No Review – All I see is War dei Sevendust, alt-metal di altissima qualità

Con il loro dodicesimo album in studio, i Sevendust tornano più in forma che mai. All I See is War  è un album di qualità sopraffina, che ricorda al mondo che la band di Atlanta è estremamente in forma e pronta a continuare a sfornare brani eccellenti. Questo album è il primo in uscita per Rise Records, e si compone di 12 tracce per una durata totale di circa 45 minuti.

Il quintetto guidato dal portentoso Lajon Witherspoon alla voce ci regala dischi ottimi dal lontano 1994, e questo ultimo lavoro non è da meno. Il disco si apre con “Dirty”, che è anche uno dei tre singoli del disco. Il brano è potente, ottimamente scritto ed interpretato. La vera forza dei Sevendust è nei ritornelli, che rimangono in testa ed emozionano. La voce di Witherspoon, rafforzata dalle backing vocal di Lowery e Rose, rende meravigliosamente e trasporta l’ascoltatore dentro il cuore della band. E’ una esperienza viscerale che continua con “God Bites His Tongue”, con un testo che racconta della perdita dello spirito, della regressione degli uomini e della perdita di speranza. Speranza che però torna e vuole esplodere, con la frase “We pray to see better days“. Anche nei momenti più bui c’è sempre speranza. Il disco continua con sonorità forse non proprio fresche e nuove, ma poco importa: “Medicated”, altro singolo, è più melodico e meno metal, ma questo non ne inficia la qualità. C’è qualcosa di drammatico ed emozionante in questa canzone, che ricorda il lavoro della band del 2010 “Cold Day Memory“. La trama intensa e tonificante di “Sickness” ricorda invece lo stesso tipo di teatralità e stile usato nell’album “Next” del 2005, in particolare nella canzone “Ugly“. La canzone vanta una composizione e un breakdown altrettanto emozionanti come il suo predecessore, segni distintivi dei Sevendust.

Continua questo viaggio con “Moments” che, secondo il parere di chi scrive, presenta uno dei migliori assoli di chitarra dell’album. Il contenuto testuale affronta il problema di poter avere un momento per riflettere sul mondo così com’è perché noi, come persone, siamo altrimenti troppo occupate a fare guerre e costruire muri. È difficile non leggere l’influenza degli eventi attuali e della politica mondiale in questo album e la natura dei suoi temi e contenuti in esecuzione. Specialmente qui in “Moments“, c’è un discorso fatto alla società riguardo decisioni difficili e per costruire piuttosto che distruggere, aiutare piuttosto che saccheggiare, e come la buona volontà congiunta delle persone possa essere più potente dell’odio. Menzione d’onore a “Not original”, una ballata emozionante e stupenda. Probabilmente la traccia migliore del disco, da riascoltare a loop.

Mentre l’album va sul finire, l’ascoltatore viene guidato in “Descent” con le sue aperture più scure e ritmi sincopati. La canzone esplode e poi si sgonfia grazie al basso di Hornsby che unisce le forze con la batteria di Rose per creare un nucleo potente che attraversa l’intera canzone. In “Life Deceives You“, ci si sente accolti con un ritmo più allegro, prima di esplodere in un coro drammatico ed esplosivo che è allo stesso tempo inquietante e agghiacciante nella sua crudezza. Chiude le danze “The Truth” :audace e pesante chiude il disco con grinta e una ferocia pungente.

Una cosa che i Sevendust hanno sempre fatto bene è saper riuscire a  trasmettere l’emozione delle loro esperienze di vita nella loro musica. Indiscusso merito è il loro riuscire a creare familiarità riguardo il sound in gran parte dei loro lavori e la forza di All I see is war è sicuramente l’equilibrio tra questo e la naturale evoluzione stilistica della band che riesce ad unire fan di vecchia data e nuovi adepti. Disco consigliatissimo.

Autore dell'articolo: Guido Penta

Guido Penta