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No Review – Ezio Bosso: musica come trascrizione dell’anima

Noi siamo sempre la trascrizione di qualcos’altro, dell’alterità di un tempo passato che continua a vivere e di un tempo presente che ci dà un nome diverso ogni giorno. La musica stessa è trascrizione dell’universo dell’esistenza, secondo l’idea di Tolstoj che descrisse la musica come la stenografia dell’emozione. Così come la parola scritta, la musica è la traduzione di un linguaggio superiore destinato a rinnovarsi di continuo, perché una partitura non è mai un luogo immobile, bensì mutevole e sfuggente, anche quando il suono diventa grafia su un pentagramma. E’ sempre la trascrizione che innesca la disseminazione di infiniti significati. Su questo concetto il Maestro Ezio Bosso ha espresso parole eloquenti, affermando che: “La musica si trascrive ogni voltache viene eseguita: quando ad esempio suono al pianoforte un brano di Bach, immediatamente ciò che eseguo diventa trascrizione, pur non cambiando nemmeno una nota dello spartito”.

Ezio Bosso ha una personalità irriducibile a qualsiasi vincolo, è attraversata da una continua tensione che lo pone alla ricerca della perfezione nella fusione di elementi classici con modelli armonici sperimentali. Parallelamente alle attività concertistiche apparentemente più tradizionali, come quella elaborata presso il Teatro Verdi di Trieste, lo scorso autunno è nata su iniziativa dello stesso Bosso la StradivariFestival Chamber Orchestra, protagonista di uno straordinario concerto tenutosi nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano con la Società del Quartetto. Sulla scia di quella performance totale è nato l’album intitolato proprio “StradivariFestival Chamber Orchestra”, che raccoglie le registrazioni effettuate dall’ensemble diretto dallo stesso Bosso presso l’Auditorium Giovanni Arvedi in Cremona.

L’album, suddiviso in due cd, è il prodotto complesso e polimorfo di una sensibilità che fa convivere l’apparente classicismo di Bach e Tchaikovsky con l’avanguardia di John Cage, in una dialettica di forme diverse nata per unire e ricreare una musica nuova. E così troviamo l’Adagio di Alessandro Marcello, tratto dal concerto per oboe, archi e basso continuo, che diventa un adagio per organo di Bach, in una formula in cui l’orchestrazione di Marcello viene giustapposta alla trascrizione per organo di Bach. Da notare la profonda intensità del piano di Bosso nel Preludio in si minore BWV 855A n. 18 di Bach nella trascrizione di Alexander Siloti (considerata una delle più belle della storia), e la magnificenza dei movimenti della Serenata per archi in Do Maggiore di Tchaikovsky, interpretata in passato da direttori del calibro di Mravinskly o Delman. Nella tracklist compaiono anche tre brani dello stesso Bosso: il romanticismo di In Her Name, The Sea Rain, così carico di pathos e dramma, la cupa teatralità di Split, Postcards From Far Away (The Tea Room) il cui orizzonte diventa un palcoscenico su cui la luce danza per contendere il campo all’oscurità, e Rain, In Your Black Eyes, una corsa all’impazzata nello spazio infinito dei pensieri.

Nell’album viene riproposta la sfida del celebre 4’33’’ di John Cage, scritto nel 1952 dopo che il compositore aveva provato l’assenza di ogni suono all’interno della camera anecoica: quattro minuti e trentatré secondi di perfetto silenzio, fissato nella tensione dei musicisti fermi all’attimo prima di suonare il proprio strumento, come in una sorta di fotogramma fisico.

La musica trascende ogni confine”. Queste sono le parole pronunciate il 26 giugno scorso da Ezio Bosso in un commovente discorso tenuto dinanzi al Parlamento Europeo. I confini sono sempre e solo nella mente di chi pensa ad erigere steccati e la musica catturata nelle tracce di “StradivariFestival Chamber Orchestra” ne rappresenta la definitiva conferma.

Giuseppe Rapisarda

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Avvocato, appassionato di musica. Da quando il padre gli regalò la cassetta di "Outlandos d'Amour" dei Police non ha più smesso di comprare dischi. Sa essere concreto anche se, di tanto in tanto, si rifugia in un mondo ideale sospeso tra le canzoni di Neil Young e le divagazioni oniriche dei romanzi di Murakami.

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