No Art – Luciano ed Andrea De Simone: le due forme di “UomoDonna”

 

“Ci sono due modi di vedere la realtà: guardare le cose o immaginarle riflesse sulle facce degli altri”.

 

Dal 10 al 16 ottobre nei locali di via Pallavicino, all’ Off Topic di Torino, è stata presentata al pubblico la mostra fotografica di Luciano De Simone dal titolo: “UomoDonna”, progetto che racconta l’amore e il rapporto tra uomo e donna in maniera semplice e diretta, non attraverso la perfezione estetica degli scatti, ma attraverso attimi irripetibili, volendo anche imperfetti, che restituiscono a colui che guarda la cronaca del tempo che il fotografo ha vissuto e la naturalezza con cui le persone vivono gli spazi che le circondano, generando inconsapevolmente una bellezza che rimane intatta nel tempo.

Veniamo catapultati nella Roma degli anni ’70.

Davanti a noi due tipologie di foto, tutte in bianco e nero:

la prima quella più diretta e attinente al titolo della mostra, che vede sempre raffigurati un uomo ed una donna a stretto contatto tra loro, attraverso continui giochi di luci ed ombre, spesso senza evidenziare i volti dei personaggi, a voler sottolineare quanto sia universale il concetto d’amore.

La seconda tipologia, invece, vede personaggi (comunque uomini e donne) in momenti di vita quotidiana per le vie di Roma. Soggetti in movimento, soggetti di spalle o colti alla sprovvista, esattamente così come si presentano al fotografo, quasi come quest’ ultimo non fosse presente.

“Diciamo che il criterio, anche piuttosto semplice, può essere stato quello di mostrare uomini e donne in vissuti molto differenziati tra loro in cui la relazione tra uomo e donna si manifesta in modi semplici, universali, riconoscibili e riconducibili ad un tempo che non è mai morto fino in fondo in cui questo era chiave dell’esistenza più di oggi”. Ci dice lo stesso De Simone riguardo l’allestimento della mostra.

E’ proprio ciò che accade nello scatto d’apertura della mostra, Amanti, raffigurante una coppia intenta a baciarsi:

“Correvano gli anni ’70, l’amore nasceva ovunque. Invito un po’ di gente, tra quella che incontro tutte le mattine al bar, a prestarsi ad un cervellotico shooting fotografico con persone che non si conoscono tra loro. Uno via l’altro li riprendo tutti, da soli, in gruppo, a testa in giù, in ogni modo. Poi tocca a loro, lei apprendista parrucchiera, lui squinternato venditore di cinte in cuoio e ninnoli vari sugli scalini di Piazza di Spagna.

Ad un tratto gli faccio: ora baciatevi. Mi guardano entrambi intordonuti, ma non ci pensano su un attimo e si attaccano. Alla fine dello shooting si sono messi insieme e non si sono più staccati.

Alla fine, ovviamente, la foto più vera è diventata anche la più bella. Nata dal caso e dal tempo come tutte le cose più belle”.

Non poteva che esser questa l’immagine della copertina del disco del figlio di Luciano, Andrea ‘Laszlo’ De Simone, il quale ha visionato e scelto come elementi della mostra gli scatti del padre che più potessero legarsi ed entrare in sintonia con il mood del suo disco.

Lavoro, il suo, che è stato pubblicato da appena un anno, dal titolo, non a caso: “UomoDonna”.

Sonorità quelle dell’album che ci trascinano, fin dalla prima nota lontano nel passato, direttamente agli anni ’70.

Da molti infatti, Laszlo, è stato descritto come l’artista che ai giorni nostri più si avvicina a Lucio Battisti.

Il paragone risulta essere azzeccato quanto evidente, anche se non è tutto. Chiare sono infatti le influenze e lo stile dei Verdena, come si può sentire in “Vieni a salvarmi”, ma addirittura presenti anche i suoni dei Radiohead in un brano che sembra quasi un tributo alla loro “How To Disappear Completely”: “Sparite tutti”, titolo omonimo, tra l’altro, ad una foto della mostra, che vede raffigurata una giovane donna che ci fissa immersa in uno scenario quasi post bellico. Scatto questo che tra tutti risalta per la sua diversità, essendo infatti l’unico in cui è raffigurato un soggetto in solitudine.

Venerdì 12 ottobre allora è stato il momento di vedere all’opera Andrea, il quale ha fatto registrare il primo sold out al Cubo di Off Topic, per la prima volta utilizzato dopo l’apertura.

Laszlo sale sul palco accompagnato dalla sua band, composta da altri cinque musicisti, per regalare al pubblico torinese un concerto musicalmente tanto complesso quanto intimo.

Sono stati giorni, dunque, quelli da poco trascorsi ad Off Topic all’insegna di un solo nome, De Simone, che sanciscono un legame tra padre e figlio, in cui l’arte dell’uno viene completata, nonché ispirata, dall’arte dell’altro, nel ricordo e nella volontà di voler rivivere momenti di un tempo ormai andato, ma con la speranza di poterli riscoprire attraverso il meglio dei giorni in cui essi stessi vivono.

“Restituisco alle persone ed al loro tempo invisibile, l’epica e l’estetica che l’opprimente buio ansioso delle esistenze appiattisce fino all’invisibilità”.

 

 

Autore dell'articolo: Giuseppe Fossi