No Review – pronti per l'”Apocalips” degli Ottone Pesante?

Gli Ottone Pesante sono un trio sperimentale composto da Francesco Bucci al trombone, Paolo Raineri alla tromba e Beppe Mondini dietro le pelli, già apprezzati nel precedente “Brassphemy Set In Stone” nel quale hanno dato sfoggio di un inimitabile, riuscito e devastante connubio tra jazz avanguardistico e l’heavy metal più feroce. A due anni di distanza, i nostri puntano in grande e rincarano la dose con “Apocalips”, nel quale il diabolico trio prende a suon di sonorità killer il posto delle classiche sette trombe dell’Apocalisse biblica.

Ben calati nel ruolo di angeli della morte e mai presi da sperimentazioni fini a se stesse, Francesco, Paolo e Beppe uniscono sonorità raffinate ed avanguardistiche memori di Don Cherry, alla pesantezza cupa del black metal più tecnicamente ardito – gli Arcturus del genio batteristico Jan Axel Blomberg a.k.a. Hellhammer – aggiungendo quel pizzico di furia cieca di matrice grindcore vista nei Napalm Death del primo periodo o, se vogliamo restare su lidi altrettanto sperimentali, nei folli Fantomas di Mike Patton, rallentando il passo fino a marce doom di sabbathiana memoria nei momenti più “calmi”, nei quali in realtà l’ascoltatore dopo aver subito il fuoco dell’apocalisse si ritrova tutto solo in uno scenario di desolazione comunque pervaso da un senso di pericolo imminente, come a dirci che – forse – non è ancora finita.

Al di là di tutti gli infiniti rimandi e citazioni stilistiche rinvenibili in “Apocalips”, quello che ci preme ribadire e sottolineare in maniera evidente è il fatto che questo trio riesce a proporci un concept album di jazz-metal senza far uso alcuno delle chitarre: grazie ad un’ottima vena compositiva e doti tecniche di primo livello, gli Ottone Pesante riescono a far propria la lezione dei grandi maestri del jazz e del metal sperimentale, confermandosi come una creatura originale e fuori dagli schemi che porta indubbio lustro alla scena sperimentale italiana e non solo.

“Apocalips” è un esempio unico di brutalità sonora mai grezza, perfetta sonorizzazione di un’Apocalisse cruenta e senza scampo che certamente proponiamo come “facile ascolto per tutti” – l’unico brandello di “umanità” sono le urla black metal del cantante dei Cattle Decapitation Travis Ryan, ospite in “The Fifth Trumpet” – ma che gli amanti delle sonorità più estreme e sperimentali non mancheranno di apprezzare per lo stile assolutamente unico.

 

Tracklist:

  1. Shining Bronze Purified In The Crucible
  2. Lamb With Seven Horns And Seven Eyes
  3. Bleeding Moon
  4. Angels Of The Earth
  5. The Fifth Trumpet (Ft. Travis Ryan)
  6. Locusts’ Army
  7. Seven Scourges
  8. Twelve Layers Of Stones
  9. Doom Mood

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola