No Review – Paninaro 2.0: la sociologia attraverso Il Pagante

Il loro nuovo album, “Paninaro 2.0” è la diretta evoluzione di “Entro in pass”, album precedente che raccoglie i singoli dal 2010 al 2016.

Sono tre, sono milanesi, il loro progetto è nato per gioco nel 2010 ma ci hanno preso gusto. Sono Federica Napoli, Roberta Branchini e Eddy Veerus, Il Pagante. Il titolo dell’album si rifà alla sottocultura tipica milanese degli anni ’80, fatta di vestiti griffati e consumismo, che eleggeva il fast food Burghi di San Babila come iconico punto di ritrovo. Ascoltando l’album, ci si accorge di quanto questo titolo sia adatto. È un lavoro che trasuda Milano, situazioni vissute una volta nella vita da chiunque, identifica stereotipi, ci ride su e per farlo si rivolge in alcuni brani a collaborazioni del calibro di Emis Killa, Samuel Heron, Shade, Madman, M¥SS KETA e i Gemelli Diversi. “Il mezzo” è il brano che apre l’album, una collaborazione con il rapper Emis Killa che vuole riflettere a posteriori sulla tenera età in cui si era smacchinati. Il brano successivo è “Dress Code”, con Samuel Heron, singolo che ha preceduto l’album a inizio anno, nulla di più adatto, dato che siamo in clima di settimana della moda, e su questa ironizza. Coinvolge particolarmente il flow di Heron. La terza traccia è “Settimana Bianca”, che apre con un synth degno dei Pet Shop Boys e ci porta dritti a Courmayeur. Segue “Food Porn” con Shade, una denuncia pop alle abitudini gourmet di una nuova “Milano da bere” molto legata ad Instagram. L’album arriva alla sua vetta con “ADORO” (rigorosamente in caps lock) in collaborazione con la regina di Porta Venezia, M¥SS KETA. Ci ritroviamo catapultati in una situazione di post-serata, fatta di Uber, messaggi vocali, panineria e paninari del nuovo millennio. Descrivibile con una sorta di diretto nomen omen: ADORO. Spero che questa collaborazione apra a un sodalizio futuro. Il brano che segue è il sequel di DAM, già contenuto nel primo album, questa volta rinominato “DAM 2 (il ritorno)” in collaborazione con il rapper di Grottaglie Madman. Il brano si rifà allo stereotipo per cui Amsterdam è una la tipica meta giovanile, ma non certamente per i musei. La traccia 7, “Too much”, parla di eccessi, ironizza su una lunga serie di cliché in cui molti segretamente si ritrovano, parla anche agli webeti con un ritornello pungente: “Ma perché parli sempre di Trump? / Ti prego, torna a fare la webstar / sotto le foto citazioni di Kant / Non so, ma penso che sia un po’ too much”. Uno dei brani più irriverenti è “Radical Chic”, sarcasmo totale e romantico su un termine di cui il web spesso abusa. “Per te toglierei le Air Max / E mi metterei le Clarks / Studierei gli scritti di Karl Marx / Dentro ad uno Starbucks”. La penultima traccia è stata una delle più ascoltate di quest’estate ed è “Il terrone va di moda”, che ci fa volare al Sud per un confronto diretto sulle abitudini delle varie zone d’Italia. Paninaro 2.0 si chiude con un featuring di tutto rispetto con i riesumati Gemelli Diversi, emblema dell’infanzia di molti dei lettori. Un brano che parla di incompatibilità abitudinarie tra milanesi e gente dell’hinterland: tra stereotipi e realtà. L’uscita dell’album è stata coronata dal live per Adidas e Aw Lab in Piazza 24 maggio a Milano, dove il trio ha dato prova delle proprie doti canore sopra ogni aspettativa. Per qualcuno potrebbe passare in sordina, ma il modo in cui Il Pagante fa critica sociale non ha niente da invidiare ad altri artisti, ad ognuno il proprio background e i propri argomenti (Hi Ghali!). Rispetto all’album precedente c’è una presa di coscienza tematica non indifferente, è tutto progressivamente preso meno come un gioco, i suoni sono meno embrionali rispetto al passato e le voci valorizzate, grazie anche alle produzioni di Big Fish, Merk&Kremont e Don Joe. Nessuno in Italia unisce pop, edm, dance e testi pungenti come Il Pagante, che sarà impegnato in questi mesi con la preparazione di un concerto significativo: il trio milanese vi aspetta infatti al Fabrique di Milano, il 6 dicembre, per fare festa insieme. Un album che ADORO.

Nicola Lombardo

Autore dell'articolo: Nicola Lombardo

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