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Erri con “Non Importa” smuove teste e coscienze [Recensione]

“Non Importa è un disco di guarigione, di riappacificazione, di lotta interiore e ferite da rimarginare. È un disco sulla distanza, quella da guadagnare per avere una percezione globale il meno sfocata possibile sulle proprie vite”.

Potrebbero bastare le parole di Erri, alter ego di Carlo Natoli (già attivo con i Gentless3), per descrivere la reale essenza del suo ultimo album Non Importa (Viceversa Records/ Audioglobe – Novembre 2019), uscito a distanza di 3 anni dal primo album “Dentro La Stessa Tempesta”.

Registrato tra la Sicilia e Londra, Non Importa è un album essenziale, pieno di tensione, onirico e a tratti psichedelico, per la cui realizzazione Erri si è avvalso dell’aiuto di numerosi amici, tra i quali i Defolk, gli Od Fulmine, Bologna Violenta, Blindur e i Silent Carnival. Le nove tracce che compongono l’album, protese ad indagare sul mondo interiore ed esteriore dell’uomo, sono cariche di un’urgenza emotiva e narrativa palpabile.

“Non Importa” è un concept album che sa di galleria d’incontri. Incontri con la letteratura, con il cinema, con personaggi disallineati ed anarchici, con situazioni quotidiane nelle quali ogni ascoltatore può riuscire ad immedesimarsi.

Così, nell’opener Antoine D’Agata va in frantumi, ci addentriamo nelle infernali inquietudini di Antoine D’Agata, fotografo francese cieco da un occhio che dedicò anni della sua vita a documentare la sua relazione con una prostituta cambogiana. In Emma Goldman ritorna al mondo nuovo tocchiamo con mano i pensieri dell’anarchica sognatrice Emma Goldman, icona dell’emancipazione femminile del secolo scorso.  Per la tanto oscura quanto lampeggiante Lessico familiare (che vede la collaborazione degli Od Fulmine) Erri si è lasciato ispirare dal celebre e omonimo libro di Natalia Ginzburg, per raccontare il rapporto familiare fratello/sorella da un punto di vista esterno, nell’intento di sospendere ogni sorta di giudizio. Per il brano Splendore eterno, invece, l’ispirazione proviene dall’onirico film “Eternal Sunshine of a Spotless Mind” di Michel Gondry. Nella title track Non c’importa, una nuda chitarra folk e la voce di Erri danno vita ad un dialogo difficile ma essenziale, su padri che se ne vanno e figli che rimangono, riuscendo ad arrivare dritto al cuore dell’ascoltatore.

Per la maggior parte dei brani che compongono l’album, il ragusano Natoli abbandona la classica struttura strofa/ritornello per lasciarsi andare a un vero e proprio flusso di coscienza, in una dimensione espressiva sofferta, intima ed evocativa. La scrittura, difatti, è viscerale, irruenta, fulminea, immediata. Caratteristica che si avverte, in particolare, nella contemplativa Stagioni Diverse, nella quale l’osservare Venezia e il suo giornaliero viavai di turisti diventa il trampolino di lancio per una riflessione sulle vite che cercano di cambiare le une le altre.

Se la mano di Natoli sembra essere guidata da una spontanea intuizione, non altrettanto può dirsi degli arrangiamenti, molto complessi e costruiti nel minimo dettaglio. Le nove tracce che compongono l’album, difatti, sono intrise di sonorità potenti, insolite e ben costruite, che fungono da perfetto scenario emotivo alla vicenda di volta in volta evocata. Così, in Ignoto spazio profondo le atmosfere musicali diafane e vibranti, create anche grazie all’aiuto degli amici Blindur, sono capaci di restituire nuova dignità e valore al disequilibrio mentale, in un’ottica di stupore e meraviglia. In Luce, i timori sul mondo terminale che stiamo lasciando in eredità alle prossime generazioni trovano il loro naturale sfogo nell’incalzante chiusura psichedelica.

I conflitti interiori di Erri, e di tutti noi, sembrano trovare pace nell’ultima traccia dell’album, l’avvolgente ballad I tuoi anni migliori, un riadattamento per archi (di  Nicola Manzan dei Bologna Violenta) di un brano contenuto nell’album precedente, dedicata al G8 di Genova, a Carlo Giuliani e a Luigi Tenco.

Non Importa è un album che parla di noi, della nostra società, di redenzione e speranza, in cui il compito di far smuovere teste e coscienze Erri lo affida all’elettricità degli strumenti, in un’ottima sinergia fra parole e musica. Un disco da ascoltare con cura.

Recensione di Adriana Stancapiano

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