quest’ultimo al 16esimo posto nella classifica della 71esima edizione del Festival di Sanremo) hanno anticipato un progetto attento a non ripetere sound già utilizzati nel suo repertorio. Freschezza, sensibilità e visione critica della realtà: Fulminacci è tutto questo, ed è anche tutto quello che racconta nelle sue canzoni.

La prima traccia scorre elegante a cullare chi ascolta verso un nuovo romanzo musicale e, come ci suggerisce il titolo, verrebbe da dire che “Tante Care Cose” non sarebbe potuto iniziare “Meglio di Così”. La costruzione della canzone è la più adatta a rappresentare il racconto della semplicità, perché “Chi se ne frega/ Stanotte siamo tutti/ Chissà se sta finendo il mondo”. È la stessa semplicità di cui probabilmente spesso sentiamo il bisogno all’interno di un contesto di attualità difficile in cui “essere tutti” è un sogno che mai avremmo pensato ci sarebbe potuto sembrare impossibile.

Con la stessa dolcezza, Fulminacci si ispira alla storia di un amico, confermando che non serve per forza parlare di sé per emozionarsi ed emozionare. “Santa Marinella” appare commovente al primo ascolto. È forse la lentezza con cui le parole si distendono sulle prime note a spiazzare, o magari il testo così sincero eppure per niente scontato. L’innamoramento è “diventare deficiente e farsi male”, secondo Filippo, e noi ci fidiamo. Se in “Santa Marinella” tratta di un amore in cui si è immedesimato, “Le biciclette” è uno dei suoi brani più autobiografici, come lui stesso ha dichiarato in un post sui social. In una dedica a Lia Greco, tra le altre cose attrice protagonista del videoclip di “Tommaso”, Fulminacci ci lascia una musica che disarma e ammalia. Il testo è vero, puro, senza forzature accessorie che avrebbero danneggiato la magia di un pianoforte che denuda sentimenti e pensieri, mettendoli allo scoperto.

Nel resto dell’album, si respirano melodie del tutto differenti. “Tattica” è energia, carica, scorcio di quotidianità e di caos interiore. La più sorprendente e innovativa, una corsa per cercare di arrivare puntuale e non perdersi troppo dell’esistenza. Dopo l’ascolto di “Tattica”, c’è chi lo ha definito il “figlio segreto di Daniele Silvestri”. Ma non è di certo una novità che Fulminacci si ispiri al cantautorato, in particolare della scuola romana, nel suo percorso artistico. Anzi: Filippo fa parte di un nuovo cantautorato, erede di una generazione musicale importante e da non disilludere. Le orme di chi lo ha preceduto sono evidenti in “La grande bugia”, con sonorità tipicamente anni ’80, “Forte la banda” e “Giovane da un po’”. “Giovane da un po’” ha un testo forte, che colpisce per la maturità dimostrata dall’artista nel riconoscersi come estraneo eppure così profondamente legato a vicende storiche ancora vive nella memoria dell’oggi. L’autore parla del ’68 e della lotta giovanile del movimento globale con una spontaneità che meraviglia e conquista. Essere giovane è anche questo: desiderare la rivoluzione, quella che non stravolge ma migliora partendo dai buoni esempi del passato. E Fulminacci, con la sua musica, ci è riuscito proprio bene.

In mezzo al fumo dei pochi contenuti che si respira ultimamente nella discografia, Filippo Uttinacci porta, con l’avvento del suo nuovo progetto, la speranza di una bellezza ancora possibile. E allora non ci resta che augurarvi soltanto questo: “Tante Care Cose”. A voi e famiglia. E buon ascolto.

Autore dell'articolo: Chiara Trio

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Studentessa di Economia dei Beni Culturali e Dello Spettacolo, ha 19 anni ma al suo primo concerto era nel passeggino, mentre Ligabue urlava contro il cielo. "Il favoloso mondo di Amélie" è il suo film preferito, forse perché, come la protagonista, lascia la testa sulle nuvole, abbandonandosi a una realtà fatta di libri, musica, cinema, teatro e podcast.