No New – “Be Free Tomorrow” è il nuovo lavoro dei LatenzaZero

Be Free Tomorrow è il nuovo album dei LatenzaZero (Bernardo di Sabatino e Stefano Cascioli), un duo elettronico di Teramo. Il disco, uscito il 21 giugno, è estremamente curato nei dettagli ed è frutto della fusione tra la conoscenza tecnica e il suo più consapevole utilizzo creativo.

 

Quale pensate sia la forza di “Be Free Tomorrow”?

Abbiamo dedicato molto tempo alla creazione di questo album, del resto il nostro ultimo disco risale a circa 9 anni fa. Crediamo che la forza di “Be Free Tomorrow” risieda nella cura e nella ricerca dei dettagli, nelle sfumature sonore o nelle soluzioni che vogliono essere sempre evocative e mai semplicemente di intrattenimento. Pensiamo che la musica abbia una grossa componente escatologica e curativa, quella elettronica offre la possibilità di giungere all’ascoltatore anche attraverso la semplice manipolazione del mezzo sonoro e non solo tramite la tradizionale strutturazione di armonia, melodia e ritmo. Anche se questo implica un approccio più responsabile e competente, alla fine il prodotto finito acquisisce un forte potenziale di vibrazioni emotive.

 

In questo terzo disco troviamo, in alcuni brani, anche la voce di Marianna D’Amario. Com’è nata questa collaborazione?

Abbiamo conosciuto Marianna circa dieci anni fa, fummo contattati da lei poiché era interessata a dei corsi di formazione su Cubase (n.d.r. Bernardo è un docente certificato Steinberg). Così ci incontrammo nel nostro studio, lei era di ritorno dall’Inghilterra, ci disse che le piaceva molto cantare…bla bla, insomma dopo una mezz’ora era di fronte a un microfono mentre, dall’altra parte del vetro, la guardavamo cantare esterrefatti: aveva una splendida pronuncia inglese (cosa molto difficile da reperire in Italia), una sottile malinconia nella voce e un inconfondibile timbro “Bristol sound”. Nei giorni seguenti ci incontrammo più volte per registrare. Attualmente Marianna segue dei progetti personali di matrice post-rock ma il nostro feeling musicale è intatto.

 

Se doveste associare l’album ad un’immagine, quale sarebbe?

Ci piace pensare a un quadro di Giuseppe Capogrossi, i suoni come delle figure geometrizzate che si collocano nello spazio, si incastrano tra loro e generano meraviglia, a volte stridono ma è un dolore che ti fa sentire vivo senza tormentarti.

 

 

Come siete giunti alla decisione di chiamarvi LatenzaZero?

Il nome è frutto di un tecnicismo informatico: volendo semplificare, a causa di limiti nel calcolo computazionale nell’elaborazione del segnale audio, vi è una determinata latenza tra la pressione di un tasto e la riproduzione del suono nel mondo digitale. Quando ci formammo, diversi anni fa, la tecnologia soffriva molto di questo limite e la “latenza zero” veniva vista come una chimera. Attualmente vi sono interfacce audio che presentano latenze così prossime allo zero che sono praticamente impercettibili dall’orecchio umano. Ma il nome resta sempre valido: c’è sempre una latenza da abbattere!

 

Quali artisti hanno ispirato il vostro percorso musicale?

Il domandone non poteva mancare eh eh… siamo onnivori musicalmente parlando: io (Bernardo ndr) ho avuto diverse band pop/rock e ho amato molto la musica inglese degli anni ’80 (The Smiths, The Cure, Jesus and Mary Chain), poi quella degli anni ’90 (Massive Attack, Portishead). Abbiamo poi coltivato una lunghissima passione per il jazz, la bossa-nova e la world music e parallelamente quella elettronica e da club. Ci piacciono molto le cose di casa Ninja Tune (Fink, Bonobo, Cinematic Orchestra, Dorian Concept, FaltyDL) ma anche qualcosa di più americano come Benoit & Sergio, Anderson .Paak, Nicolas Jaar e No Regular Play. Il mio artista preferito (Bernardo ndr) attualmente è Arca, ha una potenza espressiva unica nel panorama elettronico moderno tanto più quanto è unita alle immagini di Jesse Kanda. L’ultimo disco, attraverso l’introduzione della sua voce, raggiunge dei livelli di lirismo meravigliosamente inconsueti per un disco di musica elettronica.

 

Ci sarà un tour di promozione del disco?

Ci stiamo pensando. La nostra musica nasce da session e improvvisazioni in studio che poi vengono canalizzate in una forma più fruibile per l’ascoltatore. Il tradurre questo concept in una attività live comporta un grosso dispendio di tempo in termini di pre-produzione live e uno sforzo di sintesi non indifferente: in studio possiamo contare sul nostro intero “parco macchine” che, dal vivo, saremmo costretti a virtualizzare o limitare fortemente. Intanto pensiamo ad un paio di remix di alcuni brani presenti in “Be Free Tomorrow” che vorremmo fare uscire a breve, nel frattempo costruiamo il live-set; se ne uscirà qualcosa di interessante sarete i primi a saperlo!

 

Intervista a cura di Cinzia Canali

 

 

Autore dell'articolo: Cinzia Canali

Cinzia Canali

Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l’Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.